Leo Longanesi: la Fabbrica del Dissenso - La catastrofe

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 Leo Longanesi: la Fabbrica del Dissenso

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Perdere una guerra è una cosa disastrosa, ma non è un fatto irrimediabile. Sotto certi aspetti, è bene anche perderne qualcuna di guerre, ma è un errore lamentarsene e dimenticarsene. Il vero guaio è che non abbiamo perduto abbastanza: ci sentiamo quasi vincitori.


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Mai come in questi mesi, gli Italiani delle province meridionali si sono trovati a proprio agio, mai si sono divertiti ed affannati tanto. Il re, Badoglio, gli inglesi, i negri, gli americani, i francesi, i polacchi, i marocchini, gli indiani... le Camel: che cosa desiderare di più? Tutti si agitano, si affannano, si intrufolano, in mille modi nei luoghi più impensati. Chi studia l’inglese, chi spinge la moglie nelle anticamere dei comandi, chi passa da un partito all’altro nell’incerto pensiero di non saper chi trionfi; chi raccoglie testimonianze false sulla propria onestà politica per accusare l’antico compagno. Tutti i partiti si rubano di tasca i programmi, e tutti vogliono fondare nuovi partiti.

(Napoli, 27 novembre 1943)

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