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Boccaccio illustratore e copista di se stesso

fotografia Decameron

I disegni del ms. Parigino

Il codice Parigino italiano 482, conservato alla Bibliothèque Nationale di Parigi, è un in folio membranaceo della seconda metà del sec. XIV. La rilevanza del manoscritto nella tradizione testuale del Decameron fu sottolineata già da Barbi e dalla Sampoli-Simonelli[1]. Il riconoscimento di una redazione giovanile dell’opera nella versione attestataci dal codice si ha con Rossi[2], che riconduce il manoscritto a quella che viene da lui definita come “prima stesura” del centonovelle boccacciano. La tesi è stata ugualmente proposta, con maggiori argomentazioni e con persuasive dimostrazioni, da Branca[3], che la ha recentemente suffragata con il confronto e la discussione delle varianti di questo codice rispetto all’autografo.

Si conferma così quella ricostruzione testuale che vede susseguirsi, in un lasso di tempo compreso tra gli anni ’50 e la morte del Boccaccio, ben tre diverse versioni del Decameron, cronologicamente successive. Di questa continuata elaborazione della raccolta di novelle il Parigino trasmetterebbe una redazione giovanile. La copia risulterebbe inoltre particolarmente autorevole se, come sostengono Branca e la Ciardi Dupré[4], fu veramente la mano del Boccaccio quella che realizzò i 17 disegni a penna ed ombreggiati che abbelliscono pregevolmente le carte del codice. Il manoscritto sarebbe dunque parzialmente autografo, per il corredo ornamentale, e non si potrebbe escludere una “sorveglianza” dell’autore sul testo vergato da Giovanni d’Agnolo Capponi. Boccaccio, scegliendo di illustrare questa copia, la avrebbe in un certo qual modo legittimata, riconoscendo l'attendibilità del testo da essa tràdito.

[1]M. Barbi, La nuova filologia e l'edizione dei nostri scrittori da Dante al Manzoni, Firenze 1938, pp. 35-85; M. Sampoli Simonelli, Il Decameron. Problemi e discussioni di critica testuale, “Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa”, XVIII (1949), s. II, pp. 129-172.

[2]A. Rossi, Le fasi dell’elaborazione del Decameron. La diffusione in Italia e in Europa, in Giovanni Boccaccio, Il Decameron. Edizione critica a c. di A. Rossi, Bologna 1977, pp. 583-637, in part. pp. 583-600.

[3]V. Branca, Rapporti fra l’autografo e le testimonianze affini, in Giovanni Boccaccio, Decameron. Edizione critica secondo l’autografo hamiltoniano, a c. di V. Branca, Firenze 1976, pp. LIV-XCIII; Id., Tradizione delle opere di Giovanni Boccaccio. II, Roma 1991, pp. 263-303; 331-373; V. Branca-M. Vitale, Il capolavoro del Boccaccio e due diverse redazioni, Venezia 2002.

[4]M.G. Ciardi Dupré Dal Poggetto-V. Branca, Boccaccio “visualizzato” dal Boccaccio, “Studi sul Boccaccio”, 22 (1994), pp. 197-234.

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