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Dante e il suo tempo - Catalogo

Purgatorio: Canti I-XV
 
Esposizioni
 
Purgatorio
Canto I
Lo bel pianeto che d'amar conforta
faceva tutto rider l'orïente,
velando i Pesci ch'erano in sua scorta.

I' mi volsi a man destra, e puosi mente
a l'altro polo, e vidi quattro stelle
non viste mai fuor ch'a la prima gente.

Dante, uscito dalle tenebre infernali, gode della purezza dell'aria e guarda con diletto la volta celeste illuminata dalle stelle che solo Adamo ed Eva poterono vedere, compiangendo il nostro emisfero privo di tale splendore.

 
 
 
Purgatorio
Canto I
Or ti piaccia gradir la sua venuta:
libertà va cercando, ch'è sì cara,
come sa chi per lei vita rifiuta.

Tu 'l sai, ché non ti fu per lei amara
in Utica la morte, ove lasciasti
la vesta ch'al gran dì sarà sì chiara.

I due poeti incontrano un vecchio dall'aspetto venerando. E' Catone, il custode del Purgatorio, che, credendoli dannati sfuggiti all'Inferno, li rampogna duramente. Virgilio gli rivela la loro vera condizione. Catone allora concede loro il permesso di entrare in Purgatorio.

 
 
 
Purgatorio
Canto II
Lo mio maestro ancor non facea motto,
mentre che i primi bianchi apparver ali;
allor che ben conobbe il galeotto,

gridò: «Fa, fa che le ginocchia cali.
Ecco l'angel di Dio: piega le mani;
omai vedrai di sì fatti officiali.

È l'alba e i due si trovano ancora sulla spiaggia del Purgatorio quando all'orizzonte appare un angelo a poppa di una veloce imbarcazione carica di spiriti salmodianti.

 
 
 
Purgatorio
Canto II
Da poppa stava il celestial nocchiero,
tal che faria beato pur descripto;
e più di cento spirti entro sediero.

" In exitu Isräel de Aegypto "
cantavan tutti insieme ad una voce
con quanto di quel salmo è poscia scripto

Una delle anime si stacca dal gruppo e si avvicina. Dante tenta di toccarla, ma invano. In Purgatorio, a differenza dell'Inferno, il corpo è immateriale. Dante riconosce nello spirito l'amico Casella che intona un canto.

 
 
 
Purgatorio
Canto III
E mentre ch'e' tenendo 'l viso basso
essaminava del cammin la mente,
e io mirava suso intorno al sasso,

da man sinistra m'apparì una gente
d'anime, che movieno i piè ver' noi,
e non pareva, sì venïan lente.

Allontanatasi dal gruppo di anime giungono ai piedi di un erto pendio su cui procede lentamente una seconda schiera di anime. Una di esse invita Dante a riconoscerla, ma il poeta confessa di non averla mai vista. L'anima si scopre essere re Manfredi pentitosi in punto di morte.

 
 
 
Purgatorio
Canto IV
Noi salavam per entro 'l sasso rotto,
e d'ogne lato ne stringea lo stremo,
e piedi e man volea il suol di sotto.

Poi che noi fummo in su l'orlo suppremo
de l'alta ripa, a la scoperta piaggia,
«Maestro mio», diss'io, «che via faremo?».

I due poeti si inerpicano lungo il ripido sentiero che porta al I° balzo del Purgatorio. Dopo molta fatica raggiungono un ampio balzo che circonda tutto il monte del Purgatorio dove sostano. Dante chiede quanto sarà lungo il cammino perché la montagna appare a tal punto alta da celare alla vista la cima. Virgilio risponde che la salita diviene più lieve man mano che si sale.

 
 
 
Purgatorio
Canto IV
Là ci traemmo; e ivi eran persone
che si stavano a l'ombra dietro al sasso
come l'uom per negghienza a star si pone.

E un di lor, che mi sembiava lasso,
sedeva e abbracciava le ginocchia,
tenendo 'l viso giù tra esse basso.

