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Percorso testuale   Home Page > Percorso testuale > Scarsi frammenti di un’esistenza > Un’eco della vita politica

Le Epistole

fotografia Un’eco della vita politica

Legata a un episodio della vita politica fiorentina è la Consolatoria a Pino de’Rossi, del 1361-62. Si tratta di una delle poche missive in volgare, oltre alla già ricordata Epistola napoletana e a un bigliettino d’affari rivolto a Leonardo Del Chiaro. Pino, coinvolto nella repressione della congiura del 1360 e condannato all’esilio, diventa l’ideale alter ego dell’autore, sollevato pure dagli incarichi pubblici per sospetta connivenza con i congiurati. La scelta da parte di Boccaccio di un volontario isolamento a Certaldo si configura come la preferenza accordata a un otium benefico e ristoratore, che, al quadretto realistico del borgo toscano, associa la rievocazione di modelli della letteratura classica:

Sono tornato a Certaldo e qui ho cominciato, con troppa meno difficultà che io estimavo di potere, a confortare la mia vita; e cominciami già i grossi panni a piacere e le contadine vivande; e il non vedere l’ambizioni e le spiacevolezze e’ fastidi de’ nostri cittadini m’è di tanta consolazione nell’animo che, se io potessi stare senza udirne alcuna volta, credo che ’l mio riposo crescerebbe assai (Consolatoria: 171)

Prende le mosse da eventi storico-biografici anche la lettera indirizzata a Francesco Nelli. Composta nel 1363, ci è pervenuta attraverso un volgarizzamento. Boccaccio descrive con toni realistici e disillusi l’increscioso viaggio a Napoli del 1362. Deluso dalle profferte di Niccolò Acciaiuoli, l’autore si vendica facendo del siniscalco il bersaglio sarcastico di una prorompente invettiva. Il controverso rapporto amicale che lega Giovanni ai più eminenti personaggi dell’ambiente partenopeo si conferma nelle tre missive indirizzate a Zanobi da Strada (Ep. VI, VIII e IX[1]). Il compagno di scuola degli anni giovanili è invidiato per il conseguimento della laurea poetica e per la carica di segretario regio, ricoperta al fianco di Niccolò Acciaiuoli. Sono entrambi traguardi agognati da Boccaccio, al quale il plauso dei contemporanei riserva però riconoscimenti minori.

[1] Epistole e lettere, a c. di G. Auzzas, in Tutte le opere di Giovanni Boccaccio, a c. di V. Branca, Milano 1992, 5.1, pp. 544-549; 558-573.

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