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Boccaccio illustratore e copista di se stesso

fotografia Decameron

L’autografo decameroniano, cod. Hamilton 90

Il codice Hamilton 90, consultabile presso la Staatsbibliothek di Berlino, è un esemplare membranaceo, databile al 1370. Molto famoso e studiato, fu per primo il Chiari nel 1948[1] a riconoscerne l’autografia, sancita però definitivamente solo nel 1962 dall’expertise di Branca e Ricci[2].

La presenza di numerosi errori di copiatura, che caratterizzano senza eccezioni tutto il testo, aveva infatti generato una spontanea riluttanza negli studiosi a concedere al Boccaccio la paternità del manoscritto. In realtà proprio questi ripetuti lapsus calami, insieme ad alcune caratteristiche materiali del codice, quali ad esempio la qualità non ottima e la preparazione non raffinata della pergamena, concorrono nell’identificare nella copia hamiltoniana un “esemplare di lavoro”, probabilmente mai licenziato dallo scrittorio dell’autore.

Testimonianza databile per le caratteristiche della calligrafia agli anni finali della vita del Boccaccio, l’Hamilton 90 attesta una redazione che può definirsi “ultima” solo in ordine di tempo. La presenza di numerose varianti alternative o sostitutive, situate nell’interlinea e a margine del testo, denuncia infatti il continuo ritorno dell’autore sulla narrazione e conferisce al manoscritto l’indubbio carattere di un work in progress.

Tappe precedenti nella storia della composizione del testo sarebbero rappresentate dalle copia parigina (It. 482) e laurenziana (Pl. XLII.1) del Centonovelle, secondo la ricostruzione proposta da Branca[3]. Per la sua autografia, la lezione del manoscritto hamiltoniano è scrupolosamente seguita nella vulgata critica del 1976[4], nella quale gli interventi editoriali sono programmaticamente limitati alla correzione degli errori più palesi e all’integrazione delle lacune del berlinese. A seguito della caduta di alcuni fascicoli, non sono più leggibili nel codice autografo l'intestazione dell'opera, i sommari delle novelle, gran parte della VII giornata (1,16-9,32), la fine della IX giornata e quasi tutta la X (IX 10,12-X 8,50).

[1]A. Chiari, Un autografo del Decameron ?, “La Fiera letteraria”, 11 luglio 1948, 3 (1948), p. 27.

[2]V. Branca-P.G. Ricci, Un autografo del Decameron. (Codice Hamiltoniano 90), Padova, C.E.D.A.M., 1962, (Opuscoli accademici; 8).

[3]V. Branca, Tradizione delle opere di Giovanni Boccaccio. II, Roma 1991, p. 303.

[4]Giovanni Boccaccio, Decameron. Edizione critica secondo l’autografo hamiltoniano, a c. di V. Branca, Firenze 1976.

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