Da un masso vicino proviene una voce. Appartiene all'amico Belacqua che siede all'ombra di un macigno insieme ad un gruppo di spiriti negligenti. Dante intrattiene con l'anima una piacevole conversazione.

 
 
 
Purgatorio
Canto V
«Questa gente che preme a noi è molta,
e vegnonti a pregar», disse 'l poeta:
«però pur va, e in andando ascolta».

«O anima che vai per esser lieta
con quelle membra con le quai nascesti»,
venian gridando, «un poco il passo queta.

Lasciati i negligenti incrociano un'altra schiera di anime che avanza lentamente cantando. Sono tutte morte di morte violenta e affermano di essersi pentite all'estremo della vita. Una di esse dichiara di essere Jacopo del Cassero, proditoriamente ucciso da Azzo d'Este.

 
 
 
Purgatorio
Canto V
Lo corpo mio gelato in su la foce
trovò l'Archian rubesto; e quel sospinse
ne l'Arno, e sciolse al mio petto la croce

ch'i' fe' di me quando 'l dolor mi vinse;
voltòmmi per le ripe e per lo fondo,
poi di sua preda mi coperse e cinse».

Un'altra anima si avvicina e prega Dante di pregare per lei per abbreviare la sua permanenza in Purgatorio. Dichiara di essere Bonconte da Montefeltro. Dante chiede allo spirito dove sia finito il suo corpo dopo la Battaglia di Campaldino. Bonconte narra che un diavolo furioso di aver perso un'anima fece strazio del suo corpo scagliandolo nelle acque dell'Arno.

 
 
 
Purgatorio
Canto V
«ricorditi di me, che son la Pia:
Siena mi fé, disfecemi Maremma:
salsi colui che 'nnanellata pria

disposando m'avea con la sua gemma».

Al termine del racconto di Bonconte un terzo spirito si avvicina a Dante affermando di chiamarsi Pia, morta tragicamente come ben sa chi la sposò.

 
 
 
Purgatorio
Canto VII
«Per tutt'i cerchi del dolente regno»,
rispuose lui, «son io di qua venuto;
virtù del ciel mi mosse, e con lei vegno.

Non per far, ma per non fare ho perduto
a veder l'alto Sol che tu disiri
e che fu tardi per me conosciuto.

Dopo l'incontro con Pia altre anime si avvicinano raccomandandosi alle preghiere del poeta. Fra costoro ci sono Benincasa da Laterina, Guccio Tarlati, Federigo Novello, Farinata Scornigiani, il conte Orso degli Alberti e Pier Pettinaio. Oltrepassando il gruppo dei questuanti Virgilio spiega a Dante l'importanza della preghiera. Poco più in là scorgono un'anima solitaria. E' Sordello, compaesano di Virgilio al quale tributa un riverente omaggio.

 
 
 
Purgatorio
Canto VII
“Salve, Regina” in sul verde e 'n su' fiori
quindi seder cantando anime vidi,
che per la valle non parean di fuori.

«Prima che 'l poco sole omai s'annidi»,
cominciò 'l Mantoan che ci avea vòlti,
«tra color non vogliate ch'io vi guidi.

Sordello guida i due poeti in un'amena valletta dove potranno trascorrere la notte; fermatosi sul limite di essa, indica le anime dei principi che in essa riposano, Rodolfo d'Asburgo, Ottocaro II di Boemia, Filippo III di Francia, Enrico I di Navarra, Pietro III di Aragona, Carlo I d'Angiò, Enrico III d'Inghilterra, Guglielmo VII marchese di Monferrato.

 
 
 
Purgatorio
Canto VIII
Sentendo fender l'aere a le verdi ali,
fuggì 'l serpente, e li angeli dier volta,
suso a le poste rivolando iguali.

È l'imbrunire. Dal cielo scendono due angeli con ali e vesti verde chiaro (la speranza) e due spade fiammeggianti ma spuntate (giustizia e misericordia di Dio). Hanno il compito di impedire che il serpente penetri nella valletta. Tra gli spiriti Dante riconosce Nino Visconti morto nel 1296 ,guelfo, che chiede di ricordarlo alla figlia Giovanna, poiché la moglie l'ha dimenticato, sposando Galeazzo Visconti di Milano. Nella valletta entra un serpente (la tentazione del male); gli angeli lo fanno fuggire. Uno spirito, che si era accostato a Nino si presenta: è Corrado Malaspina (signore della Lunigiana. morto nel 1294).

