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Internet Culturale: cataloghi e collezioni digitali delle biblioteche italiane

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 I libri segreti. Le biblioteche di Gabriele D'Annunzio

testatina

Officina

L’Officina: i calchi dei fregi del Partenone.

Calco del Prigione

Il calco del Prigione di Michelangelo al Vittoriale in una fotografia d’epoca.

Veranda dell'Apollino

La Veranda dell’Apollino in una fotografia d’epoca.

 

Sala del Giglio

La Stanza del Giglio (contiene libri di letteratura e storia italiana), così detta dai fregi liliacei dipinti da Guido Marussig. Sul fondo, i due Pensatoi, nicchie scaffalate che simboleggiano il raccoglimento dello studio.

Ex-libris di Gabriele D’Annunzio.

Ex-libris di Gabriele D’Annunzio.

     

Solo in parte catalogati si conservano alcune migliaia di fotografíe e numerosi filmati d'epoca.
I documenti iconografíci conservati al Vittoriale rivestono un interesse che travalica di gran lunga l'illustrazione a latere.
D'Annunzio é davvero uno dei protagonisti della nuova civiltà dell'immagine che si affaccia sul finire del secolo. Mentre le città, con la "folla", mutano volto colorandosi di lucide réclames e il mercato detta legge, egli comprende subito, fin da giovanissimo, che anche quella della cultura sarà ben presto un'industria dominata dall'implacabile legge della domanda e dell'offerta. La sua esperienza di giornalista mondano lo colloca per di più nella postazione privilegiata dalla quale osserva, ben vigile, l'avvicendarsi delle mode, il divismo agli albori e i nuovi strumenti efficaci a determinare quello e questo.


Con i riflessi pronti e il sicuro intuito del provinciale inurbato che deve imporsi a tutti i costi, a D'Annunzio non può sfuggire il potere dell'immagine quando la neonata fotografia é al banco di prova come primo massmedium. Eccolo dunque subito in posa per il ritratto, magari nei panni del protagonista del suo ultimo romanzo, in modo da inscenare un ammiccante trompe-l'oeil fra opera e autore. Tutte "fírmate", poiché egli fa capo ad artisti-fotografi (Michetti, Primoli, Nunes Vais...), le immagini che lo ritraggono fiancheggiano le opere di D'Annunzio al pari di un autocommento, e certo con grave danno interpretativo ci si priverebbe del clic che ha físsato le pose studiate del "vivere inimitabile".


Detto questo, restiamo però ancora nell'ambito della scontata strategia del divo. L'importanza della fotografia va ben oltre e coinvolge, nel complesso, la propensione all'aggiornamento tecnologico che fa di D'Annunzio un letterato e un personaggio d'avanguardia. Prima di competere con i futuristi nell'elogio della macchina, egli é di fronte, intanto, a quella fotografica con l'intento di sfruttarne tutte le potenzialità: la fotografia invade cosi la casa e ancor più il laboratorio dello scrittore.
Se l'opera d'arte, anche tramite la riproduzione, é all'origine di tante pagine dannunziane, ai pié delle quali la nota dovrebbe consistere appunto, in una riproduzione, questa menzionata raccolta di fotografie d'arte, oggi consultabile, é spesso all'origine di ciò che D'Annunzio scrive negli anni di Gardone. E in più, per verificare il puntuale funzionamento di un meccanismo divenuto ormai automatico, la stessa raccolta fotografica serve al "perfettissimo addobbatore" di quella sua opera estrema che é il Vittoriale.
Biblioteca e Archivi del Vittoriale presentano dunque aspetti non ancora esplorati. Da essi può discendere una più sicura interpretazione dell'opera di D'Annunzio. Opera intesa nella più ampia accezione: oltre alla scrittura anche il mito del Vate, l'immagine che si impose e si impone su una scena non solo italiana merita l'attenzione che si riserva ai suoi tesori di poesia. E visto che D'Annunzio ci ha insegnato — come diceva De Robertis — un "nuovo modo di leggere", D'Annunzio potrebbe anche aggiornare il nostro modo di interpretare la letteratura e di considerare il ruolo del letterato.

 

Stanza della Cheli

La Stanza della Cheli, così detta dalla grande tartaruga posta a un capo del tavolo. Benché sia la stanza da pranzo del Vittoriale, D’Annunzio ha voluto collocare anche qui i libri prediletti: nel centro-tavola e in una scaffalatura adiacente all’ingresso delle cucine.