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Dante e il suo tempo - Catalogo

Approfondimenti
 
 
Il personaggio dantesco è da identificare, con grande probabilità, con un Maestro Adamo, di origine inglese, ma residente a Bologna nel 1270 e "familiare dei conti di Romena" , come risulta da un documento bolognese del 1277. Per i Guidi, conti di Romena, Maestro Adamo falsificò il fiorino di Firenze, moneta pregiata e molto ricercata nei commerci. Caduto, poco dopo, nelle mani della Signoria fiorentina, Maestro Adamo venne bruciato vivo come falsario. L'appellativo Maestro indica che non era un semplice artigiano, ma insignito di un titolo accademico.
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Il maiale era a tal punto indispensabile per l'alimentazione che la legge vietava, pena la morte, il suo pignoramento. Le famiglie contadine disponevano per il loro fabbisogno di alcuni maiali che pascolavano nei boschi di proprietà collettiva. La pratica di far razzolare il maiale nei boschi produsse razze incrociate con il cinghiale molto diverse da quelle attuali. La macellazione, alla fine dell'autunno, era un'operazione molto complessa a cui partecipavano numerose persone. Parte della carne veniva mangiata subito, altra, salata, affumicata o insaccata, veniva consumata durante l'anno. Dal sangue mischiato alla farina si ricavavano dolci.
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Figlio naturale di Federico II di Svevia, Manfredi nacque nel 1232 circa. Alla morte del padre ereditò il regno di Sicilia e dell'Italia meridionale continuando la politica paterna di opposizione al potere temporale del papato e di sostegno alle fazioni ghibelline italiane avversi ai guelfi. Scomunicato, fu ucciso nella battaglia di Benevento (1266) dai francesi alleati del papa.
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L'identificazione di questo personaggio è impossibile a causa delle scarse notizie fornite da Dante. Come molti altri personaggi del Purgatorio il suo profilo biografico è limitato al nome ed alla caratteristica saliente della sua spiritualità. Si tratta di un personaggio della Marca Trevigiana, vissuto nella seconda metà del XIII sec., uomo di corte di provate virtù, saggezza e liberalità, che divenne motivo di ispirazione per la novellistica popolare, cui Dante, gli antichi commentatori della Commedia, e, in seguito, il Boccaccio attinsero.
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Simone de Brie diventò papa nel 1281 con il nome di Martino IV, nel conclave tenutosi alla morte di Niccolò III. La sua elezione fu manovrata da Carlo d'Angiò al quale Martino IV restò sempre fedele. Di lui si ricorda la grande magnanimità, insieme a numerosi aneddoti sulla sua golosità.
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L'ufficio di Matelda, unica abitante permanente del Paradiso Terrestre, è immergere nelle acque del Lete, il fiume che cancellerà anche il ricordo del peccato, le anime che hanno completato la purificazione attraverso le cornici del Purgatorio e poi condurle a bere le acque dell'Eunoé, il fiume che ravviva la virtù. Due questioni hanno impegnato la critica dantesca intorno a questo personaggio: la sua identità storica ed il suo valore simbolico. Per quanto riguarda l'identificazione di Matelda, tutti gli antichi commentatori non ebbero dubbi nel riconoscervi Matilde di Canossa. A differenza degli altri guardiani e custodi della Commedia, tutti personaggi effettivamente esistiti nel mito o nella storia, Matelda, essendo custode del paradiso Terrestre, luogo rituale che segna il passaggio dal Purgatorio al Paradiso, è soprattutto un concetto al quale il poeta ha dato un nome il cui valore e significato oggi ci sfugge. La caratteristica predominante di questo personaggio è la levità, che contrasta con qualsiasi precisa determinazione. Se il Paradiso Terrestre rappresenta l'età dell'oro dell'umanità, Matelda è la raffigurazione della felicità, dell'umanità in armonia con il Creatore.
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I primi cristiani si riunivano nella preghiera notturna non per approfittare del sonno di Cesare,come si diceva, ma per un preciso motivo spirituale. In mancanza di indicazioni precise sull'ora della Parousìa, il ritorno promesso da Cristo , era consigliabile farsi trovare mondi da peccati vegliando anche di notte. Per questo le comunità monastiche previdero una veglia notturna chiamata mattinale.
