UMBERTO SABA. LA POESIA DI UNA VITA - Saba e gli animali

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 UMBERTO SABA. LA POESIA DI UNA VITA

Saba e gli animali

Testo autografo della poesia

Testo autografo della
poesia Nel chiasso
(La serena disperazione,
1913-1915)


La figlia Linuccia con i suoi animali

La figlia Linuccia con i suoi
animali

    

Il mondo dei «sereni animali»

La gallina Piticon-Piticonda, di cui da giovane celebrò il funerale, il cane «musicale» Occo-Occo, che accompagnava Wagner con i suoi latrati, e Ilo di cui raccontava che era morto di colpo alla notizia dell’occupazione tedesca di Parigi. Per non parlare di merli e canarini che hanno uno spazio a parte nell’attenzione affettiva di Saba. Per il poeta gli animali sono il nucleo di verità della vita che si manifesta con immediatezza e semplicità. In un quadro del mondo in cui l’innocenza della natura si oppone all’artificio della cultura Saba ne avverte e ne registra l’ignara sofferenza nella distanza che li separa dalla crudeltà degli uomini.


LA GATTA
LA TUA GATTINA È DIVENTATA MAGRA.
ALTRO MALE NON È IL SUO CHE D’AMORE:
MALE CHE ALLE TUE CURE LA CONSACRA.

NON PROVI UN’ACCORATA TENEREZZA?
NON LA SENTI VIBRARE COME UN CUORE
SOTTO ALLA TUA CAREZZA?
AI MIEI OCCHI È PERFETTA
COME TE QUESTA TUA SELVAGGIA GATTA,
MA COME TE RAGAZZA
E INNAMORATA, CHE SEMPRE CERCAVI,
CHE SENZA PACE QUA E LÀ T’AGGIRAVI,
CHE TUTTI DICEVANO: <<È PAZZA>>.

È COME TE RAGAZZA.
Trieste e una donna (1910-1912)

IL MAIALE
LA BRODA, FIOR DI SUDICIUME È PURA
SOLO QUANTO IL SUO ISTINTO N’È AFFAMATO;
STRILLA COME IL BAMBINO SCULACCIATO,
SE ALLONTANI DA LUI LA SUA LORDURA.

CERTO PER LUI GRANDE VENTURA È QUELLO
CHE PER ME, PER UN MIO PENSIERO, È STRAZIO:
CHE NON SI CHIEDA PERCHÉ LO VUOL BELLO
DI PINGUEDINE, E IL PIÙ PASCIUTO E SAZIO,
LA MASSAIA CHE SCACCIA IL POVERELLO;
CH’EGLI, COME OGNI VITA, IGNORI A COSA
POI GIOVERÀ QUANDO SARÀ PERFETTO.
MA IO, SE RIGUARDANDO IN LUI MI METTO,
IO SENTO NELLE SUE CARNI IL COLTELLO,
SENTO QUELL’URLO, QUELLA SPAVENTOSA
QUERELA, QUANDO AL GRUPPO UN CANE ABBAIA,
E LA MASSAIA RIDE DALLA SOGLIA.

SOLO IN ME METTE UN’IMPETUOSA VOGLIA
DI PIANGERE QUEL SUO BEATO ASPETTO.
Trieste e una donna (1910-1912)

    
Poesia dattiloscritta sugli uccelli

Poesia dattiloscritta sugli uccelli
(Quasi un racconto, 1951)


Disegno a stampa di un pettirosso con un commento del poeta

Disegno a stampa di un pettirosso con un
commento del poeta


Lettera autografa ad Alberto Mondadori

Lettera autografa ad
Alberto Mondadori in cui
il poeta racconta il suo sconforto per la fuga di un canarino

Gli uccelli

Saba ha amato in modo del tutto particolare i pennuti: galline, civette, passeri, merli, canarini – si sa che ebbe anche un’aquila. Nella raccolta della vecchiaia intitolata Quasi un racconto (1947-51) osserva e descrive con affettuoso trasporto la vita dei suoi canarini nel corso di un’estate.

QUEST’ANNO
QUEST’ANNO LA PARTENZA DELLE RONDINI
MI STRINGERÀ, PER UN PENSIERO, IL CUORE.

POI STORNELLI FARANNO ALTO CLAMORE
SUGLI ALBERI AL RITROVO DEL VIALE
XX SETTEMBRE. POI AL LUNGO MALE
DELL’INVERNO COMPAGNI AVRÒ QUI SOLO
QUEL PENSIERO, E SUI TETTI IL BRUNO PASSERO.

ALLA MIA SOLITUDINE LE RONDINI
MANCHERANNO, E AI MIEI DÌ TARDI L’AMORE.
Uccelli (1948)

PETTIROSSO
TRATTENERTI, VOLESSI ANCHE, NON POSSO.

VEDI, AMICO DEL MERLO, IL PETTIROSSO.
QUANTO HA IL SIMILE IN ODIO EGLI DI QUELLA
VICINANZA PAR LIETO. E TU LI PENSI
COMPAGNI INSEPARABILI, CHE AGLI ORLI
DI UN BOSCHETTO SORPRESO LI SORPRENDI.
MA UN IMPETO GIOIOSO AL NERO AMICO,
CHE VIVE PREDE HA NEL BECCO, L’INVOLA.
PIEGA UN RAMO LONTANO, CUI NON NUOCE,
SE UN PO’ NE OSCILLA, L’INCARCO; LA BELLA
STAGIONE, IL CIELO TUTTO SUO L’INEBBRIANO,
E LA MOGLIE NEL NIDO. COME UN TEMPO
IL DOLCE FIGLIO CHE DI ME NUTRIVO,
SI SENTE INGORDO LIBERO FEROCE;

E LÀ SI SGOLA.
Uccelli (1948)

AL LETTORE
SE LEGGI QUESTI VERSI E SE IN PROFONDO
SENTI CHE BELLI NON SONO, SON VERI,
CI TROVI UN CANARINO E TUTTO IL MONDO.
Quasi un racconto (1951)

Saba e gli animali Saba e gli animali