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Percorso tematico   Home Page > Percorso tematico > Urbino > La corte di Guidubaldo

La corte di Guidubaldo

fotografiaIl libro del Cortegiano si presenta al lettore, fin dalle prime battute della dedica a Miguel da Silva, come un “ritratto di pittura della corte” di Guidubaldo di Montefeltro, duca di Urbino (B. Castiglione, Il Cortigiano, a cura di A. Quondam, Milano 2002, I, 5). Nel suo insieme l’opera, alla cui elaborazione Castiglione attende per quasi due decenni, rievoca gli splendori di quella età, conclusasi drammaticamente, nel 1508, con la prematura morte del principe, e tutti i personaggi del dialogo corrispondono ai numerosi gentiluomini, artisti, letterati che, all’inizio del Cinquecento, con la loro effettiva presenza a Urbino decretano l’eccellenza della corte feltresca.

Tuttavia, come viene segnalato in apertura dell’opera, Guidubaldo non partecipa alle conversazioni, che si immagina risalenti al marzo del 1507, poiché “continuamente, per l’infermità, dopo cena assai per tempo se ne andava a dormire” (B. Castiglione, Il Cortigiano, a cura di A. Quondam, Milano 2002, I, 16). Ai dialoghi, che mirano a definire il profilo del perfetto cortigiano, intervengono gli uomini della sua corte ma non il duca in persona, che, a causa dell’infermità, è costretto a letto. Si attiva così nell’opera una riflessione che Castiglione svolge anche nell’epistola a Enrico VII: Guidubaldo, al cospetto dell’imponente figura del genitore, da cui eredita lo stato, è il prototipo del principe sfortunato e malato, che incarna tragicamente il contrasto tra le sue virtù naturali, e le aspettative ad esse congiunte, e la fortuna, nei suoi confronti “invidiosa” e “perversa”.

Alla personalità esuberante e vitale del padre Federico subentra, come viene registrato nel Cortegiano, quella tenacemente riflessiva, e velata di malinconia, del figlio Guidubaldo, il quale, impedito a primeggiare nel mestiere della guerra, si impone nelle arti del ragionamento e del giudizio delle qualità altrui. Il dittico, collocato all’inizio del Libro di Castiglione, esaurisce lo spettro delle doti d’ogni grande sovrano: accanto a Federico, il duca glorioso, votato sempre al successo in ogni impresa, si accampa il figlio Guidubaldo, che, anziché abbattersi sotto i colpi dell’aspro destino, ricava da essi lo stimolo per esercitare la propria saggezza e, con questa, plasmare la propria corte.

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