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Carducci e i miti della bellezza

titolo introduzione

La «bellezza», o meglio, i suoi «miti», è il tema prescelto dalla mostra per una rilettura della vicenda intellettuale e sentimentale di Giosue Carducci dal 1870 in poi. Quando Carolina Cristofori Piva, «donna di ingegno veramente superiore», fa il suo ingresso nella vita dello studioso, vi risveglia con energia l’amore per un’idea classica e pagana di bellezza già coltivata nell’opera giovanile. Ma soltanto con le Primavere elleniche (1872), dedicate a «Lina», la scrittura in versi del cantore dell’Inno a Satana (1863) è segnata da un’evoluzione decisiva: il culto dell’antichità greco-latina si rinnova infatti sulla scorta dell’assidua ed entusiasta frequentazione di André Chénier e dei lirici tedeschi moderni: da Heine a Goethe, da Hölderlin a Platen.
L’inseguimento della bellezza si manifesta, oltre il decennio amoroso con Carolina, nel rapporto con altri personaggi femminili che accompagneranno e ispireranno i suoi versi: sodalizi e liaisons, di cui il percorso espositivo disegna i contorni, individuando le tracce che di volta in volta sono rimaste nell’opera del poeta specialmente «barbaro».
Anche i luoghi sono ispiratori di bellezza. Bologna, eletta da subito «seconda patria», dove Carducci è stato chiamato venticinquenne, nel 1860, a ricoprire la cattedra di letteratura italiana nell’Università. E, con la città antica e comunale,  amatissima, tanti altri paesaggi della «gloriosa» patria italiana.
L’esposizione, scandita in otto sezioni, con introibo su Carducci illustrato dipinto scolpito da artisti coevi, è stata allestita presso la Biblioteca dell’Archiginnasio, l'istituto bolognese con cui lo scrittore ebbe particolare familiarità, nella Sala dello Stabat Mater. Le peculiarità architettoniche, le ricche e fitte decorazioni alle pareti della sala (già aula magna dell’antico Ateneo felsineo), ospite di raccolte librarie, hanno sollecitato l’allestimento di una scenografia che fosse in rapporto armonico con lo spazio dell’edificio storico, assicurando, nel contempo, pieno risalto ai materiali di varia tipologia esibiti (carte autografe, epistolari, volumi, periodici, quadri, statue, vestiti, suppellettili, ecc.), 140 pezzi, tratti non solo dall’archivio-biblioteca di Casa Carducci, ma anche da altri serbatoi bolognesi e del territorio nazionale.

mostra1L’ingresso alla mostra nell’Ambulacro dei Legisti del Palazzo dell’Archiginnasio. Nei pannelli introduttivi il volto dello scrittore nella Statua del poeta, baricentro del complesso monumentale eretto da Leonardo Bistolfi nel giardino di Casa Carducci.        mostra2L’iconografia carducciana. L’ambiente espositivo è una stanza quadrata: nelle pareti esterne luminose Carducci ‘in caricatura’, all’interno, in una sala con le pareti in legno verniciato d’azzurro, il poeta ‘ufficiale’.

mostra3La seconda sezione della rassegna dedicata a Lidia: «angelo» e «pantera». mostra4La terza sezione della rassegna dedicata a Carducci e il 'bello' nella Bologna medievale con accesso agli altri segmenti dell’itinerario espositivo, concepiti come vere e proprie stanze intercomunicanti di una casa.
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