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Il Futurismo: le Edizioni Elettriche

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Mostra del pittore futurista Balla, Casa d’arte Bragaglia, 4-31 ottobre 1918. 1918

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Tato, La coppa Schneider, (1930?)

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Gino Severini, Ballerina=mare

 

  

A partire dal manifesto del 1910, il futurismo pittorico cresce rigoglioso, fin quasi ad oscurare il futurismo letterario. Marinetti aiuta questa crescita, apre le porte della società europea ai suoi pittori. Boccioni, subito dopo il lancio del Manifesto della Pittura Futurista, comincia a lavorare al progetto di "innalzare alla vita moderna un nuovo altare vibrante di dinamica" e mette quindi mano a quella che sarà una delle grandi tele più celebri del secolo: "La città sale", spettacolosa violenta vittoria sulla fatica dell'uomo, che egli ultima poi nel 1911, cioè nell'anno in cui dona all'arte italiana alcuni dei quadri che più splendidamente e compiutamente accolgono la poetica del Futurismo derivata dal testo marinettiano apparso su "Le Figaro" nel 1909, fra i quali gli "Stati d'animo", "Visioni simultanee" e "La strada entra nella casa".

Ma non è solo il caso di Boccioni. Anche Carrà e Severini tra il 1910 e il 1911 compiono uno straordinario salto di qualità, immettendo nella loro pittura un canto nuovo. Balla, che nel 1910 è in vista della quarantina, ed è già un maestro, resta affascinato al pari degli altri dalla poetica e dall'estetica marinettiane; ma siccome tra gli altri è quello che - quanto a cultura pittorica consolidata - più ha da perdere, impiega un paio d'anni per firmarsi convinto ed entusiasta FuturBalla.

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Giacomo Balla, Disegno su cartolina del Movimento futurista inviata a F.T. Marinetti

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Umberto Boccioni, Forme uniche nella continuità dello spazio, 1913