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Archeologia in posa

Le fotografie di Roma scomparsa

Colosseo e meta Sudans. Veduta stereoscopica

Colosseo e meta Sudans. Veduta stereoscopica.

La meta Sudans e l’Arco di Costantino. Veduta stereoscopica

La meta Sudans e l’Arco di Costantino. Veduta stereoscopica.

In posa davanti alla meta Sudans

In posa davanti alla meta Sudans (1865-1870)

La valle del Colosseo con la meta Sudans e l’Arco di Costantino

La valle del Colosseo con la meta Sudans e
l’Arco di Costantino in una foto di circa il 1880.

La valle dell'Anfitetaro con l'Arco di Costantino

La valle dell’Anfiteatro con l’Arco di Costantino
e la meta Sudans, in una foto di circa il 1880,
prima dell’abbattimento del muraglione degli Orti Farnesiani che si intravede oltre l’Arco di Tito. A destra il Tempio di Venere e Roma
.

    

Nelle fotografie antiche è possibile ritrovare e rivedere monumenti andati perduti del tutto o in parte e comunque oggi sottratti alla vista o modificati sia rispetto all'aspetto originario che a quello ripreso dalla fotografia. E’ il caso dell'antica fontana romana detta meta Sudans, esistente fino alla metà degli anni Trenta tra l'Arco di Costantino, l'imbocco della salita della via Sacra verso l'Arco di Tiro e il Colosseo. Il monumentale cono laterizio costituente il nucleo originario della fontana, una volta rivestita di marmi forse decorati sui quali doveva scivolare costantemente un velo d'acqua, fu demolito per consentire una maggiore comodità alle truppe che sfilavano nelle parate militari del regime fascista.
Oggi quel nucleo di mattoni che ripete la forma dell'antica fontana è visibile solo nelle riprese fotografiche, che ne documentano non solo tutti gli aspetti, essendo stato ripreso da ogni angolazione, ma anche le fasi della demolizione, così come altre fotografie a noi contemporanee hanno documentato il recente scavo dell'area e l'individuazione delle fondazioni della fontana.
Allo stesso modo nelle fotografie si possono osservare diversi momenti di vari interventi di restauro, di ricerca scientifica, di scavo e di recupero all'esterno o all'interno dell'Anfiteatro Flavio: ponteggi provvisori di varie dimensioni eretti in diversi punti della cavea, lo scavo degli ipogei o degli accessi all'anfiteatro, la liberazione di alcune delle scale interne, la supervisione per la manutenzione dei restauri eseguiti dai pontefici.
Lo stesso Arco di Costantino, nella documentazione fotografica in cui sembra non mostrare alcuna differenza dall'aspetto attuale, in verità presenta tutte le connessioni territoriali con la realtà ad esso circostante: la suddetta meta Sudans, il Colosseo, i declivi dei colle Palatino, la via Sacra, il pendio del vicino colle Celio, l'antica via di San Gregorio, l'ottocentesca Passeggiata Archeologica.
Le immagini fotografiche presentano  il cosiddetto Arco di Druso all'altezza della Porta San Sebastiano, e la stessa porta che immette sulla via Appia antica. Anche in questo caso l'immagine della porta è priva dei restauri subiti in questo secolo, a partire dagli anni Trenta, quando Ettore Muti vi installò la propria abitazione, e soprattutto è legata a un contesto ancora fortemente agreste, come dimostrano i carri in sosta e la vicina osteria con la frasca: un mondo in cui la porta fu riferimento viario quanto umano, oggi antropologico.