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Carducci e i miti della bellezza

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L’incontro fatale di Giosue Carducci con Roma antica risale al soggiorno nella capitale nel marzo 1877. Se l’amore per l’«urbe» e il suo mito si è nutrito finora del robusto interesse archeologico coltivato a Bologna grazie alla consuetudine con studiosi come Francesco Rocchi (1805-1875) ed Edoardo Brizio (1846-1907), colleghi all’Alma Mater, all’amicizia con Giovanni Gozzadini, per la prima volta, nel 1877, questa passione si appaga nella contemplazione di siti e monumenti evocanti un passato luminoso, la Roma repubblicana ed imperiale, di cui non rimangono che rovine. È la seducente Dafne Gargiolli (1857-1945), moglie di un amico di gioventù, a guidarlo nella città antica, in cui Carducci farà ritorno in ottobre, per rimirare, libero da impegni di lavoro, il Foro, il Pincio, il Colosseo, errando fra vestigia, confida a Lidia, di una città «divinamente bella» ed enorme, per nulla congeniale alla figura fragile e minuta dell’interlocutrice, ma che invece si addice alla signora che è in procinto di incontrare.
Carducci conobbe Adele Bergamini (1845-1925) il 15 agosto 1879, a Bologna, dove la scrittrice romana era venuta per sottoporre alcuni versi suoi a Giosue, lieto di accompagnarla, in un tour per la città artistica, al ‘museo’ della Certosa. Dalla lunga visita trae ispirazione l’ode sulla «città dei morti», in cui Adele fa capolino nelle vesti di Delia.
Nel febbraio 1880 Carducci è a Roma, con lei, che fa il suo ingresso nel mondo delle Odi Barbare. Con l’avvenenza statuaria di «grande romana», non è solo ornamento, ma vive quasi in simbiosi con il paesaggio monumentale della città dell’anima, trasfigurata in Clelia nei distici Ragioni metriche, che inaugurano «Cronaca Bizantina» di Angelo Sommaruga (1857-1941), diventando l’oraziana Lalage in Su Monte Mario. Carducci si ferma spesso nell’appartamento di Adele in Via Montanara; passeggia con lei nei luoghi fuori le mura, annota nel suo taccuino i rendez-vous, le visite turistico-archeologiche in compagnia della «gentilissima signora», destinataria di alcune fra le lettere più «inquiete» del suo epistolario.

      sezione4-1 Ritratto di Dafne Gargiolli, 1877-1878 circa,
E. Fabretti, Ancona, fotografia albumina. Dafne Nazari, di facoltosa famiglia reggiana, aveva sposato nel 1876 il marchese Carlo Gargiolli che avrebbe presentato la giovane moglie al poeta, durante il viaggio che li conduceva a Roma, dove era stato nominato Provveditore centrale presso il Ministero dell’Istruzione Pubblica.
sezione4-2 G. Carducci, Alla signora Dafne G. N. con una foglia d’alloro
La composizione della saffica, qui in una copia vergata dal marito Carlo, risale al 16 marzo 1877, quando Giosue fu per la prima volta a Roma, ospite della famiglia amica. È la prima poesia per la «gentile signora» (in Rime nuove con il titolo Una rama d'alloro), il cui albo si arricchirà poi di numerosi altri testi di Carducci che la ‘ninfa’ Dafne seppe legare a sé, mescolando abilmente affetto, stima e interessi.

sezione4-3 Manifesto pubblicitario per il lancio editoriale della prima edizione delle Odi barbare (1877). Nel disegno spiccano temi e motivi dell’opera poetica: la vaporiera, la chiesa di San Petronio, i monti, il nume Clitumno. sezione4-4 Ritratto di Adele Bergamini, 1886 circa
V. Stuani, Roma, fotografia albumina. La transteverina Adele rimase sempre ai margini nella società letteraria romana,   autrice di rime d’occasione disseminate su riviste e opuscoli. Il suo salotto accolse, fra gli altri, l’Aleardi, Achille Monti (nipote di Vincenzo) e Domenico Gnoli.

sezione4-5 G. Carducci, Presso la certosa di Bologna (15 agosto 1879), 31 ag. – 9 sett. 79
Autografo dei distici che approderanno con il titolo Fuori alla Certosa di Bologna nelle Nuove odi barbare (Bologna, Zanichelli, 1882).

sezione4-6 G. Carducci, Ragioni metriche, «Cronaca Bizantina, I, 15 giugno, n. 1
La poesia che inaugura la rivista quindicinale di Angelo Sommaruga, stampata poi nelle Nuove odi barbare, fu composta nell’agosto 1879, quando Giosue aveva appena conosciuto Adele.

sezione4-7 G. Carducci, Monte Mario, 29 genn. 1882
Dalle diverse stesure autografe dell’ode apparsa in volume, con il titolo Su Monte Mario, nelle Terze odi barbare (Bologna, Zanichelli, 1889). Carducci ad Adele, il 27 gennaio 1882, «Adele, ricordate Montemario? Come è bello in vetta ai luminosi colli vuotar bicchieri di vino sotto il grande riso del sole presso una bella signora fra giovani scherzanti e motteggianti».

sezione4-8 Agendina per l’anno 1882: Carducci vi annota la passeggiata in compagnia della Bergamini su Monte Mario e i tempi di elaborazione dell’ode omonima.

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