 
 
 
Purgatorio
Canto IX
La concubina di Titone antico
già s'imbiancava al balco d'orïente,
fuor de le braccia del suo dolce amico;

di gemme la sua fronte era lucente,
poste in figura del freddo animale
che con la coda percuote la gente;

Scende la notte. Dante, Virgilio e gli spiriti si addormentano.

 
 
 
Purgatorio
Canto IX
in sogno mi parea veder sospesa
un'aguglia nel ciel con penne d'oro,
con l'ali aperte e a calare intesa;

ed esser mi parea là dove fuoro
abbandonati i suoi da Ganimede,
quando fu ratto al sommo consistoro.

Dante sogna di essere rapito da un'aquila dalle ali dorate che lo porta verso la sfera del Fuoco (che circonda quella dell'Aria e tutta la Terra).

 
 
 
Purgatorio
Canto IX
E come l'occhio più e più v'apersi,
vidil seder sovra 'l grado sovrano,
tal ne la faccia ch'io non lo soffersi;

e una spada nuda avë a in mano,
che reflettë a i raggi sì ver' noi,
ch'io dirizzava spesso il viso in vano.

Al risveglio Dante si accorge di non esser più nella valletta. Virgilio gli svela che mentre dormiva Santa Lucia lo ha portato in volo fino alla porta del Purgatorio. L'Angelo guardiano chiede chi ha permesso che giungessero fin lì. Virgilio risponde che li ha scortati Lucia. L'Angelo con la punta della sua spada graffia la fronte di Dante disegnandovi 7 "P" (i 7 peccati capitali) dei quali il viaggiatore penitente dovrà liberarsi durante l'ascesa delle 7 cornici del Purgatorio. L'Angelo apre la porta con 2 chiavi, una d'oro (il potere del sacerdote di operare come confessore), l'altra d 'argento (la sapienza del confessore che deve comprendere e giudicare chi si confessa) spiegando che il penitente è ammesso al Purgatorio a condizione che nessuna delle due si inceppi.

 
 
 
Purgatorio
Canto X
Intorno a lui parea calcato e pieno
di cavalieri, e l'aguglie ne l'oro
sovr'essi in vista al vento si movieno.

La miserella intra tutti costoro
pareva dir: «Segnor, fammi vendetta
di mio figliuol ch'è morto, ond'io m'accoro»;

I due poeti salgono alla I^ cornice, larga circa 5 m. La ripida parete che sale alla cornice seguente è di marmo: su di essa, in bellissimi bassorilievi le cui figure sembrano parlare e cantare sono rappresentate scene della storia sacra: l'annunciazione dell'angelo a Maria; il trasporto dell'Arca santa al cospetto di re Davide; l'imperatore romano Traiano, rappresentato mentre rende giustizia ad una vedova, considerato un giusto che per intercessione di papa Gregorio I fu resuscitato e convertito, ottenendo così la salvezza eterna. Avanzano lentamente, battendosi il petto, vari spiriti,schiacciati a terra peri grandi massi che recano sul dorso: sono i superbi.

 
 
 
Purgatorio
Canto XII
Di pari, come buoi che vanno a giogo,
m'andava io con quell'anima carca,
fin che 'l sofferse il dolce pedagogo.

Ma quando disse: «Lascia lui e varca;
ché qui è buono con l'ali e coi remi,
quantunque può, ciascun pinger sua barca»;

Virgilio chiede agli spiriti della I^ cornice quale sia la via meno scoscesa verso quella superiore. Uno di essi si offre come guida. E' il ghibellino Omberto Aldobrandeschi superbamente orgoglioso delle sue origini. Un altro spirito riconosce Dante: è Oderisi da Gubbio, famoso illustratore di libri. Secondo lui, in ogni arte, si ha un continuo progresso: come miniatore, Franco da Bologna lo ha ora superato, dunque è vano provare orgoglio per la propria fama. Così è nel campo della pittura dove la fama di Giotto ha superato quella di Cimabue o in poesia dove Guido Cavalcanti ha superato Guido Guinizzelli. Dante incontra anche il ghibellino Provenzano Salvani. Proseguendo Dante vede sul pavimento altri bassorilievi raffiguranti esempi di superbia punita.

