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Home »  Collezioni  »  manoscritti di Pier Antonio Micheli (Firenze, 1679-1737)

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EVENTI E NOVITA'

Tue Jan 16 10:54:00 CET 2018

Un anno per scoprire il nostro patrimonio culturale, in tutte le sue manifestazioni materiali, immateriali e digitali, quale espressione della diversità culturale europea ed elemento centrale del dialogo interculturale


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I MANOSCRITTI DI PIER ANTONIO MICHELI (FIRENZE, 1679-1737)

Biblioteca di Scienze. Università degli Studi - Firenze

Pier Antonio Micheli (Firenze, 1679-1737) fu botanico e micologo (anzi, “padre della micologia”), viaggiatore, dal 1706 al servizio dei Medici come aiuto del custode del Giardino de’ Semplici di Pisa e in seguito professore a Pisa e prefetto dell'Orto botanico di Firenze. Nel 1717, insieme a Gualtieri, Franchi e Moniglia fondò la Società botanica fiorentina. Il fondo comprende 72 manoscritti (segnati 1-71, più un volume 69bis), 2 volumi segnati 29bis (il volume a stampa Nova plantarum genera, 1729, e uno di prove di stampa) e due volumi (72 e 73) di Indice alfabetico generale.

Prevalgono gli argomenti botanici (66): materiali relativi a Nova plantarum genera, osservazioni sui funghi e sulle piante raccolte nei dintorni di Firenze e in altre erborizzazioni. Sono in genere accompagnati da un indice alfabetico voluto da Filippo Parlatore. Alcuni sono autografi, altri di mano di copisti. Ricco l’apparato iconografico: disegni (circa 1300 attribuiti allo stesso Micheli) e circa 2500 tavole a colori. Secondo l’amico Antonio Cocchi l’auspicio di Micheli era che fossero pubblicati “per comune bene”. Dopo un tentativo da parte della Società botanica fiorentina vennero acquisiti dalla famiglia Targioni Tozzetti ma né Giovanni (allievo di Micheli) né altri riuscirono nell’intento, limitandosi a pubblicazioni sporadiche: il Catalogus plantarum horti caesarei florentini (1748, a cura di Giovanni) e il Catalogus operum (iniziato da Giovanni e pubblicato nel 1858 a cura di Adolfo insieme alla Vita). I manoscritti e l’erbario passarono al Museo di fisica e storia naturale nel 1846 e tra il 1900 e il 1905 all’Istituto di botanica. Altri manoscritti sempre provenienti dalla famiglia Targioni sono conservati presso la Biblioteca nazionale di Firenze.