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Le biblioteche del fanciullino. Giovanni Pascoli e i libri

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Pascoli

Pascoli a Castelvecchio nel 1903

 

 

 

Il secondo volume di saggi danteschi

Il secondo volume di saggi danteschi

 

Limpido rivo, antologia di scritti pascoliani curata da Mariù subito dopo la morte del fratello (1913)

Limpido rivo, antologia di scritti pascoliani curata da Mariù subito dopo la morte del fratello (1913)

L’orto di Casa Pascoli

L'orto di Casa Pascoli

Fior da Fiore

Fior da Fiore, antologia pascoliana di letture per le scuole inferiori (1° edizione, Palermo, Sandron, 1900)

  

"Sono grosso e colorito" diceva Pascoli di sé a quarantacinque anni, e aggiungeva: "Nessun indizio esterno che io conosca l'alfabeto. Molti si sono compiaciuti di affermare che sembro un fattore piuttosto che un poeta o scrittore o professore... lo amo, in veritá, di essere un contadino piuttosto che un letterato". Mai apparenza - va detto - fu piú ingannevole e veritiera a un tempo, ponendoci subito di fronte a una personalità complessa e contraddittoria; raffinatissimo sperimentatore e innovatore di metro e linguaggio, interprete audace e originale della poesia altrui - da Alceo a Dante - capace di ritrovare in essa le più remote, nascoste allusioni, e studioso della poesia popolare, spunto, spesso, per alcune delle sue liriche piú intense, portato a penetrare nei meandri oscuri della psiche, e insieme cantore delle piccole cose campestri («arzigogolo meschino» le stigmatizzó d'Annunzio, il suo piú diretto concorrente) che si rivolgono virginibus puerisque.
Non stupisce così che la casa di Castelvecchio in Garfagnana, dove Pascoli abiterà dal 1895 fino alla morte, abbia l'aspetto di una modesta residenza rurale, con giardino, orto e podere annesso. Ma all'interno, poi, essa custodisce un tesoro di libri e manoscritti: attrezzi di un mestiere che è tutt'altro da quello del fattore o, meglio, come il poeta preferiva, del contadino. Se insomma mancano all'aspetto di Pascoli gli indizi dell'alfabetizzazione, abbondano invece le prove, non appena varchiamo la soglia garfagnina, della sua arte distillata, frutto di lungo studio anche là dove appare più spontanea e diretta.
Peraltro, i volumi che si conservano nella casa di Castelvecchio non rappresentano certo, nonostante il numero elevato (quasi diecimila), la globalità degli strumenti di lavoro dei quali Pascoli si giova per la sua produzione, tanto varia da prevedere, nello studio al primo piano, tre diverse scrivanie: per la poesia italiana, per quella latina e per la saggistica. Ben pochi libri poteva infatti acquistare lo squattrinato studente degli anni bolognesi (1873-1882), densissimi tuttavia di letture decisive di cui resta purtroppo scarsa traccia; e pochi libri acquisterà l'insegnante di liceo (1882-1895) gravato dai debiti. Dall"85 ha vittoriosamente ricostruito il "nido" infranto e deve provvedere alle sorelle, Ida e Maria, che ora dividono con lui le opere e i giorni. E del resto si vedrà che le angustie economiche dureranno a lungo, specie dopo l'acquisto, nel 1902, di casa e podere per un ammontare che salderà solo nel 1907.
Entrano pertanto in gioco, quando si voglia ricostruire l'itinerario delle letture pascoliane, i libri che gli prestano amici e Biblioteche.
Ecco perché i libri che si conservano a Castelvecchio delineano un tracciato solo approssimativo delle letture pascoliane, con l'aggravante per giunta, dato che Pascoli non é un bibliofilo, dell'emorragia conseguente alla donazione, a partire dal 1909, di un numero cospicuo di volumi alla bolognese Biblioteca comunale dell'Archiginnasio.