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Marinetti e il Futurismo

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Nunes Vais, Ritratto di F. T. Marinetti, 1917

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F. T. Marinetti con i legionari durante l’occupazione di Fiume, 1919

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Francesca e Pasqualino Cangiullo, Ritratto parolibero, Marinetti ferito, 1917

          

Il Futurismo si spande ovunque in Europa suscitando accese contestazioni, e l'orizzonte di Marinetti è internazionale. Ma egli è un ardente nazionalista. Diviene perciò uno dei protagonisti delle manifestazioni interventiste.
Marinetti trasmette il suo nazionalismo, la sua scelta interventista, a tutti i suoi compagni. Solo Carrà, forse, non è tanto convinto. Ma Boccioni, che fin da quando aveva diciassette anni è sempre stato tra amici socialisti, e tuttavia al pari di Severini non ha mai fatto ne mai farà una "pittura sociale", diviene un acceso avversario dei socialisti contrari alla guerra, da "marxista" che si diceva. La frequentazione di Marinetti lo ha cambiato. E anche Sant'Elia, che è perplesso di fronte alla prospettiva della guerra, cambia poi radicalmente idea ed è consonante con tutti gli altri del nord, del centro e del sud: dal suo amico Erba, a Carli; da Luciano Folgore, uno dei perni delle manifestazioni romane, a Jannelli.

A Milano, nel '15, quando l'entrata in guerra è realtà, tutti o quasi i futuristi si arruolano con Marinetti volontari nel battaglione Ciclisti e Automobilisti del capitano Carlo Monticelli: Russolo, Erba, Funi, Bugelli, Bucci, Sironi. A uno stesso plotone sono destinati Marinetti, Russolo, Boccioni, Sironi e Sant'Elia. Hanno il battesimo del fuoco a Dosso Casina, sulle montagne alte sopra il Garda. E lì fanno vita di avamposto e di trinceramento, di perlustrazioni e di sortite; affratellandosi nei rischi, nel freddo della notte. Soldati per l'Italia, come tutti gli altri innumerevoli fanti in grigio-verde.

C'è poi una parentesi, Marinetti torna a Milano in congedo, gira per l'Italia; ed è richiamato alle armi alla fine dell'estate 1916. Sottotenente artigliere, è colpito a Zagora da una granata austriaca. Ferite a una coscia e a un fianco. D'Annunzio, che va a far visita in un ospedale militare un suo amico aviatore, porta fiori anche a Marinetti degente: rose rosse. Guarisce, torna in uniforme e il 4 novembre 1918, quando la guerra è vinta, entra per primo, con un'autoblinda, in due delle tante piccole città del Veneto liberate: Aviano e Tolmezzo.
Ma la guerra ha intanto falciato due giovani giganti del Futurismo: il pittore e scultore Umberto Boccioni e l'architetto Antonio Sant'Elia.

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L’orgoglio italiano. Manifesto futurista. Milano, Direzione del Movimento Futurista, 1915