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Carducci e i miti della bellezza

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L’incontro con i giovani sovrani d’Italia, Margherita e Umberto I di Savoia, rappresenta uno dei momenti cruciali della vita pubblica di Carducci e l’ode Alla regina d’Italia provoca un vero e proprio scandalo tra gli ammiratori del poeta, con polemiche che si trascinano sui giornali. Sulla «Rivista repubblicana» del 26 novembre 1878 Arcangelo Ghisleri, dopo essersi domandato ironicamente se il cantore di Satana si sia fatto per caso frate, aggiunge: «In fila col Carducci,  che c’insegna la Salve Regina, mettiamoci in processione tutti quanti dietro la carrozza reale. È la nuova via del paradiso». In Eterno femminino regale (1882), lo scrittore si difenderà vigorosamente da queste accuse, ricostruendo, quattro anni dopo, il momento dell’incontro con Margherita, fervida ammiratrice delle sue Odi barbare, apparsagli in una cupa giornata novembrina in tutto il suo splendore quasi divino «spiccante mite in bianco, bionda e gemmata». Ma non bisogna trascurare che pochi mesi prima, nel febbraio 1881, è morta l’adorata Lina e che ora, attraverso l’identificazione della regina con l’«eterno femminino», secondo l’espressione goethiana posta in fine al Faust (Das Ewigweibliche / Zieht uns hinan, «l’eterno femmino ci attira in alto accanto a sé»), Carducci, riferendosi a una creatura assunta in cielo e divenuta dea, pensa probabilmente anche alla bellezza ormai eterna della donna amata.
Carducci e Margherita di Savoia si incontreranno poi a Gressoney nell’estate 1889. Nel dicembre delle stesso anno entra nella vita del letterato Annie Vivanti: l’«eterno femminino» continuerà così a far sentire i suoi effetti.

     sezione5-1 Ritratto fotografico di Margherita di Savoia
Conservato in cornice dorata nello studio del poeta a Casa Carducci. L’originale, donato dalla regina a Carducci, ma distrutto nel 1944, recava la dedica della sovrana: «in segno della grande ammirazione che sento per il poeta che, unendo in sommo grado ne’ suoi versi il senso d’italianità gentile e di ferrea latinità, seppe fare della sua poesia la più alta espressione dell’Italia Risorta…21 novembre 1890».
sezione5-2 G. Carducci, Ode alla regina
Autografo: una delle prime stesure dell’ode alcaica composta nei giorni 16 e 17 novembre 1878, in seguito alla visita dei reali a Bologna, pubblicata per la prima volta in volume nelle Nuove odi barbare del 1882. Le è accanto la versione tedesca di Julius Schanz.

sezione5-3 Carducci a braccetto con una signora
Nel disegno a matita, opera di anonimo, tracciato sulla copertina dell’opuscolo Piemonte. Ode di Giosue Carducci (Bologna, Zanichelli, 1890), la figura femminile non è ben individuabile, ma per l’altezza e l’imponenza, rispetto alla modesta statura del letterato, potrebbe trattarsi della regina Margherita.
sezione5-4 G. Carducci, Eterno femminino regale. Roma, Casa Editrice A. Sommaruga e C., 1882
«Io guardai la Regina, spiccante mite in bianco, bionda e gemmata, tra quel buio rotto ma non vinto da quelli strani bagliori e da quel rumore fluttuante. E una fantasia mi assalì, non ella fosse per avventura una delle Ore che attorniano il carro di Febo trionfante per l’erte del cielo, e che attratta da un mago nordico nella notte del medio evo e imprigionata in quel castello di preti si affacciasse a vedere se anche venisse il momento di slanciarsi a volo dietro il carro del dio risalente.»

sezione5-5 Arrivo e ricevimento di Margherita di Savoia a villa Peccoz, 1889
G. Varale, fotografia albumina. Gressoney fu, dal 1889 fino al 1899, residenza prediletta della regina in Valle d’Aosta. Qui Margherita soggiornava nella villa del barone Luigi Peccoz. Carducci, quell’estate dell’89, fu ricevuto, il 15 agosto, dalla sovrana. All’udienza parteciparono anche Giacomo Zanichelli e Pietro Giacosa (fratello del commediografo Giuseppe). Il poeta lesse nell’occasione l’ode Il liuto e la lira appena composta.

sezione5-6 Carducci nella piazza di Gressoney, agosto 1898
Fotografia albumina. Durante una delle ultime villeggiature estive di Margherita di Savoia a Gressoney, Carducci nella piazza affollata attende di salutare la regina.

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