 
 
 
Purgatorio
Canto XII
O folle Aragne, sì vedea io te
già mezza ragna, trista in su li stracci
de l'opera che mal per te si fé.

Tra i superbi ritratti nei bassorilievi troviamo Saul, che si getta sulla sua spada; Niobe che vede i propri figli saettati dagli dei; Aracne, mutata in ragno poiché osò sfidare Minerva nella tessitura; Roboamo cacciato dal popolo per la sua tracotanza; Erifile che tradì il marito per una collana e venne uccisa dal figlio; Sennacherib, re assiro che, assalita Gerusalemme, ne è ricacciato e viene perciò ucciso dai suoi stessi figli; Ciro, re persiano, ucciso da Tamiri, regina degli sciiti; Oloferne decapitato da Giuditta. È circa mezzogiorno quando giunge un angelo che li guida a un passaggio nella roccia. Nel passaggio c'è una scala simile a quella che porta a San Miniato al Monte, sulla collina di Firenze. Il poeta, salendo, ha la sensazione di muoversi più facilmente. Virgilio gli spiega che l'ala dell'Angelo ha cancellato una delle P dalla sua fronte: ogni volta che ciò accadrà, Dante si sentirà più leggero.

 
 
 
Purgatorio
Canto XIII
Così li ciechi a cui la roba falla
stanno a' perdoni a chieder lor bisogna,
e l'uno il capo sopra l'altro avvalla,

perché 'n altrui pietà tosto si pogna,
non pur per lo sonar de le parole,
ma per la vista che non meno agogna.

Saliti sulla seconda cornice, più stretta di quella precedente, odono voci di spiriti che a mo' di insegnamento per le anime degli invidiosi ospiti della cornice descrivono esempi di amore e di carità. A fatica si distinguono gli spiriti che, seduti lungo la parete, recitano litanie; hanno le palpebre cucite con fil di ferro e tentano di piangere.

 
 
 
Purgatorio
Canto XIII
Ed ella a me: "Chi t'ha dunque condotto
qua sù tra noi, se giù ritornar credi?"
E io: «Costui ch'è meco e non fa motto.

Dante chiede se tra gli spiriti vi sia qualche italiano. Gli risponde Sapia Salvani, zia di Provenzano; ammette di aver avuto, in vita, piacere dalle disgrazie degli altri e di essersi perciò augurata che i Senesi fossero sconfitti come poi accadde a Colle Val d'Elsa; pentitasi in fin di vita, è lì grazie anche alle preghiere di Pier Pettinaio. Dante ammette di essere stato talvolta invidioso e spiega le ragioni del suo viaggio. Sapia chiede di essere ricordata ai suoi parenti.

 
 
 
Purgatorio
Canto XV
Poi vidi genti accese in foco d'ira
con pietre un giovinetto ancider, forte
gridando a sé pur: «Martira, martira!».

E lui vedea chinarsi, per la morte
che l'aggravava già, inver' la terra,
ma de li occhi facea sempre al ciel porte,

Altri due spiriti chiedono a Dante chi egli sia, ma il poeta risponde genericamente. Dal dialogo tra i due si capisce che uno è Rinieri da Calboli e l'altro Guido del Duca. I due poeti proseguono. Li raggiungono voci che gridano esempi di invidia punita, tra queste si ode l'urlo di Aglauro. Appena giunto alla 3^ cornice, Dante ha una serie di visioni tra cui il martirio di Santo Stefano. Procedendo nella luce serale, i due si vedono venire incontro una nube di denso fumo.

 
 
 

Vai ai Canti XVI-XXXIII