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Il Futurismo: le Edizioni Elettriche

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Carlo Carrà, Donna al balcone, 1912

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Giacomo Balla, Studio per Volo di rondini, 1913

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Carlo Carra’, Luigi Russolo, Umberto Boccioni, Un quadro futurista sfregiato dai Passatisti, (1911)

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Gino Severini, La danseuse obsedante, 1911

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Luigi Russolo, Profumo, 1909-10

 

   

Nel 1912 Marinetti presenta i primi quadri futuristi in alcune delle maggiori capitali europee. La prima esposizione è quella di Parigi, allestita nella galleria Bernheim-Jeune, di rue Richepanse, diretta da Felix Fénéon, uno scrittore che il poeta conosce da diversi anni. Forse anche per il prestigio che circonda la galleria, il successo della mostra fiorisce subito, nelle stesse ore del vernissage. Tanta gente della haute resta ammirata dinanzi alle opere esposte. All'inaugurazione giornalisti, critici, collezionisti, artisti; e in mezzo a questi ultimi alcuni cubisti, fra cui Metzinger. Va a ruba il catalogo, che ha una prefazione di Boccioni; il quale, da quando ha preso a frequentare Marinetti, è elegantissimo. E del resto son ben vestiti per l'occasione anche gli altri - Carrà, Severini e Russolo - che si fanno fotografare in gruppo con al centro il poeta: una fotografia che sfiderà il tempo.
Le prime recensioni della mostra parigina sono deludenti. Guillaume Apollinaire, il maître à penser della giovane avanguardia francese, scrive perfidamente che i futuristi italiani "sono dei coraggiosi, perché se non avessero avuto coraggio, non avrebbero esposto i loro quadri". Picasso, geniale e furbo, si defila. Ma nel giro di qualche giorno la musica cambia. Appaiono nei giornali varie e autorevoli recensioni lusinghiere: e sono firmate non soltanto da amici degli amici di Marinetti. E perciò Boccioni può scrivere a un suo amico: "D'un colpo abbiamo messo l'arte italiana al fianco di quella francese".
Poi Marinetti porta i quadri dei suoi pittori a Londra, nella Sackville Gallery. E in riva al Tamigi gira nuovamente la giostra degli stupori e delle riprovazioni, dei consensi e delle notazioni di luogo; ma con la differenza che novità futuriste appaiono ancor più sconcertanti in una città che, nelle sue espressioni culturali più solenni, stenta persino ad accettare l'impressionismo. Tuttavia se il "Daily Express" definisce "nuovo terrore" il Futurismo, "The Times" conserva il suo distacco, dedicando alla mostra una nota abbastanza serena. Ma sono importanti, per lo sviluppo del movimento futurista, e più generalmente per l'avanguardia europea, i colloqui che Marinetti e Boccioni intrecciano con alcuni giovani artisti e intellettuali inglesi. Tra quegli intellettuali e artisti emergerà il poeta americano Ezra Pound, che si troverà in contrasto con Marinetti, ma che infine lo citerà onorevolmente nei Cantos e ammetterà che egli stesso, Eliot e altri grandi della letteratura inglese di questo secolo furono in debito con il rinnovamento promosso dal Futurismo.
Quindi l'esposizione si ripete a Berlino nella galleria "Der Sturm", di Herwart Walden: ed è nuovamente una doccia scozzese di consensi e di dissensi, però con la consolazione dell'impegno d'acquisto di tutte le opere in mostra da parte del miliardario Bocardt. ("La città sale" era stata tuttavia prenotata a Londra dal celebre pianista Busoni). Ma dice l'acquirente, subito raccogliendo il consenso di Marinetti: "La condizione è questa: dovrete esporre i quadri anche in altre città europee, di modo che diventino famosi, aumentino di valore: e si configuri così per me il buon affare".

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Barbara, L’aeroporto abbranca l’aeroplano, 1938

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Umberto Boccioni, Volumi orizzontali, 1912