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Le biblioteche del fanciullino. Giovanni Pascoli e i libri

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L’Editio picta di Myricae

L’Editio picta di Myricae

L’Editio picta di Myricae

G. Sangiorgi, Per la casa del pane, con prefazione di Pascoli (Roma 1904)

G. Sangiorgi, Per la casa del pane, con prefazione di Pascoli (Roma 1904)

I Poemi italici editi da Zanichelli nel 1909

Poemi italici editi da Zanichelli nel 1909

     

C'é un Pascoli giornalista ancora tutto da rintracciare. Collabora - ricorda Brilli - col "Fanfulla", alla rubrica di Fantasio (Ferdinando Martini), inviando «cartoline anonime improvvisate lì per lì, che venivan quasi sempre pubblicate nel "Giorno per giorno"». E anche la sorella avverte delle collaborazioni giovanili a giornali «socialisti» dove sperpera tempo ed energie: «si ritirava a un tavolino lontano dall'ingresso [nel Caffè dei cacciatori] e restava a scrivere per qualche giornaletto fino alle prime luci».
Rifiuta invece recisamente di pubblicare un volume di poesie che pure l'editore Zanichelli sarebbe disposto a proporre nei suoi elzeviri. Pascoli preferisce se mai concedere versi occasionali per nozze, col solo compenso di sedere poi al banchetto degli sposi, piuttosto che dare al pubblico quanto è ben lungi, per ora, dall'appagarlo. E dire che Zanichelli avrebbe compensato con cinquecento lire il suo debutto. Come un cospiratore, Brilli trama alle spalle dell'amico, niente affatto lusingato dall'esito felice della manovra: «Io sapevo che il Pascoli» racconta Brilli «teneva in serbo sonetti e qualche altro componimento, che nessuno aveva mai visto. Mi saltò in capo un'idea non so se più che puerile, bislacca. Non ne fiatai con nessuno. La mattina dopo, di buonora, corro dallo Zanichelli, e gli propongo senz'altro di fare un elzevir di versi del Pascoli. L'indimenticabile signor Nicola - il più generosamente onesto degli editori da me conosciuti -, pensandoci un po' su, e tentennando quella sua testa sottile sempre ricoperta dal cappello a cilindro, - Lo faccio - rispose -, e do subito al Pascoli [...] cinquecento lire, salvo i diritti delle possibili ristampe. Bisogna però, caro signor Brilli, che il Carducci ci metta lui un po' di prefazione. - Troppo giusto. Mi par di essere a cavallo. Fo un salto dal Carducci, che - pronto, lieto, entusiasta - mi promette la prefazione. Mi par di toccare il cielo col dito. Povero Giovannino! Avrà subito cinquecento lire! Scappo a casa sua, e lo trovo in letto. Col fiato mozzo, come chi abbia sceso o salito a precipizio le scale, gli racconto tutto parlando a balzelloni, e con aria di trionfo; - Dammi, dammi - gli dico - tutte le poesie che hai. - Mi aspettavo uno scatto di contentezza, una parola di elogio, forse un grazie. Ahimé! Lo vedo - l'ho qui dinanzi vivo ancora, - oscurarsi in viso, guardarmi torvo, farsi irto più di un istrice. - Ecco - proruppe finalmente - i buoni amici che ho io! E roba da elzevir questa? Che cinquecento lire! Che prefazione del Carducci! È roba da dare alle fiamme! - E voltandosi su l'altro fianco: - Vatt’a morí d'azident - imprecò. E parve non dar più segno di vita».

Pascoli e d’Annunzio in caricatura. La cartolina è inviata dal poeta da Messina (1903) dal collega Antonio Restori Pascoli e d’Annunzio in caricatura. La cartolina è inviata dal poeta da Messina (1903) dal collega Antono Restori












Incisione di De Carolis per la Biblioteca dei popoli, collana diretta da Pascoli per l’editore Sandrom di Palermo. La scritta è tratta da Orazio (Carmina: Hunc tanget armis visere gestiens, ma Pascoli prega De Carolis di omettere il bellicoso armis) Incisione di De Carolis per la Biblioteca dei popoli, collana diretta da Pascoli per l’editore Sandrom di Palermo. La scritta è tratta da Orazio (Carmina: Hunc tanget armis visere gestiens, ma Pascoli prega De Carolis di omettere il bellicoso armis)