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Dante e il suo tempo - Catalogo

Inferno
 
Esposizioni
 
Inferno
Canto I
Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.

Con questi versi si apre la Commedia.
Dante, giunto alla soglia dei 35 anni, età che secondo la Bibbia doveva considerarsi metà della vita, si perde nella oscura selva, allegoria del peccato, a causa di un'anima preda di empie passioni.
Inizia così il viaggio ultraterreno necessario per ritrovare la retta via che porta a Dio. Una sorta di percorso iniziatico scandito nei tre luoghi dell'Aldilà: l'Inferno, luogo dove si manifestano agli occhi del poeta le gravi conseguenze del peccato, il Purgatorio, in cui avviene il processo di espiazione, il Paradiso luogo di eterna beatitudine.

 
 
 
Inferno
Canto II
Lo giorno se n'andava, e l'aere bruno
toglieva li animai che sono in terra
da le fatiche loro; e io sol uno

m'apparecchiava a sostener la guerra
sì del cammino e sì de la pietate,
che ritrarrà la mente che non erra.

Dante osserva il calar della sera e si prepara al cammino. Al suo fianco Virgilio, il poeta latino che lo guiderà attraverso Inferno e Purgatorio fino alle soglie del Paradiso, il cui accesso gli è negato non essendo battezzato.

 
 
 
Inferno
Canto III
Ed ecco verso noi venir la nave
un vecchio, bianco per antico pelo,
gridando: “ Guai a voi, anime prave!

Non isperate mai veder lo cielo:
i' vegno per menarvi a l'altra riva
ne le tenebre etterne, in caldo e n'gelo

Dante e Virgilio sono entrati nell'Inferno e dopo l'incontro con la prima schiera di dannati, i Pusillanimi, giungono sulle rive dell'Acheronte dove il vecchio demone Caronte traghetta i dannati.

 
 
 
Inferno
Canto IV
Così vid'i' adunar la bella scola
di quel segnor de l'altissimo canto
che sovra li altri com'aquila vola.

Dante è nel Limbo, dove sono ospitate le anime senza peccato, morte senza battesimo.
Pur non subendo alcuna pena esse sospirano sapendo che non godranno mai della visione di Dio che è Beatitudine Eterna, e anche questa è una forma di pena. Tra le anime del Limbo Dante incontra i quattro grandi poeti Omero ,Orazio, Ovidio, Lucano che una fama onorevole rammenta ai posteri.

 
 
 
Inferno
Canto IV
Così discesi nel cerchio primaio
giù nel secondo, che men loco cinghia
e tanto più dolor, che punge a guaio.

Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia:
esamina le colpe ne l'intrata;
giudica e manda secondo ch'avvinghia

Dante e Virgilio sono giunti nel secondo cerchio al cospetto di Minosse, il giudice infernale che decide le pene dei dannati attorcigliando la coda attorno al corpo tante volte quanti sono i cerchi che i dannati dovranno scendere.

 
 
 
Inferno
Canto V
“Amor condusse noi ad una morte.
Caina attende chi a vita ci spense”.
Queste parole da loro ci fuor porte.

Quand'io intesi quell'anime offense,
china' il viso, e tanto il tenni basso,
fin che'l poeta mi disse: “Che pense?”

Oltre Minosse Dante ode grida di dannati travolti dalle violenze di un'eterna bufera. Sono i lussuriosi, rei di non aver dominato le passioni. Qui Dante incontra Paolo e Francesca.

 
 
 
Inferno
Canto VI
Quando ci scorse Cerbero, il gran vermo,
le bocche aperse e mostrocci le sanne;
non avea membro che tenesse fermo

Siamo nel III° cerchio. Un'eterna pioggia di fango flagella i golosi immersi in una puzzolente fanghiglia. Cerbero, mostruoso cane a tre teste posto a guardia dell'Inferno, latra orribilmente e scuoia gli spiriti dannati.

 
 
 
Inferno
Canto VI
Ed elli a me: «La tua città, ch'è piena
d'invidia sì che già trabocca il sacco,
seco mi tenne in la vita serena.

