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Il padre Bernardo

fotografia Nato nel 1493 a Venezia, e proveniente da una famiglia bergamasca nobile ma dalle scarse sostanze, dopo gli studi a Padova e un periodo presso i Rangone a Modena, Bernardo Tasso approdò prima alla corte di Renata di Francia, poi al servizio di Ferrante Sanseverino, principe di Salerno, figura importante nel viceregno spagnolo. Caduto in disgrazia per essere rimasto fedele al Sanseverino nello scontro tra questi e il viceré Don Pietro di Toledo, Bernardo si trovò proiettato nell’impegno di conquistarsi una posizione entro le corti italiane dalle condizioni economiche precarie, le stesse in cui Torquato sarebbe cresciuto. Dopo un soggiorno a Roma e un passaggio a Ravenna, trovò sede presso la corte dei Della Rovere e qui venne raggiunto dal figlio nel 1557. Tra Urbino e Pesaro Bernardo portò a termine l’Amadigi, dopo una lunga correzione che, nell’incrocio tra istanza epica e materia cavalleresca, sarebbe rimasta impressa a Torquato (ne avrebbe fornito un racconto entro l’Apologia in difesa delLa Gerusalemme liberata). Dopo un periodo trascorso a Venezia, legato alla breve attività dell’Accademia della Fama (periodo in cui si collocano le stampe delle sue opere più significative: appunto l’Amadigi e le Rime nel 1560, un Ragionamento della poesia nel 1562), nei primi anni ’60 Bernardo si avvicinò agli Este, ed in particolare al cardinale Luigi, introducendovi anche Torquato; passò poi al servizio dei Gonzaga. A Mantova venne più volte visitato dal figlio e trascorse, privo di agi e ormai invecchiato, i suoi ultimi anni, fino alla morte, avvenuta a Ostilia nel settembre del 1569. Il Tasso ne stilò un racconto commosso in una missiva (T. Tasso, Le lettere, a cura di C. Guasti, 5 voll., Firenze, Le Monnier, 1852-55, vol. I, 21) e negli anni conservò un ricordo affettuoso del padre, schierandosi a difesa dell’Amadigi nella polemica con la Crusca e soprattutto portando a termine l’incompiuto Floridante, approdato a stampa nel 1587.

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