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Percorso testuale   Home Page > Percorso testuale > Poesie > Forse perché della fatal quïete

Forse perché della fatal quïete

fotografia Il sonetto Forse perché della fatal quïete al quale solo in seguito, probabilmente dopo la morte di Foscolo, fu attribuito il titolo Alla sera, viene pubblicato per la prima volta nell'edizione di Poesie edita nell'aprile del 1803 a Milano presso l'editore De Stefanis. La poesia fu scritta quindi tra la fine del 1802 e i primi mesi del 1803, mentre Foscolo viveva ritirato a Milano, dedicandosi soprattutto alla traduzione in prosa di Lucrezio. Una copia apografa del sonetto, precedente alla redazione definitiva, è stata infatti trovata in un volume del De rerum natura annotato da Foscolo in questi stessi mesi.

Nell'edizione milanese il sonetto inaugura la serie di dodici sonetti, uno per ogni mese dell'anno, dei quali costituisce anche un'introduzione programmatica, suggerendo una concezione della poesia intesa come evasione dagli affanni della vita, dal «reo tempo», contro il quale si agita invano lo «spirito guerrier» del poeta.

Foscolo prendeva le distanze dalla letteratura impegnata degli anni giovanili, legata alla militanza politica tra i giacobini italiani, che veniva infatti esplicitamente rifiutata nella dedica all'amico Giovan Battista Niccolini, premessa all'edizione di Poesie.

Sul «reo tempo» presente scendono le tenebre rassicuranti della sera e della morte, nelle quali si acquietano le passioni del poeta, deluso dagli esiti della situazione politica; l'influsso del pensiero filosofico materialista, sollecitato dai coevi studi lucreziani, sposta però la riflessione da un piano soggettivo e contingente a una dimensione cosmica, universale, evocata dalla cruda immagine del «nulla eterno». All'oblio offerto dalla morte, presente anche nell'Ortis, di poco precedente il sonetto, si accompagna però, in questo e in altri componimenti contemporanei o più tardi, la consapevolezza, teorizzata negli scritti di questi anni, del potere salvifico e nobilitante della poesia che si oppone all'amara disgregazione del presente.

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