Voi cittadini mi chiamaste Ciacco:
per la dannosa colpa de la gola,
come tu vedi, a la pioggia mi fiacco.

Dante incontra il fiorentino Ciacco a cui pone tre domande sul futuro politico di Firenze. Il dannato risponde descrivendo glia avvenimenti dopo il 1300.

 
 
 
Inferno
Canto VII
Lo buon maestro disse: «Figlio, or vedi
l'anime di color cui vinse l'ira;
e anche vo' che tu per certo credi

che sotto l'acqua è gente che sospira,
e fanno pullular quest'acqua al summo,
come l'occhio ti dice, u' che s'aggira.

Virgilio e Dante scendono al cerchio degli Iracondi. immersi nel pantano della Palude Stigia. Essi si percuotono e si mordono reciprocamente. Virgilio spiega che sotto il fango altri dannati con i loro lamenti fanno gorgogliare l'acqua in superficie.

 
 
 
Inferno
Canto VIII
Udir non potti quello ch'a lor porse;
ma ei non stette là con essi guari,
che ciascun dentro a pruova si ricorse.

Chiuser le porte que' nostri avversari
nel petto al mio segnor, che fuor rimase,
e rivolsesi a me con passi rari.

Attraversata la Palude sulla barca di Flegias i due poeti giungono alle porte della città di Dite, dove vengono bloccati da un gruppo di diavoli che impedisce l'accesso alla città. Virgilio si avvicina al gruppo di scalmanati per parlamentare, purtroppo Dante non riesce a capire le parole del maestro.

 
 
 
Inferno
Canto IX
Guarda», mi disse, «le feroci Erine.

Quest'è Megera dal sinistro canto;
quella che piange dal destro è Aletto;
Tesifón è nel mezzo»; e tacque a tanto.

Mentre attendono di oltrepassare la porta della città di Dite, Dante assiste all'apparizione delle tre Furie col corpo insanguinato e la chioma formata da serpenti aggrovigliati. Virgilio le indica al poeta per nome.

 
 
 
Inferno
Canto X
Subitamente questo suono uscìo
d'una de l'arche; però m'accostai,
temendo, un poco più al duca mio.

Ed el mi disse: «Volgiti! Che fai?
Vedi là Farinata che s'è dritto:
da la cintola in sù tutto 'l vedrai».

Dopo l'apparizione di un Angelo che spalanca la porta della città di Dite, Virgilio e Dante possono proseguire il viaggio. Si inoltrano in una landa desolata disseminata di sepolcri roventi in cui consumano la loro condanna gli Eretici. Un dannato spunta d'improvviso da uno dei sepolcri attirando l'attenzione di Dante. E' Farinata degli Uberti, capo dei ghibellini fiorentini.

 
 
 
Inferno
Canto XI
In su l'estremità d'un'alta ripa
che facevan gran pietre rotte in cerchio
venimmo sopra più crudele stipa;

e quivi, per l'orribile soperchio
del puzzo che 'l profondo abisso gitta,
ci raccostammo, in dietro, ad un coperchio

d'un grand'avello, ov'io vidi una scritta
che dicea: "Anastasio papa guardo,
lo qual trasse Fotin de la via dritta".

Giunti sull'orlo che separa il VI° dal VII° cerchio, i due poeti sono avvolti da un puzzo insopportabile che li costringe a sostare presso un sepolcro su cui Dante scorge il nome di Papa Anastasio.

 
 
 
Inferno
Canto XII
“Dintorno al fosso vanno a mille a mille,
saettando qual anima si svelle
del sangue più che sua colpa sortille”.

Noi ci appressammo a quelle fiere isnelle:
Chirón prese uno strale, e con la cocca
fece la barba in dietro a le mascelle.

Oltrepassata la roccia su cui si dimena il Minotauro, i due poeti giungono sul Flegetonte dalle cui rive i Centauri scoccano dardi sui violenti contro il prossimo immersi in un fiume di sangue bollente. Chirone incarica Nesso di far salire in groppa Dante e di farlo guadare. Procedendo, il centauro indica a Dante alcuni tiranni tra cui Ezzelino, Obizzo d'Este e Guido di Monfort.

