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 Leo Longanesi: la Fabbrica del Dissenso

Cronologia - Leo Longanesi

1905
Nasce a Bagnacavallo in provincia di Ravenna da una famiglia benestante. Il padre dirige una fabbrica di esplosivi e la madre discende da agiati possidenti.

1918-1922
La famiglia si trasferisce a Bologna, dove Leo frequenta il Liceo Galvani e si iscrive alla Facoltà di Legge senza però laurearsi. Attratto dal movimento fascista, entra in relazione con i gerarchi emiliani (Leandro Arpinati, Dino Grandi e Italo Balbo) muovendo i primi passi nel giornalismo locale. Accanto a Giorgio Morandi si cimenta inoltre nel disegno, dove subito emerge la sua vena di vignettista caricaturale.

1924
Soggiorna lungamente a Roma. Insieme con Mino Maccari compone la commedia Due servi.

1926
Collabora al «Selvaggio» di Maccari e fonda una sua rivista, «L’Italiano», che s’impone per la novità della veste grafica e delle rubriche, spesso satiriche e di «fronda».

1927
Pubblica il Vademecum del perfetto fascista, volumetto dove si mescolano satira e intransigenza.

1928
«L’Italiano» diventa anche casa editrice e pubblica opere di Bacchelli, Malaparte, Montano, Interlandi, Cardarelli, Baldini...

Leo Longanesi

1929
Collabora alla grande Esposizione internazionale che si tiene in Spagna, a Barcellona, curando la sezione dedicata alla stampa italiana. Comincia a dirigere «L’Assalto», settimanale della federazione fascista di Bologna.

1932
Si trasferisce a Roma, dove cura la Mostra del primo decennale della Rivoluzione fascista: in particolare, la Sala dedicata al Duce.

1933-1936
Disegni e quadri compaiono in diverse esposizioni. Benché gli venga affidata la propaganda relativa alla campagna d’Africa, la censura colpisce sia «L’Italiano» che «L’Assalto», specie per gli articoli antihitleriani e per quelli riguardanti la guerra civile spagnola. E’ spesso all’estero: Svizzera, Portogallo, Francia.

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1937
Fonda «Omnibus», edito da Rizzoli, settimanale illustrato di «Attualità politica e letteraria», che diventerà poi il modello di ogni magazine italiano. Vi collaborano Moravia, Brancati, Flaiano, Soldati, Pannunzio, Benedetti, Savinio...

1938
Disegna la nuova testata del «Popolo di Roma» e collabora alla sceneggiatura del film di Camerini, Batticuore.

1939
In gennaio «Omnibus» viene soppresso dalla censura con un pretesto dietro cui si cela il dissenso del Regime nei confronti dell’anticonformismo del settimanale. Sposa Maria Spadini che gli darà tre figli: Virginia, Caterina e Paolo. In viaggio di nozze si reca in Libia, ospite di Balbo. Dirige «Storia di ieri e di oggi», rotocalco quindicinale. Collabora alla sceneggiatura della Sposa dei re, film di Coletti.

1940
Cura per Rizzoli la collana di narrativa «Il sofà delle Muse» (il primo titolo è Il Deserto dei Tartari di Buzzati) e dirige il settimanale «Fronte – Giornale del soldato». Collabora con Soldati alla sceneggiatura del film Quartieri alti.

1941
A Milano, presso la Galleria Barbaroux, tiene la sua prima mostra personale con 48 opere. Illustra numerose copertine della rivista «Primato» diretta da Bottai.

1942
Va in scena a Roma l’atto unico Una conferenza. Compone la commedia Il commendatore. «Il Selvaggio» dedica un intero numero ai Disegni di Longanesi.

1943
E’ suo l’articolo di fondo del «Messaggero» di Roma (Per la Patria) del 25 luglio. Nella veste di soggettista (insieme con Steno e Flaiano) e di regista gira il film Dieci minuti di vita in cinque episodi. Le riprese vengono interrotte all’annuncio dell’armistizio, l’8 settembre, quando l’occupazione tedesca della Capitale lo mette in fuga verso Napoli.

1944
A Napoli cura insieme con Steno e Soldati la rubrica radiofonica Stella bianca di propaganda antifascista. Compare il primo e unico numero del «Profugo», testimonianza, in così critici frangenti, del suo instancabile attivismo. In luglio rientra a Roma, dove collabora al settimanale «Sette» e alla rivista satirica, Il suo cavallo, che va in scena al Teatro Valle.

Leo Longanesi

1945
Sollecitato dall’industriale Giovanni Monti si trasferisce a Milano per fondare la casa editrice «Longanesi & C.».

1946
Fonda il mensile di informazione bibliografica «Il Libraio» con la collaborazione di Giovanni Ansaldo. Va in scena a Milano l’atto unico La colpa è dell’anticamera interpretato da Ernesto Calindri.

1947
Pubblica Tempo di uccidere di Flaiano, che vince il premio
Strega, e il suo diario dell’ultimo decennio, Parliamo
dell’elefante
.

1948
Cura la propaganda elettorale della Democrazia Cristiana
e pubblica In piedi e seduti, una raccolta di memorie.

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1949
Esce da Rizzoli il volume iconografico Il mondo cambia. Storia di cinquant’anni.

1950
Pubblica Una vita, autobiografia per immagini. Fonda «Il Borghese», quindicinale di attualità politica, a cui collaborano Ansaldo, Baldacci, Spadolini, Montanelli, Prezzolini, Missiroli...

1951
Pubblica Il destino ha cambiato cavallo, un pamphlet contro opportunismo e corruzione della nuova classe dirigente. Si reca in Spagna e in Francia.

1952
Fonda «Il garofano rosso», quindicinale di propaganda anticomunista. Pubblica Un morto fra noi, cronaca amara degli anni del dopoguerra. Si reca in Germania.

1953
«Il Borghese» diventa settimanale e, attraverso la costituzione di circoli nelle varie città italiane, si propone come movimento politico che chiama «Lega dei Fratelli d’Italia».

1954
Pubblica pagine diaristiche intitolate polemicamente Ci Salveranno le vecchie zie?

Leo Longanesi


1955

Al teatro Odeon di Milano tiene il suo primo e ultimo discorso politico dal tema Che cos’è la destra in Italia. Disegna la campagna pubblicitaria della Vespa.

1956
La rivista «Graphis» di Zurigo, di cui disegna la copertina, gli dedica un numero speciale riproducendo suoi disegni, dipinti, bozzetti pubblicitari, fotogrammi di film. Per Enrico Mattei appronta la formula del quotidiano «Il Giorno».

1957
Pubblica La sua signora, satira della società contemporanea. Annota nel suo taccuino, alla data del 16 maggio: «E’ un peccato vivere, quando tanti elogi funebri ci attendono». Muore per infarto il 27 settembre.

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