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Le biblioteche del fanciullino. Giovanni Pascoli e i libri

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Disegno di Giovanni e Maria

Disegno di Giovanni e Maria (i due capineri nel nido) per la sorella Ida con una poesia acrostica: IDA AMACI

Maria Pascoli

Maria Pascoli nel 1900

Le stanze da letto contigue, di Pascoli e della sorella Mariù

Le stanze da letto contigue, di Pascoli e della sorella Mariù

    

Il matrimonio di Ida, nel settembre 1895, infrange però il “nido” ricostruito. E’ un nuovo trauma: “O strazio infinito enorme incredibile! Bisogna separarsi, ancora viventi, dopo aver vissuto insieme la maggior parte della vita: bisogna separarsi ... per essere felici! O ironia, o scherno! E’ così, non giova riluttare. Tu sei la mia sorellina adorata, la mia compagnina, la mia vita! Ma bisogna che io mi prepari a non esagerare sul mio affetto ... come ho esagerato con la tua sorella”. Maria, destinataria dello sfogo, non solo non abbandonerà il fratello, ma gli consentirà di realizzare il sogno di vita a lungo accarezzato. Nell’ottobre di quell’anno terribile, i due si trasferiscono a Castelvecchio dopo aver stretto un patto di reciproca autosufficienza estesa affettivamente a Gulì, il cucciolo bastardino che diviene una sorta di appendice della coppia.


“Maria, mia dolce sorella: c’è stato un tempo che noi non eravamo qui? che io non vedevo, al levarmi, la Pania e il Monte Forato? che tu non udivi, la notte, il fruscio incessante del Rio Orso?” Con queste battute si apre la nota prefativa ai Canti di Castelvecchio, raccolti in volume nel 1903. Messe le radici nella valle del Serchio, la vena poetica di Pascoli scorre copiosa. Ma per quali vie il poeta è giunto in Garfagnana? Giulio Giuliani, dedicatario di uno dei Canti (La fonte di Castelvecchio:... prigione dalle verdi alture,/ pura di vena, vergine di fango,/ scendo...), che sarà per un decennio sindaco di Barga, ha avuto l’incarico sin dalla primavera del 1895 di individuare una villetta confacente che i proprietari siano disposti ad affittare, con pretese modeste, per un lungo periodo. E in effetti questi luoghi, come un Eden ritrovato, Pascoli non vorrà più abbandonare, meditando ben presto di acquistare la proprietà in cui ha trovato “del bello e del buono”. “Sono finalmente nel porto della pace. Che fresco! Che agilità di pensiero! E’ una natura che incanta. Sono pieno di voglia e di buon umore”, comunica agli amici all’indomani della trasferta.

 

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