 
 
 
Inferno
Canto XIII
Quel dinanzi: «Or accorri, accorri, morte!».
E l'altro, cui pareva tardar troppo, gridava:
«Lano, sì non furo accortel

e gambe tue a le giostre dal Toppo!».
E poi che forse li fallia la lena,
di sé e d'un cespuglio fece un groppo.

Guadato il fiume i due poeti penetrano in un'orribile selva fatta di arbusti contorti e spinosi sui cui rami nidificano le Arpìe. E' la selva dei Suicidi trasformati in vegetali, come spiega a Dante uno di essi, Pier de leVigne. Mentre Il poeta ascolta le parole dello sventurato sbucano improvvisamente due personaggi che corrono disperati inseguiti da un branco cagne. Sono due scialacquatori Il primo, probabilmente Lano da Squarcia riesce a dileguarsi, l'altro, sfinito, si butta a terra ed è dilaniato dal branco. E' Jacopo da Sant'Andrea.

 
 
 
Inferno
Canto XIV
tale scendeva l'etternale ardore;
onde la rena s'accendea, com'esca
sotto focile, a doppiar lo dolore

Sanza riposo mai era la tresca
de le misere mani, or quindi or quinci
escotendo da sé l'arsura fresca.

Dante e Virgilio riprendono il cammino e giungono ad una landa desolata battuta da una pioggia di fuoco che si rovescia senza sosta sui violenti contro Dio. Dante scorge un dannato dall'aria sprezzante che non sembra curarsi del tormento. E' Capaneo che si rivolge ai due con parole di disprezzo verso la divinità. Virgilio invita Dante a proseguire e strada facendo gli spiega che i fiumi infernali originano dalle lacrime di una statua di un vecchio celata in una grotta di Creta.

 
 
 
Inferno
Canto XV
la conoscenza sua al mio 'ntelletto;
e chinando la mano a la sua faccia,
«Siete voi qui, ser Brunetto?».

E quelli: «O figliuol mio, non ti dispiaccia
se Brunetto Latino un poco teco
ritorna ‘n dietro e lascia andar la traccia».

Allontanatisi dai bestemmiatori Dante incontra una schiera di sodomiti tra cui riconosce il suo antico maestro Brunetto Latini che profetizza l'esilio di Dante. Il poeta chiede chi siano i compagni di pena e Brunetto indica tra gli altri Prisciano, Francesco d'Accorso ed il cardinale Andrea de' Mozzi.

 
 
 
Inferno
Canto XVII
Ella sen va notando lenta lenta;
rota e discende, ma non me n'accorgo
se non che al viso e di sotto mi venta.

Io sentia già da la man destra il gorgo
far sotto noi un orribile scroscio,
per che con li occhi 'n giù la testa sporgo.

Oltre il luogo ove i sodomiti patiscono le loro pene una profonda fenditura blocca la discesa dei due poeti. Virgilio cerca di convincere il mostro Gerione, simbolo di frode, a trasportarli nel cerchio successivo, mentre Dante, aggirandosi tra gli usurai seduti sotto una pioggia di fuoco, con una borsa al collo, incontra Reginaldo Scrovegni. Tornato presso Virgilio che lo attende in groppa a Gerione, Dante si accomoda accanto al suo maestro ed insieme planano all'VIII° cerchio.

 
 
 
Inferno
Canto XVIII
Di qua, di là, su per lo sasso tetro
vidi demon cornuti con gran ferze,
che li battien crudelmente di retro.

Ahi come facean lor levar le berze
a le prime percosse! già nessuno
le seconde aspettava né le terze.

L'VIII° cerchio è un'immensa zona circolare solcata da dieci fossi e al cui centro si apre un pozzo. Scesi dalla schiena di Gerione i due poeti vedono schiere di peccatori. Son ruffiani e seduttori. Tra i ruffiani Dante riconosce Venedico Caccianemico che prostituì la sorella al marchese d'Este. Saliti sul ponte che scavalca la bolgia, incrociano i seduttori tra cui spicca per aspetto regale Giasone, punito per aver sedotto Medea. Procedendo oltre Dante fissa un dannato lordo di sterco. E' Alessio Interminelli di Lucca. Prima di allontanarsi Virgilio indica a Dante la meretrice Taide.

