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Archeologia in posa

Terme di Caracalla

Veduta del frigidarium dalla vasca ovest della natatio

Veduta del frigidarium dalla
vasca ovest della natatio
.

La palestra ovest negli anni 1878-1879

La palestra ovest durante gli scavi di
Giuseppe Fiorelli degli anni 1878-1879 che
posero completamente in luce i pavimenti a mosaico; in primo piano i capitelli con le
aquile e i fulmini di Zeus che coronavano le colonne del portico
.

Il caldarium visto dallo xystus

Il caldarium visto dallo xystus ancora occupato da pascoli e orti negli ultimi decenni dell’Ottocento.

La palestra ovest. Veduta stereoscopica

La palestra ovest. Veduta stereoscopica.

Una veduta del caldarium successiva al 1917

Una veduta del caldarium successiva al 1917.

       

Le Terme di Caracalla furono inaugurate nel 216 d.C. sotto il regno di Marco Aurelio Antonino Bassiano detto Caracalla, nella XII regio, Piscina Publica, posta nella parte meridionale della città, abbellita e monumentalizzata dal padre Settimio Severo con la via Nova, che portava alle nuove terme, e il Septizodium, un grandioso ninfeo a più piani, simile alla scena di un teatro ellenistico, voluto da Settimio Severo sulle pendici sudoccidentali del Palatino, come quinta monumentale all'inizio della via Appia.
Elio Sparziano dice che esse erano eximias et magnificentíssimas, ma incomplete all'atto dell'inaugurazione, e ultimate, intorno al 235, da Eliogabalo e Severo Alessandro. Restauri furono eseguiti da Aureliano, dopo un incendio, e da Diocleziano, che intervenne con lavori sull'acquedotto (aqua Antoniniana). Costantino modificò il caldarium con l'inserimento di un’abside semicircolare, lasciando testimonianza del suo intervento in un’iscrizione conservata nei sotterranei dell'edificio. Le terme nel V secolo d.C. erano perfettamente funzionanti, come è testimoniato dalle parole di Polemio Silvio che le cita come una delle sette meraviglie di Roma, e di Olimpiodoro, che parla della loro grandiosità che permetteva di accogliere, secondo calcoli moderni, 6.000-8.000 visitatori al giorno.
Le terme vissero solo tre secoli, in quanto furono definitivamente abbandonate dopo il 537 d.C., a seguito dell'assedio di Roma a opera di Vitige, re dei Goti, il quale tagliò gli acquedotti per prendere la città per sete. A quel punto il complesso termale, decentrato e pericoloso, cadde in abbandono e fu cimitero di pellegrini di VI-VIII secolo giunti a Roma e forse accolti nel vicino Xenodochium dei Santi Nereo e Achilleo. Il Liber Pontificalis ci informa di restauri all'acquedotto, almeno fino al IX secolo, da parte dei papi Adriano I, Sergio II e Nicolò I.
A partire dal XII secolo le terme furono cava di materiali per la decorazione di chiese e palazzi: tre capitelli con le aquile e i fulmini, simboli di Zeus, provenienti dalla palestra orientale, furono posti in opera, nel Duomo di Pisa, dopo opportuni riadattamenti. La stessa sorte subirono, ancora nel XII secolo, gli otto capitelli con Iside, Serapide e Arpocrate provenienti dalle biblioteche e riutilizzati nella Chiesa di Santa Maria in Trastevere. Nel XIV secolo il luogo era noto come paiatiurn Antonianum ed era sicuramente adibito a vigne e orti, vista anche la grande quantità d'acqua disponibile.
Durante il pontificato di Giulio II, nei primi anni del XVI secolo, la parte centrale delle terme era visitabile. Pochi anni dopo, gli scavi di papa Paolo III Farnese per la costruzione dei suo nuovo palazzo stravolsero completamente l'aspetto delle terme.
Nella seconda metà del XVI secolo papa Paolo V concesse le terme in proprietà ai Gesuiti del Seminario romano per portarvi i ragazzi a giocare nei giorni di festa, tra questi anche i giovani dell'Oratorio di San Filippo Neri.