Tasti di scelta rapida del sito: Menu principale | Corpo della pagina

Internet Culturale: cataloghi e collezioni digitali delle biblioteche italiane

Pagina dei contenuti


Home » Esplora »  Mostre

Sommario     Pagina precedente     Pagina successiva     Indice mostre

Archeologia in posa

I monumenti di Via Appia

Il secondo colombario di Vigna Codini

Il secondo colombario di Vigna Codini,
sull’Appia, scoperto nel 1847. Conteneva più
di trecento loculi quasi tutti di liberti di Augusto
.

Circo Massenziano Romuleo

Ora entriamo nel Circo Massenziano Romuleo,
ch’è il solo conservato dei nove principali
ch’ebbe l’antica Roma, ed anche il più recente. Serve all’archeologia per lo studio delle parti
di tal genere di edificio perché vi si ravvisano tutte;come l’accesso, le gradinate, la loggia imperiale,la spina le torri dei tibicini e le carceri,donde partivano le bighe.”
(G. Tomassetti, La campagna romana,
II, Roma 1910, pp. 97-98).
La foto risale alla fine dell’Ottocento
.

Il panorama della via Appia all’altezza del III miglio

Il panorama  della via Appia all’altezza
del III miglio, quando, dopo essere stato
stretto fra alti muri, finalmente si amplia, scendendo dolcemente per poi risalire verso
la Tomba di Cecilia Metella, la cui mole merlata
si vede sullo sfondo. La foto è degli anni 1870-1880 circa
.

Il Castello Caetani e la Tomba di Cecilia Metella in una foto della fine dell’Ottocento


Il Castello Caetani e la Tomba
di Cecilia Metella in una foto
della fine dell’Ottocento
.

La via Appia all’altezza della Chiesa di San Sebastiano

La via Appia all’altezza della Chiesa di San Sebastiano, sullo sfondo la Tomba di Cecilia Metella (1890).
Veduta stereoscopica
.

        

Nel primo miglio della via, poco distante dalla Porta San Sebastiano, sorge uno dei sepolcri più illustri della strada, costruito all'inizio dei III secolo a.C. da L. Cornelius Scipio Barbatus, console nel 298 a.C. che contiene le tombe di sei generazioni dì Cornelii Scipiones, una delle famiglie più potenti della Roma repubblicana. Scipione Barbato volle costruire il mausoleo nella via Appia appena realizzata. Il suo sarcofago dominava in posizione assolutamente centrale il sepolcro ed è quindi da riconoscersi come quello del fondatore.
La tomba fu scoperta nel 1614 per caso, anche se già se ne conosceva l'esistenza ma non la precisa localizzazione. In quell'anno fu recuperata l'iscrizione del figlio di Scipione Barbato, poi conservata, come tutte le altre, ai Musei Vaticani. Nel 1780, i fratelli Sassi, proprietari del terreno, fecero degli scavi per una cantina e ritrovarono il sepolcro. Il primo sarcofago rinvenuto fu quello di Publio Cornelio Scipione, forse figlio dell'Africano, poi quello di Lucio Cornelio Scipione, figlio dell'Asiatico. Furono allora intrapresi gli scavi completi delle gallerie e posti in luce tutti i sarcofagi. La scoperta fece grande sensazione sui contemporanei ed ebbe grande eco.
Nel 1926 il Comune di Roma realizzò un restauro integrale dei monumento e della sua facciata, collocando correttamente, al posto degli originali ora ai Musei Vaticani, copie dei sarcofagi e delle iscrizioni.
Usciti dalle Mura Aureliane, il complesso monumentale senz’altro più interessante e suggestivo è la residenza imperiale di Massenzio, sita tra il II e il III miglio della via Appia e costituita da tre distinti edifici: il palazzo, il circo, il mausoleo.
L’ultimo edificio preso in esame sul primo tratto della via Appia è il mausoleo di Cecilia Metella, che contende al complesso massenziano il titolo di più celebre monumento della via. Posto al III miglio dell'Appia Antica fu costruito, nel I secolo a.C., in onore della figlia di Cecilio Metello Cretico, moglie di Crasso, rampollo di una delle famiglie più ricche di Roma, che anche con questo edificio ne celebrava il potere e la ricchezza. La tomba era decorata da un fregio continuo a bucrani e ghirlande, che diede il nome di Capo di Bove all'area intorno in età medievale. Nel II secolo d.C. la zona venne in possesso di un ricchissimo ateniese, Erode Attico, marito di Annía Regilla, proprietaria dell'area; nel IV secolo, l'imperatore Massenzio vi costruì il circo e il palazzo che da lui prendono nome. Nel XIV secolo la tomba fu inglobata nel Castrum Caetaní, salvandosi da spoliazioni e ruberie; un tentativo di demolirla da parte di papa Sisto V, nel 1588, così come aveva fatto con il Septizodium alle pendici del Palatino, fu bloccato da una protesta popolare.