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Giovenale

fotografia La presenza di Giovenale nelle Satire di Ariosto ha alle spalle un preciso interesse padano per il poeta satirico latino che culmina nel volgarizzamento in terza rima di Antonio Vinciguerra [1505]. Gli studiosi hanno notato una forte influenza di Giovenale nelle prime due satire dell’Ariosto, pure in coabitazione con il modello di Orazio, soprattutto per alcuni motivi riguardanti la condizione dei servitori. In misura minore Giovenale è presente anche nella V satira, seppure attraverso la mediazione di Boccaccio. Ariosto prende da Giovenale un’inclinazione cupa e risentita che si inserisce nelle pieghe più riposte dell’argomentazione satirica. Ad esempio quanto scrive Ludovico in Satire I, 79-81: ‘Io mi riduco al pane; e quindi freme / la colera; cagion che alli dui motti / gli amici et io siamo a contesa insieme’ rinvia esplicitamente al motivo polemico contenuto in Giovenale, V 159-160: ‘effundere bilem / cogaris’ e 169: ‘stricto pane tacetis’. L’invocazione contenuta in Satire I 115-117 rivolta ad Andrea Marone, poeta di corte e familiare di Ippolito d’Este che aspirava ad accompagnare il cardinale in Ungheria, scartato a favore di Celio Calcagnini, riecheggia simili versi di Giovenale. ‘Fa a mio senno, Maron: tuoi versi getta / con la lira in un cesso, e una parte impara, / se beneficii vuoi, che sia più accetta’ (Satire I 115-117). ‘Siqua aliunde putas rerum expectanda tuarum / praesidia atque ideo croceae membrana tabellae / impletur, lignorum aliquid posce ocius et, quae / componis, dona Veneris, Telesine, marito / aut clude et positos tinea pertunde libellos’ (Giovenale, VII 22-26). Direttamente riferito alle competenze dei servitori è poi il calco contenuto in Satire I, 143: ‘smembrar su la forcina in aria starne’ derivante da Giovenale V 120 sgg: ‘Structorem…/…spectes et chironomunta volanti / cultello, donec peragat dictata magistri / omnia’. Il poeta satirico latino viene utilizzato anche come fonte di secondo grado del Furioso, ad esempio in XXXIX 32, 3-5: ‘restò pallido in faccia, come quello / che ‘l piede incauto d’improvviso ha messo / sopra il serpente velenoso e fello’ rinvia a Giovenale, I, 1, 43: ‘Palleat, ut nudis pressit qui calcibus anguem’.

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