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Giorgio Bassani. Il giardino dei libri

NARRATORE

Bassani

Copertina de Il girdino dei Finzi Contini

Bassani

BASSANI NARRATORE

Il grande affresco d’ambiente che caratterizza racconti e romanzi di Bassani non è disgiunto dall’analisi interiore.
Ineludibili, le inquietudini intime segnano il Novecento dominato dalla scoperta dell’inconscio, centro motore della nuova narrativa di scavo che s’interroga sul significato profondo della nostra esistenza. L’ attitudine lirica che non l’ha mai abbandonato rappresenta così per Bassani lo strumento privilegiato per trasformare la catena delle vicende in un’indagine sotterranea intorno ai moventi e alle pulsioni dell’agire. E la chiave rammemorativa sdoppia poi il piano del racconto nel passato da recuperare con adesione nostalgica e nel presente che quel passato non teme di
giudicare con lucido disincanto.

 

I LETTORI DI BASSANI


Siamo di fronte a uno scrittore che non si limita a cercare il successo facile, comodo quale l’industria letteraria propone, ma a uno scrittore che tenta un’operazione molto più ricca, ritornando sulla strada del romanzo classico che è poi il romanzo semplice.
(Carlo Bo “La stampa”)

 

Ne Le storie ferraresi Bassani dimostrava già di possedere l’arte della costruzione narrativa. Ma in
questo libro, il suo più bello, la costruzione è così perfetta da diventare essa stessa il motivo poetico: il timoroso addentrarsi dello scrittore in una realtà che lo affascina e gli si nega
.
(Pietro Citati “Il Giorno”)

 

Il ritratto di Ferrara ebraica, con questi ricchissimi Finzi-Contini che vivevano nella loro villa appartata nell’immenso parco, con la loro “vocazione alla solitudine”; e dall’altro lato la borghesia ebraica moderna, sportiva, perfettamente integrata nel modo fascista, è un ritratto francamente indimenticabile, ove
la grazia del Bassani trova una rara misura d’intensità.

(Geno Pampaloni “Epoca”)

Alla facile moda di tanti sperimentalismi e tecnicismi, Giorgio Bassani oppone la difficile e coerente pratica del romanzo classico come “studio del cuore”, ma secondo l’intera modernità di chi sa farne uno studio critico.
(Giancarlo Vigorelli “Tempo”)

Supponevamo, noi lettori per obbligo, di aver tra le
mani un libro, un oggetto del tutto degno delle
esigenze del “mercato”, e ci siamo accorti invece che l’oggetto era alquanto diverso e più preoccupante del previsto; e che, anzi, non era neppure un oggetto. Credete proprio che un incontro simile, ai tempi che corrono, sia frequente?

(Eugenio Montale “Corriere della Sera”)


Bassani

1957
Estate, a Castiglioncello, da Natalia Ginzburg. Da sinistra: Carlo Emilio Gadda, Bassani, Valeria e Paola.

A Ferrara

1992
25 settembre. A Ferrara. Poco prima della cerimonia di conferimento della laurea “honoris causa” Gli è accanto Mario Soldati.

Estate a Castinglioncello

1957
Estate a Castinglioncello, da Natalia Ginzburg. Da sinistra. Pier Paolo Pasolini, la Ginzburg, G. Bassani.

Bassani

Bassani

1957 Giorgio Bassani.


IL NEOREALISMO

La letteratura non deve «consolare», non deve intrattenerci facendoci evadere dai problemi che ci travagliano: non il rifugio dei sogni ma gli occhi aperti sulla realtà. Nato negli anni Trenta proprio nelle pieghe della demagogia fascista, il Neorealismo muove da un intento di verità che non poteva non trasformarsi in denuncia. Il Novecento si era inaugurato con una narrativa di scavo interiore quando la psicanalisi aveva scoperto l’inconscio, i territori bui dell’individuo estraneo a se stesso: Proust, Joyce, e Kafka in Europa, Svevo e Pirandello in Italia hanno tradotto nella pagina il male oscuro dell’ io. Sullo sfondo, restava la nuova e inquietante società di massa, ormai alla ribalta della Storia, emergente in primo piano, annunciata da noi dall’avanguardia futurista.
Come ogni «verismo», il Neorealismo è contrassegnato dalla presenza degli «umili»: il narratore presta la propria voce alla collettività, tanto decisiva ormai sul piano economico e politico quanto incapace di esprimersi perché ancora lontana, se non esclusa, dall’acculturazione. E accanto alla parola, che indulge spesso al gergo o al dialetto per mantenersi al livello di chi la pronuncia,
un altro mezzo espressivo si affaccia, efficacissimo quando l’intento è quello di rispecchiare la realtà: la macchina da presa del cinema posa il suo occhio restitutivo su
ciò che ci circonda. Più immediata della pagina scritta, l’immagine filmica ritrae con efficacia larghi scorci ambientali e raggiunge il pubblico più vasto meglio adatto a comprendere il linguaggio visivo. Giorgio Bassani diviene così il protagonista del nuovo connubio tra parola e immagine, narratore e insieme sceneggiatore a fianco di grandi registi


Cancello

Cancello di Mino Maccari, copertina de Gli ultimi anni di Clelia Trotti, Nistri Lischi, Pisa 1955.

Paesaggio

Paesaggio di Giorgio Morandi, copertina de Le storie ferraresi, Einaudi, Torino 1960.
 
Testa di ragazzo
 
Testa di ragazzo di Filippo De Pisis, copertina de Gli occhiali d'oro, Einaudi, Torino 1958.
 
Sala di campagna
 
Sala di Campagna di Mario Oddone Cavaglieri, copertina delle Cinque storie ferraresi, Einaudi, Torino 1956.
 
Nu couché blu
 
Nu couché blu di Nicolas de Staël, copertina de Il giardino dei Finzi-Contini, Einaudi, Torino 1962. 
 
Seated figure on a couch
 
Seated figure on a couch di Francis Bacon copertina de L'Airone, Mondadori, Milano 1968.