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LA COSCIENZA DI SVEVO

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Trieste, La lanterna.
Trieste, Biblioteca Civica A. Hortis.

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Trieste, Il Teatro comunale G. Verdi in piazza verdi.
Trieste, Biblioteca Civica A. Hortis.

    

Trieste è la cornice immancabile dei romanzi di Svevo. Vie e piazze, il porto e i ritrovi, il centro cittadino e la periferia disegnano lo spazio del racconto: luoghi battuti e ribattuti, luoghi che hanno segnato le scoperte dell'infanzia e i sogni della giovinezza, luoghi della memoria e dei progetti. Operosa e industre, la città sembrerebbe contrapporsi all' "ozio" della scrittura, ma, al confine di mondi diversi, un tempo sacra a Mercurio, dio volatile degli accoppiamenti, Trieste è la mappa delle inquietudini del narratore, che ne perlustra anche gli angoli più riposti come chi esplora la sua più profonda interiorità.

“Vedeva l'Arsenale che giaceva sulla riva, tutta la città in quell'ora morta. La città del lavoro! Il mare, chiuso dalla penisola di faccia, nascosto dalle case nella notte era sparito dal panorama. Restavano le case sparse alla riva come su una scacchiera, poi, più in là, un vascello in costruzione. La città del lavoro pareva anche maggiore che non fosse. Alla sinistra, dei fanali lontani parevano segnarne la continuazione: appartenevano ad un altro grande stabilimento situato sulla sponda opposta del vallone di Muggia. Il lavoro continuava anche là.” (Senilità)

“Trieste era allora un terreno singolarmente adatto a tutte le coltivazioni spirituali. Posta al crocevia di più popoli, l’ambiente letterario triestino era permeato dalle colture più varie. Alla “Minerva” (la Società letteraria triestina) non si trattavano soltanto argomenti letterari paesani o nazionali. Le persone colte di Trieste leggevano autori francesi, russi, tedeschi, scandinavi ed inglesi. E nel piccolo ambiente si coltivava assiduamente e musica e pittura. Italo Svevo si trovò naturalmente attratto da tutti i cenacoli artistici e letterari della sua giovinezza.” (Profilo autobiografico)

“Parlava della Borsa come se si fosse trattato di una sola persona ch’egli descriveva trepidante per una minaccia o addormentata nell’inerzia e con una faccia che sapeva ridere e anche piangere.
Egli la vedeva salire la scala dei corsi ballando o scenderne a rischio di precipitare, eppoi l’ammirava come accarezzava un valore, come ne strangolava un altro, appare anche come insegnava alla gente la moderazione e l’attività.
Perché solo chi aveva del senno poteva trattare con lei.
V’erano tanti di quei denari sparsi per terra in Borsa, ma chinarsi a raccoglierli non era facile.”
(La coscienza di Zeno)


All’indomani dell’annessione di Trieste all’Italia, Svevo inizia a collaborare con il quotidiano La Nazione, pubblicando, in otto articoletti, una satira dedicata a quello che definisce “il più lento tramway del mondo”: “Noi del Tramway di Servola abbiamo tutti un aspetto mite di bestie pazienti e bastonate e ciò precisamente perché apparteniamo al Tramway di Servola. Non a questo aspetto soltanto ci conosciamo noi del Tramway di Servola, ma ci conosciamo tutti per nome, cognome e famiglia, da lunghi anni... Poi facendo il bilancio della nostra vita troviamo che metà della stessa è stata impiegata per aspettare il Tramway di Servola e l'altra metà per augurare al Tramway di Servola di andare sulle sue rotaie a quell'altro paese.”

Ricchezza

Italo Svevo
La Ricchezza
inc.: “La Ricchezza. / Il vecchio Feretti era arrivato a casa con una quantità di pacchi sotto le braccia.”
expl.: “Il momento più cattivo della giornata era il famoso quarto d’ora, quello dei conti, Il...”
La Ricchezza è un racconto incompiuto che è stato catalogato da Bruno Maier nella prima appendice alla raccolta Corto viaggio sentimentale
Museo Sveviano, Trieste