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EVENTI E NOVITA'

Tue Jan 16 10:54:00 CET 2018

Un anno per scoprire il nostro patrimonio culturale, in tutte le sue manifestazioni materiali, immateriali e digitali, quale espressione della diversità culturale europea ed elemento centrale del dialogo interculturale

Thu Feb 01 00:09:00 CET 2018

Il portale 14-18.it si arricchisce di una nuova sezione che raccoglie una serie di mostre virtuali dedicate al periodo bellico

Fri Feb 02 13:52:00 CET 2018

Scadenza del bando: 16 aprile 2018


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MUSEO DONIZETTIANO - BERGAMO

Indirizzo: Via Arena, 9 - 24129 Bergamo
Telefono: +39 035 247116
Fax: +39 030 3750295
Email: info@bergamoestoria.it
Sito web: http://fondazione.bergamoestoria.it/museo_donizettiano.aspx
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Il Museo donizettiano, gestito oggi dalla Fondazione Bergamo nella storia, viene inaugurato nel 1906 e riunisce in un'unica collezione i cimeli posseduti dalla baronessa Giovanna Ginevra Rota Basoni Scotti e le testimonianze di proprietà del Comune di Bergamo inerenti la vita e l’attività artistica del compositore Gaetano Donizetti (1797-1848).
Il Museo, ospitato in quella che fu la Sala del Consiglio della Misericordia Maggiore di Bergamo nel Palazzo tutt’oggi esistente di via Arena, venne aperto al pubblico dopo che l’Ente benefico ebbe accolto due importanti donazioni: la preziosa raccolta di cimeli donizettiani della baronessa Giovanna Ginevra Rota Basoni Scotti e gli arredi della stanza in cui il compositore bergamasco morì, di proprietà di Cristoforo Scotti. La famiglia Rota Basoni Scotti ospitò il musicista malato negli ultimi mesi della sua vita.
La donazione seguì il grande successo tributato dalla cittadinanza alla mostra voluta per celebrare il primo centenario della nascita del compositore nel 1897 e fu vincolata dalla famiglia Scotti alla fondazione di un Museo donizettiano. La nuova istituzione museale si poté attuare compiutamente anche grazie al deposito della ricca raccolta di cimeli e documenti di proprietà comunale, in gran parte conservati sino allora presso la Civica biblioteca Angelo Mai.
Grazie all’infaticabile opera di ricerca e valorizzazione dei materiali conservati, svolta dal primo longevo conservatore, il parmense Guido Zavadini, il patrimonio poté essere incrementato: particolarmente significativi il prezioso archivio e la stesura, nel 1936, del primo catalogo del museo.