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Carducci e i miti della bellezza

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Il letterato più autorevole, il «vate dell’Italia unita» ha posato per rinomati pittori e scultori fin de siècle. Dal busto in bronzo eseguito da Adriano Cecioni (1836-1886) intorno al 1880, che coglie «un Carducci maremmano, fiero, selvaggio», come annotava Guido Biagi, al Ritratto di Giosuè Carducci dipinto nel 1906 da Alessandro Milesi (1856-1945), ultimo capitolo dell’iconografia dello scrittore. A pose austere e solenni – tale l’effigie di Giosue realizzata da Vittorio Corcos (1859-1933) celebrante il piglio del poeta oratore «non più chiuso nel suo studiolo», ma che «si rivolge ad un vasto uditorio» – si affiancano soluzioni figurative meno ieratiche e compunte, così lo studioso nel ritratto di Giuseppe Tivoli (1854-1925) in poltrona nel suo studio, con un libro nella mano destra, in abito scuro con panciotto e, alle spalle, la propria biblioteca: «quegli antichi compagni de’ miei sogni e de’ miei pensieri» eletti a sfondo ideale dallo stesso Milesi nei suoi quadri carducciani.

      iconografia4Il busto di Carducci in bronzo scolpito da Adriano Cecioni. Donato al poeta da amici e scolari in occasione del Discorso per l’VIII centenario dell’Alma Mater tenuto presso l’Archiginnasio il 12 giugno 1888 (Casa Carducci, Studio del poeta). iconografia1Il ritratto dello scrittore eseguito da Vittorio Corcos nel 1892
Olio su tela (Casa Carducci, Sala da pranzo).

iconografia3Il ritratto dipinto da Giuseppe Tivoli nel 1902
Olio su tela (Biblioteca dell’Archiginnasio).
iconografia2Lo scrittore seduto al tavolo da lavoro rappresentato da Alessandro Milesi nel 1906
Olio su cartone (Venezia, Cà Pesaro). Il pittore veneziano si servì per l’esecuzione del ritratto di uno schizzo dal vero ripreso nella biblioteca della villa di Silvia Pasolini, a Cà Rezzonico, nel settembre 1903.


Contraltare scherzoso al tono encomiastico insito nella ritrattistica e nella scultura ufficiale, le numerose vignette, le immagini caricaturali, i cosiddetti ‘pupazzetti’, proposti da quotidiani e magazine dell’epoca, testimoniano come per molti anni Carducci sia stato un personaggio al centro dell’attenzione e dell’immaginario collettivo. Le «facce di un mito» propagatosi nei giornali illustrati, sui fogli politici e letterari, appartengono all'uomo pubblico che vanta un percorso ideologico e politico non proprio lineare, ora colto in pose leonine, ora in atteggiamenti ossequienti al potere, dall’abbigliamento spesso trascurato, avvezzo alla passione del vino. Fra coloro che si prendono gioco, seppure con bonomia, di Carducci, spiccano «Rata Langa», alias Gabriele Galantara (1865-1937), Augusto Majani (1867-1959), più noto con lo pseudonimo di «Nasìca», Edoardo Ximenes, direttore dell'«Illustrazione italiana» e il grande Enrico Sacchetti (1877-1967).

       caricature1 Carducci giovane visto da Edoardo Ximenes. caricature4 Rata Langa, Il sogno di Giosue Carducci
Disegno riprodotto in «Bononia ridet», Bologna, 21 marzo 1891.

caricature3 Nasìca, Enotrio Romano
Disegno riprodotto in «Bologna che dorme. Periodico umoristico-letterario-illustrato», 30 marzo 1899.
caricature2 Enrico Sacchetti, Carducci in tenuta estiva
Disegno riprodotto nel volumetto Carducci intimo (Milano, ed. del giornale Verde e Azzurro, 1903) e nell'«Avanti della Domenica», 28 luglio 1904.
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