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Una striscia di sabbia, non più di qualche duna attorniata dalle paludi, una terra infestata dalla malaria, ma aperta sul mare, battuta dal sole e dal vento, simile a un’isola; ciuffi d’erba, lecci, oleandri, pinete, la salmastra vegetazione del litorale tirrenico tra il Serchio e la Magra; in questa spiaggia si raccoglie da parti diverse, cresce spavaldamente fiero e infantile, anarchico e amante della dissipazione, la mente che ignora il domani, la vita un’allegra invenzione, una festa perpetua, un popolo diverso da tutti gli altri. Presto avvezzo alle tribolazioni della marineria, uso ai commerci con lontani paesi, eternamente combattuto tra gli opposti fascini della bellezza e della virtù. Ma Viareggio più bella dell’Oriente non ha mai avuto un poeta, le gesta della sua gente non furono tramandate, oggi appena si mormora il nome dei suoi cittadini migliori. “Tocca, tocca, tocca e fuggi...”, col piglio appena fiabesco di chi ha fatto in tempo a dividere un glorioso istante di storia, non importa se piccola o grande, e ora sopravvive e commemora trasformando le cose udite e i ricordi in leggende, Mario Tobino accorda in questo libro le note più strazianti della sua cetra di solitario, unico rapsodo del proprio paese. Segreti lungamente custoditi e amati accendono un’ispirazione imperiosa e veemente, di slancio classico, così incantata dal proprio oggetto da tradurre d’istinto, con nativa felicità tecnica, la commemorazione in epopea, la storia di un villaggio in romanzo. Cesare Garboli, Prefazione a Sulla spiaggia e di là dal molo |