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Bologna

La frequenza e la precisione con cui nelle sue opere si allude a Bologna rendono certa, anche se non puntualmente definibile nel tempo, la presenza di Dante nella vivace capitale emiliana. Un primo soggiorno, collocabile tra il 1286 e il 1287, consentì al giovane poeta non solo di recepire suggestioni provenienti dallo stimolante ambiente dello Studium bolognese, ma soprattutto lo mise in contatto con le novità poetiche promosse da Guinizzelli. Una testimonianza di questa presenza è la trascrizione in fonetica emiliana del sonetto No me poriano zamai far emenda, vergato nel 1287 dal notaio Enrichetto delle Querce in uno dei memoriali bolognesi: si tratta della prima attestazione assoluta di un sonetto di Dante, che, secondo De Robertis, l’autore dettò volutamente in volgare bolognese. Un secondo viaggio a Bologna si potrebbe collocare, invece, dopo l’esilio, intorno al 1305, negli anni in cui il poeta è impegnato nella stesura del De vulgari eloquentia e del Convivio, per le cui riflessioni linguistiche ed etico-politiche preziose dovettero essere le discussioni di maestri e allievi dell’università felsinea. Ed è proprio nel trattato latino che, riconosciuta l’eccellenza del bolognese sugli altri dialetti municipali, se ne segnala la variazione nello spazio addirittura tra i diversi borghi della città (De vulg. El., I 10 9). Riferimenti a personaggi e situazioni ambientali bolognesi sono poi numerosi soprattutto nell’Inferno, mentre nelle Egloghe Dante respinge l’invito di Giovanni del Virgilio a trasferirsi a Bologna.

Precoce e ampia la fortuna di cui le opere dantesche godettero nella città emiliana, testimoniata dalle trascrizioni, in calce ad atti notarili, di versi tratti dalle Rime o dalla Commedia; da alcuni codici, rilevanti nella tradizione del poema, come il cosiddetto Riccardiano-Braidense e l’Urbinate Lat. 366, su cui si fonda la più recente edizione della Commedia; e infine da un qualificato manipolo di commentatori, tra cui, per citare solo i maggiori del XIV secolo, Graziolo Bambaglioli, Jacomo della Lana e Benvenuto da Imola.

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