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Le biblioteche del fanciullino. Giovanni Pascoli e i libri

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Emma Corcos, la «Gentile Ignota», una rara presenza femminile nella vita del poeta

Emma Corcos, la «Gentile Ignota», una rara presenza femminile nella vita del poeta

 

Schizzo del Pascoli per le incisioni di De Carolis (l’anello simbolico di Myricae)

Schizzo del Pascoli per le incisioni di De Carolis (l’anello simbolico di Myricae)

 

«Il Marzocco» (Anno III, n. 7, 20 marzo 1898) pubblica Digitale purpurea

«Il Marzocco» (Anno III, n. 7, 20 marzo 1898) pubblica Digitale purpurea

 

Schizzo del Pascoli per un sigillo

Schizzo del Pascoli per un sigillo

Passato a «più spirabil aere» con il trasferimento a Massa, Pascoli ricostruisce qui il nido distrutto in un giorno nero. Fra molte angustie si dibatte perciò il padre-fratello oltremodo indebitato e il nuovo regime a tre comunque lo distrae, rendendo difficile la realizzazione di progetti compositi di scrittura, impediti, poi, dal doppio lavoro: all'insegnamento presso il Liceo «Pellegrino Rossi» si somma quello presso le scuole Tecniche Comunali (storia e geografia).
Si capisce come gli anni di Massa si caratterizzino per le poesie cosiddette famigliari, per quelle composizioni «lunatiche» e «mariuccevoli» che si esauriscono nell'occasione, appunto, domestica o nei «quadretti naturali» delle «pistole» o «pistolotti»: saranno le future Myricae più impressionistiche.
Deciso a darsi “alla confezione di libri scolastici” scrive a Angelo Solerti, in cerca di un editore, proponendo il progetto di una Storia Greca: «Io ero risoluto di fare una storia orientale e greca per i Ginnasi e le Scuole tecniche, svolgendo, come si dice, i programmi della terza ginnasiale e della terza tecnica. Avrebbe dovuto essere un lavoro che pur essendo corretto e rigoroso si adattasse alle intelligenze dei ragazzi meglio che i soliti sommari, secchi da far paura, e qualche cosa concedesse alla fantasia e al cuore giovanile. Avrei voluto far vivere ai ragazzi la vita d'altri tempi e d'altri popoli, non far loro imparare una filza di date [ ... ]. Le mie pretese sono tanto modeste che sono nulle. Io non voglio nulla avanti. Solamente se l'opera fosse adottata in molti istituti, in modo da recare guadagno all'editore, allora si potrebbe decidere un piccolo tanto per cento; e go ahead. Mi troverei aperta la via e farei la storia romana e, specialmente, un mio sogno» (fra il 14 e il 18 aprile 1887).
Con le idee chiare in fatto di poesia, Pascoli sbarca a Livorno nell’autunno ‘87: sarà questa, per lui, la città dell'editore Raffaello Giusti, che pubblica la sua prima raccolta di poesie Myricae (1891), e le sue prime antologie scolastiche, Lyra romana (1894-95) e Epos (1897).
Il titolo di Myricae aveva già esordito nel 1890 in testa a un gruppo di liriche affidate alla "Vita Nuova" di Angiolo Orvieto; ma il volume, ora, segna la tardiva codificazione di un poeta - «quasi inedito e quasi celebre», si disse - che da anni sembra il più promettente della cerchia carducciana, il solo che abbia ricevuto il plauso aperto di D'Annunzio, tanto di lui più giovane quanto più celebre.
Bisognerà attendere il 1897 per la stampa del secondo libro di poesie, i Poemetti: solo intorno ai quarant'anni la fisionomia pascoliana assume caratteri definiti e riconoscibili, fra cui spicca la perizia latina, celebrata dalla prima vittoria olandese con Veianus (1892).
La via che egli intende battere per primeggiare è chiaramente delineata: quella della poesia antiretorica, aderente alle cose, proseguendo Myricae con i Poemetti e, dopo poco, con i Canti di Castelvecchio. Così, da un lato si segnalano in questi anni gli studi di botanica e di ornitologia, dall'altro approfondisce la lettura dei classici latini a cui si affianca, proprio nei primi tempi livornesi, l'avvio dell'esegesi dantesca.
Il grosso delle energie pascoliane è comunque volto alla realizzazione delle antologie latine.
Comincia dunque a configurarsi intorno agli anni novanta una Biblioteca di discreta entità se nel testamento redatto nel 1892 una voce riguarda proprio i libri:
«Quanto ai libri, il sig.r Giusti Raffaello, libraio di Livorno, vorrà prendere quella quantità che basti a pagare il debito che ho verso di lui, e il resto sia, come in verità è, delle dette sorelle».
Va inoltre segnalato che nei soggiorni romani del 1893 e del 1895, il primo in quanto membro di una Commissione ministeriale per il riordino dello studio del latino nelle scuole, il secondo come consulente ministeriale per i libri di testo, Pascoli è frequentatore assiduo della Biblioteca Nazionale.

 
 
 

Poesie scritte sui ventagli di Mariù nel 1897

Poesie scritte sui ventagli di Mariù nel 1897