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Totò partenopeo e parte napoletano. Totò poeta

intro toto

    

laterale toto

dattiloscritto canzone

Testo dattiloscritto della canzone Uocchie ca me parlate, 1952 (Roma, Associazione Antonio de Curtis)

vignetta

toto

Programma della rivista Ma se ci toccano nel nostro debole di Nelli e Mangini, Milano, Arti grafiche S. Reina, 1947 (Roma, Archivio Giuffrida)

Totò e la parola che si fa teatro, cinema poesia canzone; la parola che rimbalza e gioca con i gesti; la parola che annuncia e scatena la risata o la malinconia; la parola che diventa specchio della realtà e nello stesso tempo può trascinare nell'astrazione pura; la parola che diventa un suono che risveglia i sensi i muscoli il cuore di un genio della comicità.
Totò è stato un inventore di parole, si e’ nutrito di parole, ha fatto rinascere parole.
Le sue architetture linguistiche rispondevano a una sintassi funambolica che nessuna grammatica o analisi logica potranno mai mettere in regola. La lingua di Totò come la sua comicità erano un’invenzione continua anarchica le cui radici come la fame, l'amore e il sesso si perdevano nella notte delle notti e nello stesso tempo profumavano dell'elettricità artistica seminata nel Novecento. Totò è stato futurista, cubista, dadaista, astrattista, ermetico, neorealista, surrealista pop, lo e’ stato naturalmente senza aver bisogno di aderire ai manifesti delle avanguardie artistiche, riuscendo a dare un senso anche al non-sense, all'insensatezza seminata generosa in questo secolo.
Era curioso il rapporto che Totò aveva con le parole. Quando recitava, i copioni teatrali o le sceneggiature cinematografiche erano solo dei pretesti per moltiplicare le battute, le assonanze, gli innesti filologici, i voli linguistici; quando invece voleva esprimersi attraverso la poesia o la canzone, che nella sua arte avevano la stessa valenza, allora cercava quasi di incatenarle quelle parole, voleva che fossero a fuoco nitide per avvicinarsi il più possibile all'inesprimibile emozione che i sentimenti portano con sé.
Le parole dette da Totò sembravano note che evocavano melodie armonie sintonie se era necessario; erano parole che sembravano combinarsi in una lingua musicale di cui il principe de Curtis era compositore e direttore d'orchestra. Alla leggerezza e alla sostanza di Totò che si fa parola e' dedicata questa mostra che non pretende certo di esaurire l'argomento ma vuole più semplicemente suggerire altre prospettive per continuare a navigare felici in quell'immenso oceano artistico che, rubandogli la battuta non possiamo che definire: partenopeo e parte napoletano.

Vincenzo Mollica