 
 
 
Inferno
Canto XIX
Ed el gridò: «Se' tu già costì ritto,
se' tu già costì ritto, Bonifazio?
Di parecchi anni mi mentì lo scritto.

Se' tu sì tosto di quell'aver sazio
per lo qual non temesti tòrre a 'nganno
la bella donna, e poi di farne strazio?».

La terza bolgia dell'ottavo cerchio è occupata dai simoniaci. Solo i piedi sporgono dal terreno dove sono conficcati a testa in giù mentre una fiamma tormenta la pianta dei piedi. Dante nota il frenetico movimento delle gambe di un dannato. Si tratta di Niccolò III che predice la venuta all'inferno di Bonifacio VIII e dopo di lui di Clemente V.

 
 
 
Inferno
Canto XXI
Con quel furore e con quella tempesta
ch'escono i cani a dosso al poverello
che di sùbito chiede ove s'arresta,

usciron quei di sotto al ponticello,
e volser contra lui tutt'i runcigli;
ma el gridò: «Nessun di voi sia fello!

Dopo aver attraversato la bolgia degli indovini, Dante e Virgilio penetrano in quella dei barattieri, i truffatori, che scontano la loro pena immersi in uno strato di pece bollente. Virgilio si fa strada nel gruppo di diavoli a guardia del luogo.

 
 
 
Inferno
Canto XXII
e come 'l barattier fu disparito,
così volse li artigli al suo compagno,
e fu con lui sopra 'l fosso ghermito.

Ma l'altro fu bene sparvier grifagno
ad artigliar ben lui, e amendue
cadder nel mezzo del bogliente stagno.

I due poeti si incamminano scortati da dieci diavoli. Dante li osserva mentre si apprestano a fare strazio di Ciampolo di Navarra. Virglio si informa su quali italiani siano sotto la pece e il dannato nomina tra gli sventurati Frate Gomita e Michele Zanche, entrambi sardi.

 
 
 
Inferno
Canto XXIII
Poi disser me: «O Tosco, ch'al collegio
de l'ipocriti tristi se' venuto,
dir chi tu se' non avere in dispregio».

E io a loro: «I' fui nato e cresciuto
sovra 'l bel fiume d'Arno a la gran villa,
e son col corpo ch'i' ho sempre avuto.

I poeti sono entrati nella sesta Bolgia dove gli ipocriti camminano lentamente, piangendo rivestiti di pesanti cappe di piombo. Due anime si rivelano a Dante. Sono Catalano dei Malavolti e Lodernigo degli Andalò.

 
 
 
Inferno
Canto XXIII
Mi disse: «Quel confitto che tu miri,
consigliò i Farisei che convenia
porre un uom per lo popolo a' martìri.

Attraversato è, nudo, ne la via,
come tu vedi, ed è mestier ch'el senta
qualunque passa, come pesa, pria.

L'attenzione di Dante viene attirata da un peccatore confitto in terra. E' Caifas il sommo sacerdote che ipocritamente favorì il martirio di Cristo. Ora, crocifisso in terra, viene eternamente calpestato dalla schiera di ipocriti. Alla stessa pena sono condannati suo suocero Anna e gli altri sacerdoti del sinedrio.

 
 
 
Inferno
Canto XXIV
Tra questa cruda e tristissima copia
corrëan genti nude e spaventate,
sanza sperar pertugio o elitropia:

con serpi le man dietro avean legate;
quelle ficcavan per le ren la coda
e 'l capo, ed eran dinanzi aggrappate.

I due poeti salgono sull'argine della VII° bolgia, dove i ladri scontano la loro condanna: correre tra ogni tipo di serpenti con le mani dietro la schiena legate da serpi. Ad ogni morso gli sventurati inceneriscono per poi rapidamente riprendere la forma d'uomo. Ad uno dei dannati Virgilio chiede il nome. Quello risponde esser Vanni Fucci, pistoiese, e predice a Dante le sventure dei Guelfi Bianchi.

