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Le biblioteche del fanciullino. Giovanni Pascoli e i libri

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Fiori selvaggi del deserto libico inviati al poeta dai combattenti di Ani-Zara (1911)

Fiori selvaggi del deserto libico inviati al poeta dai combattenti di Ani-Zara (1911)

 

Una libreria nello studio del poeta

Una libreria nello studio del poeta

 

Pascoli al balcone della casa di Messina che abita dal 1897 al 1903

Pascoli al balcone della casa di Messina che abita dal 1897 al 1903

 

 

Pascoli nello studio della casa Bolognese dell’Osservanza che abiterà dal 1905 fino alla morte

Pascoli nello studio della casa Bolognese dell’Osservanza che abiterà dal 1905 fino alla morte

Dopo l'ingresso nell'Università, Pascoli è finalmente alla ribalta: concluso il lento e faticoso apprendistato, a cominciare dagli anni di Messina, fra il 1897 e il 1903, il ritmo della sua produzione diviene sostenuto. La cattedra di Letteratura latina - "senza concorso" - alla quale il Ministro Codronchi lo chiama, comporta tuttavia una pesante trasferta da Castelvecchio, che non abbandona, ma dove anzi mette radici saldissime quelle, intanto, dell'ispirazione poetica, lì più che altrove rigogliosa.
Se perciò volessimo seguirne le tracce fino alla successione di Carducci, sorprenderemmo il "pellegrino" in continui e spossanti traslochi. Perché è scontato che a Messina, per quella parte dell'anno che lo vede alle prese con lezioni ed esami, Giovanni si accasa con Mariù e con un nuovo convivente, Gulì, che ripristina l'equilibrio a tre rotto dal matrimonio di Ida. Al bastardino fratello e sorella dedicano cure sollecite e un trasporto affettivo che purtroppo non ha lasciato segno nei versi. Eppure il cane è oggetto di effusioni in cui Giovanni e Maria gareggiano per identificarsi con l'unico ammesso, senza riserve, alla regressiva complicità familiare.
Il nuovo trio si divide dunque fra Castelvecchio e Messina prima, e fra Castelvecchio e Pisa poi, penultima stazione universitaria che il Ministro di turno, Nunzio Nasi, gli consente nel 1903, istituendo per Pascoli l'ordinariato di Grammatica greca e latina. E certo le trasferte sarebbero meno faticose se non comportassero il via vai dei libri ai quali non possono rinunciare né il poeta bilingue, né lo studioso ripetutamente gratificato dall'alto.
 

Fra poesia erudita e folklorica e oratoria storica si consumano le ultime energie del poeta. Non perde l'occasione per insistere che saranno i posteri a giudicare la sua opera, ma certo deve oltremodo indispettirlo l'attacco di Croce nel gennaio 1907.
Quegli strali, che si sommano a molti altri, ingigantiti dalla sua estrema ombrosità, lo inducono a mettersi all'opera riproponendo, intanto, il Fanciullino nei Pensieri e discorsi riediti da Zanichelli proprio allora, e prospettandone quindi una veste rinnovata, carica di un nuovo significato rivendicativo.
Già nel 1904 Pascoli aveva lamentato la noncuranza della critica nei confronti di quel suo testo capitale: «Chi può capire qualunque altro scritto mio» protestava «se non legge il Fanciullino?»`. Tre anni dopo, il contrattacco anticrociano prenderà le mosse appunto di lì, dove a suo avviso sono idee sulla poesia e sull'arte della parola che Croce ha trasferito nell'Estetica. E invece di riconoscere, ora, il proprio debito, il filosofo si scaglia contro di lui; anzi, lo mette letteralmente in croce, come dice giocando con le parole e con la penna.
Mentre Marinetti gli fa sapere che giudica «stupidaggini la chiacchierata di Croce», è dunque sul Fanciullino che Pascoli intende far leva per ribattere.
Pascoli non darà alle stampe il Fanciullino «sviluppato»: restano tuttavia appunti articolati di quell'impegno poi eluso. Sotto la rubrica Elementi di letteratura si conservano a Castelvecchio indice e note di un "trattato" che verrà in parte profuso nelle lezioni dell'ultimo biennio bolognese. E appunti e lezioni (trascritte dagli allievi) acquistano luce quando siano ricondotti ai libri della Biblioteca di Castelvecchio da cui discendono.