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 GIORDANO BRUNO 1548 - 1600

Parigi
 

Giunto a Parigi nell’autunno del 1581, Bruno vi trascorrerà tre anni, entrando in contatto con gli ambienti della corte di Enrico III e ricevendone ampi riconoscimenti grazie alla sua conoscenza delle tecniche dell’arte della memoria. Il soggiorno parigino è di importanza determinante per lo sviluppo del pensiero bruniano: è in questi anni che si iniziano a delineare alcuni nuclei della sua ricerca filosofica e che si datano le attente letture di testi per lui fondamentali, come il De revolutionibus orbium coelestium dell’astronomo polacco Niccolò Copernico (1473-1543), e di cui Bruno aveva avuto le prime notizie già durante il periodo di formazione napoletana. Dopo aver tenuto un primo ciclo di trenta lezioni di argomento logico-metafisico, per intervento dello stesso Enrico III il filosofo entra a far parte del gruppo dei «lettori straordinari» che svolgevano il proprio insegnamento presso il Collège de Cambrai, e non all’interno della Università di Sorbona, di cui criticavano le tendenze tradizionalmente aristoteliche.
Nell’arco del 1582 Bruno pubblica quattro opere: il De umbris idearum a cui è annessa anche una Ars memoriae, primo esempio di mnemotecnica bruniana, il Cantus Circaeus, il De compendiosa architectura et complemento artis Lullii e la commedia Candelaio. In questi scritti trovano una prima definizione alcuni temi ad esempio, la questione dell’anima, i concetti di sostanza, di «vicissitudine» e di infinito che avranno un ruolo decisivo nella riflessione successiva, costituendo il cardine del programma della «nolana filosofia».
Nella primavera del 1583, a causa dell’inasprirsi del clima politico-religioso, Bruno lascia Parigi e si trasferisce a Londra.


 

Ritratto di Enrico III di Francia

Ritratto di Enrico III di Francia (incisione, sec. XVI)
Al sovrano francese Enrico III, al quale come ricorda Bruno nel corso del processo aveva dato pubblica dimostrazione della sua straordinaria padronanza dell’arte della memoria è dedicata la prima opera data alle stampe a Parigi nel 1582, il e umbris idearum.

N. Copernico, De revolutionibus orbium coelestium

N. Copernico, De revolutionibus orbium coelestium (Basilea, 1566)
Con questa opera, la cui prima edizione venne stampata a Norimberga nel 1543, si compie quella che è stata definita la «rivoluzione copernicana»: i pianeti ruotano intorno al Sole e non più, come nella concezione tolemaica, intorno alla Terra. Per Copernico, però, l’universo benché “immenso” è ancora finito. Bruno si spingerà oltre, sostenendo l’infinità di un universo composto da «divini mondi».

 

G. Bruno, Candelaio

G. Bruno, Candelaio (Parigi, 1582)
La commedia, ambientata a Napoli, la città della giovinezza e della formazione di Bruno, ha profonde implicazioni filosofiche, con evidenti echi delle dottrine di Pitagora e del neoplatonico Plotino. Le vicende sono caratterizzate da continui scambi di ruolo tra i personaggi, interpretabili come metafora della trasmigazione delle anime.

Pianta di Parigi

Pianta di Parigi (incisione, sec. XVI)

 

G. Bruno, Cantus Circaeus

G. Bruno, Cantus Circaeus (Parigi, 1582)
L’opera, che comprende anch’essa una arte della memoria, è dedicata a Enrico di Angoulême, fratello di Enrico III, a conferma della volontà di Bruno di mantenere i rapporti con l’ambiente di corte.