 
 
 
Inferno
Canto XXV
Li altri due 'l riguardavano, e ciascuno
gridava: «Omè, Agnel, come ti muti!
Vedi che già non se' né due né uno».

Già eran li due capi un divenuti,
quando n'apparver due figure miste
in una faccia, ov'eran due perduti.

Mentre Vanni Fucci fugge, un centauro giunge gridando. E' Caco, il centauro che rubò il gregge di Ercole e per questo fu ucciso. Dopo l'allontanamento del centauro si avvicinano cinque ladri fiorentini, condannati a sopportare orribili metamorfosi.

 
 
 
Inferno
Canto XXVI
E 'l duca che mi vide tanto atteso,
disse: «Dentro dai fuochi son li spirti;
catun si fascia di quel ch'elli è inceso».

I due poeti giungono alla ottava bolgia in cui sono i consiglieri fraudolenti condannati a bruciare tra lingue di fuoco. Qui avviene l'incontro con Ulisse consumato dalle fiamme insieme al compagno Diomede.

 
 
 
Inferno
Canto XXVIII
e disse: «O tu cui colpa non condanna
e cu' io vidi su in terra latina,
se troppa simiglianza non m'inganna,

rimembriti di Pier da Medicina,
se mai torni a veder lo dolce piano
che da Vercelli a Marcabò dichina.

Dopo l'incontro con Guido da Montefeltro i due poeti penetrano nella nona bolgia dove i seminatori di discordia procedono orribilmente mutilati. Un dannato con la gola squarciata si avvicina a Dante dichiarando di essere Pier da Medicina.

 
 
 
Inferno
Canto XXVIII
e 'l capo tronco tenea per le chiome,
pesol con mano a guisa di lanterna;
e quel mirava noi e dicea: «Oh me!».

Di sé facea a sé stesso lucerna,
ed eran due in uno e uno in due:
com'esser può, quei sa che sì governa.

Accanto a Pier da Medicina con la lingua mozzata sta Curione seguito da Mosca dei Lamberti con le braccia ridotte a due orribili moncherini sanguinanti. Infine Dante incontra Bertram dal Bormio che avanza tenendo in pugno la propria testa mozzata.

 
 
 
Inferno
Canto XXIX
come ciascun menava spesso il morso
de l'unghie sopra sé per la gran rabbia
del pizzicor, che non ha più soccorso;

e sì traevan giù l'unghie la scabbia,
come coltel di scardova le scaglie
o d'altro pesce che più larghe l'abbia.

Ripreso il cammino, Dante confessa a Virgilio che nel luogo dovrebbe trovarsi un suo parente, Geri del Bello, che indica Dante con un gesto sdegnato. Dall'ultima Bolgia si alzano gli strazianti lamenti dei falsari. Discesi nell'ultimo argine vedono gli alchimisti ricoperti di croste grattarsi con furia. Dante si intrattiene con due di loro, Griffolino d'Arezzo e Capocchio.

 
 
 
Inferno
Canto XXX
Ed elli a me: «Quell'è l'anima antica
di Mirra scellerata, che divenne
al padre fuor del dritto amore amica.

Siamo ancora nella X° Bolgia. Improvvisamente irrompono due spiriti rabbiosi. Uno è Gianni Schicchi, che azzanna Capocchio, e l'altro è Mirra, che soddisfece la sua passione incestuosa per il padre fingendosi un'altra. Oltrepassati i due spiriti, Dante volge lo sguardo ad altri dannati, soffermandosi in particolare su Maestro Adamo, un falsario. Al termine della conversazione Dante gli chiede chi siano i due dannati che gli stanno accanto. Il falsario risponde che si tratta della Moglie di Putifarre e del greco Sinone.

 
 
 
Inferno
Canto XXXI
tal parve Antëo a me che stava a bada
di vederlo chinare, e fu tal ora
ch'i' avrei voluto ir per altra strada.

