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Archeologia in posa

I grandi maestri della fotografia archeologica romana

Il lato meridionale dell’Arco di Costantino. Veduta stereoscopica

Il lato meridionale dell’Arco di Costantino.
Veduta stereoscopica.

Lato meridionale dell'Arco di Costantino

Il lato meridionale dell’Arco di Costantino
in una foto degli anni 1870-1890. In margine l’annotazione “Erigé en 312 après la défaite de Maxence aux Roches Rouges, où Costantin”.

Il lato meridionale dell’Arco di Costantino. Veduta stereoscopica

Il lato meridionale dell’Arco di Costantino.
Veduta stereoscopica.

Il c.d. Arco di Druso e la Porta San Sebastiano

Il c.d. Arco di Druso e la Porta San Sebastiano
in una foto della fine dell’Ottocento.
Ai lati della porta, l’ufficio della Guardia di
Finanza e quella del dazio, attivo fino al 1906.

Chiesetta del Quo Vadis

Chiesetta del Quo Vadis, luogo del leggendario incontro tra Gesù e San Pietro.
In primo piano, a sinistra, un edificio funerario
ora scomparso, sulla destra lungo la via Appia, l’edicola rotonda costruita dal cardinale Pool, scampato in questo luogo ai sicari di Enrico VIII.

        

La fotografia antica di Roma occupa un posto a sé nel panorama delle categorie tematiche della fotografia antica stessa, sia per il gran numero di pose cui i monumenti di Roma archeologica furono sottoposti, così come tutti gli altri luoghi monumentali o caratteristici dell'Urbe, sia per la grande produzione commerciale delle fotografie, sia infine perché alla esecuzione di così vasto numero di immagini non provvidero solo fotografi locali, dal maggiore o minore talento artistico, ma molti dei maggiori fotografi stranieri - francesi, inglesi, tedeschi, americani soprattutto - che per propria iniziativa o per conto di ditte estere o italiane eseguirono vaste campagne fotografiche dei monumenti di Roma, dando a quelli archeologici la parte che essi richiedevano e che il mercato pretendeva.
Fin dal suo apparire - si ricordi che l'invenzione della “camera ottica” di Daguerre viene resa pubblica a Parigi nel 1839 - la fotografia, per la fedeltà e l'immediatezza della riproduzione del 'modello', entra subito in rapporto di 'sussidiarietà' con l'archeologia. A tal punto che già nel corso degli anni 1840-1841 il filologo inglese Alexander John Ellis, con l'ausilio di due fotografi 'romani', Lorenzo Suscipj e Domenico Morelli, esegue la riproduzione in dagherrotipia dei più importanti e celebri monumenti di Roma (fra i quali spiccano il Colosseo, l'Arco di Costantino, il Foro Romano e l'Arco di Tito).
Chi si occupò essenzialmente di fotografia archeologica fu John Henry Parker (1806~1884), che incaricò alcuni fotografi di eseguire campagne fotografiche regolari e programmate dei monumenti antichi di Roma, dando così definitivo riconoscimento alla realtà iconografica fotografica di Roma antica.
Alla tematica dell'antico e dei monumentale, anche se di altre epoche, si accosteranno fotografi come Flacheron, Caneva e Costant, ai quali si aggiungeranno personalità come MacPherson, Ashby, Chaufforiers, Anderson, Sommer e quindi gli italiani Belli, Alinari, Altobelli, Cuccioni, D'Alessandri, Lais, Le Lieure, Moscioni, Suscipj, Tuminello, Vasari.
Ma il grande fotografo d'archeologia romana deve essere considerato Thomas Ashby (1891-1930), perché nessuno come lui, da archeologo, ha saputo leggere nella trama degli scavi in corso e nelle tracce di quelli interrotti, sospesi o appena chiusi, colti nel momento che precede la definitiva messa in ordine. Preziose raccolte di fotografie antiche di Roma archeologica furono messe insieme, in tempi ormai lontani, da altri archeologi che furono tra i padri dell'archeologia topografica di Roma: Lanciani, Lugli, Jacopi, Gatteschi, Gatti, Gismondi. La ricerca fotografica dell'archeologia romana è quindi metodologia scientifica di indagine e di riconoscimento