Ma lievemente al fondo che divora
Lucifero con Giuda, ci sposò;
né sì chinato, lì fece dimora,

e come albero in nave si levò.

I due poeti si incamminano sull'ultimo argine quando, al suono di un corno, si rivelano alla vista i Giganti che sporgono col busto dal pozzo centrale. Il primo gigante a cui si avvicinano è Nembrot che si esprime in una lingua sconosciuta. I poeti continuano a camminare ed incontrano un secondo gigante più grande e temibile. E' Fialte incatenato in eterno per aver tentato la scalata al cielo. Dante esprime il desiderio di vedere Briareo, ma Virgilio gli risponde che vedranno Anteo. Giunti presso l'imponente creatura, Virgilio gli si rivolge con parole lusinghiere pregandolo di deporli sul fondo ghiacciato del nono cerchio. Delicatamente il gigante posa i due poeti sul fondo del pozzo.

 
 
 
Inferno
Canto XXXII
e come 'l pan per fame si manduca,
così 'l sovran li denti a l'altro pose
là 've 'l cervel s'aggiugne con la nuca:

non altrimenti Tidëo si rose
le tempie a Menalippo per disdegno,
che quei faceva il teschio e l'altre cose.

Siamo sulla distesa ghiacciata che si stende nell'ultimo cerchio. Dante e Virgilio procedono con circospezione nella prima zona, la Caina, dalla cui superficie ghiacciata spuntano le teste dei traditori dei parenti. Dante incontra reciprocamente avvinghiati i due fratelli Conti di Mangona e Camicion de' Pazzi, che predice l'arrivo del fratello Carlino. Proseguendo i due passano nella seconda zona, l'Antenora, riservata ai traditori della patria. Dante incontra Bocca, traditor di Montaperti, che indica altri dannati tra cui Tesauro Beccheria, Gianni de' Soldanieri, Gano di Maganza, Tebaldello. Poco più avanti Dante scorge due dannati confitti in una buca, uno dei quali mastica furiosamente il capo dell'altro.

 
 
 
Inferno
Canto XXXIII
Queta'mi allor per non farli più tristi;
lo dì e l'altro stemmo tutti muti;
ahi dura terra, perché non t'apristi?

Poscia che fummo al quarto dì venuti,
Gaddo mi si gittò disteso a' piedi,
dicendo: "Padre mio, ché non m'aiuti?"

Il dannato introdotto alla fine del canto precedente dichiara essere il Conte Ugolino. Narra a Dante le circostanze della sua morte di cui è responsabile l'Arcivescovo Ruggieri sul cui capo riprende ad accanirsi. I due passano nella terza zona, la Tolomea, dove sono puniti i traditori degli ospiti. Nonostante ancora vivente, Dante incontra tra i dannati di questa zona Frate Alberigo che gli spiega come l'anima del traditore piomba immediatamente dopo aver commesso il peccato, mentre il corpo ancora in vita viene occupato da un diavolo. Accanto al frate è Branca Doria.

 
 
 
Inferno
Canto XXXIV
Quando noi fummo fatti tanto avante,
ch'al mio maestro piacque di mostrarmi
la creatura ch'ebbe il bel sembiante,

d'innanzi mi si tolse e fé restarmi,
«Ecco Dite», dicendo, «ed ecco il loco
ove convien che di fortezza t'armi».

Proseguendo il cammino nell'ultima zona del Cocito, i due poeti giungono alla quarta zona del nono cerchio dove i dannati giacciono completamente sepolti nel ghiaccio. Ad un tratto appare la gigantesca mole di Dite, Lucifero, che esce dal ghiaccio a mezzo petto. Possiede sei enormi ali da pipistrello il cui movimento provoca il vento che ghiaccia Cocito. L'enorme testa ha tre facce dalle cui biche vengono maciullati tre peccatori. Si tratta dei tre supremi traditori della Chiesa e dell'Impero, Giuda, Bruto e Cassio. Virgilio avverte Dante che è ora di riprendere il cammino Essi varcano il centro della Terra e tramite uno stretto e tortuoso sentiero escono nell'emisfero australe dove rivedono le stelle.