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Il termine acquavite (acqua vitae) indica con chiarezza la credenza medievale che l'alcool puro fosse la panacea di tutti i mali.
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Uno dei principali protagonisti del processo di cambiamento che portò l'Europa alla modernità fu il mercante medievale. Eppure per lungo tempo i contemporanei lo guardarono con sospetto e giudicarono con riprovazione i suoi traffici. La Chiesa considerava il profitto legato al commercio frutto di un inganno piuttosto che giusto compenso. L'etica dell'accumulazione contrastava non solo con la concezione cristiana che la definiva avidità, ma anche con la mentalità aristocratica che considerava un valore l'ostentata dissipazione delle ricchezze. Nel corso dei secoli questo giudizio si stemperò. A poco a poco le prediche, pur riservando ai nobili ed al clero maggior rilevanza sociale, raccomandavano ugual rispetto anche alle classi urbane, tra i mercanti. Restarono equiparati agli ordini diabolici solo i mimi e gli attori. L'ingente ricchezza affluita nelle città non poteva non modificare il giudizio sulla natura del profitto. Il successo negli affari non era più frutto diabolico, ma l'evidente segno della benevolenza di Dio.
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Dopo il gloria, l'omelia veniva pronunciata in volgare in modo che tutti potessero capire. Esistevano prontuari di omelie per evitare che un clero ignorante e sbrigativo peggiorasse la situazione di masse ancora imbevute di credenze pagane, soprattutto in campagna. La seconda parte della messa prevedeva l'offertorio, il dono di prodotti della terra da parte dei fedeli, in seguito sostituita poi da un'offerta in danaro. Se la raccolta veniva considerata insufficiente, il sacerdote ricominciava da capo la messa. Arrivato di nuovo all'offertorio, se ancora l'offerta era troppo esigua ricominciava da capo con una nuova messaÂ… e così via, in teoria all'infinito. I fedeli, presi per sfinimento, consegnavano al sacerdote la somma ritenuta congrua. Durante il canone, una lunga preghiera di consacrazione appena bisbigliata, molti uscivano dalla chiesa per rientrare al segnale dell'elevazione dell'ostia, la cui visione si credeva avesse effetti miracolosi. Non erano infrequenti risse per assicurarsi i posti migliori. Non è dato sapere quanto durasse una messa domenicale. E' certo che occupava buona parte della mattina.
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Il contratto di mezzadria prevedeva l'acquisto di un paio di buoi da usare esclusivamente per la coltivazione della terra. Non potevano essere né prestati né usati per il trasporto senza il permesso del padrone. Due porci all'anno comprati da padrone erano mantenuti a spese del contadino. La metà del ricavato della loro macellazione spettava al padrone. Il contadino godeva di metà del miele e della cera prodotti dalle api in cambio della manutenzione delle arnie. Alla fine del contratto metà delle api andava al padrone. Il miele, oltre ad essere l'unico dolcificante nel mondo antico, veniva utilizzato per produrre idromele, bevanda moderatamente alcolica consentita nei conventi al posto del vino o della birra troppo inebrianti. Altro prodotto importante ricavato grazie all'apicoltura era la cera, essenziale per la fabbricazione di candele per illuminazione. La domanda di cera era talmente alta che per soddisfarla esistevano persone specializzate nella cattura degli sciami selvatici dei boschi.
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Governatore del giudicato di Logudoro, in nome del re Enzo, figlio di Federico II, di Michele Zanche non si hanno notizie precise. Alcuni dicono che ottenne il giudicato di Logudoro (uno dei quattro giudicati in cui i Pisani suddivisero la Sardegna dopo averla conquistata ai Saraceni) sposando in seconde nozze Adelasia di Torres, già moglie di re Enzo, ma con più probabilità gli bastò usurparlo. Michele Zanche venne ucciso a tradimento, nel 1275 o forse nel 1290, dal genero Branca Doria che ottenne, così, il governo del giudicato.
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Mida, re della Frigia, ottenne da Bacco, di poter trasformare in oro ogni cosa che toccava. La sua cupidigia, però, divenne per lui una punizione, perché anche i cibi e le bevande diventavano oro non appena tentava di mangiare o bere. Rischiando di morire, Mida fu costretto a chiedere a Bacco di liberarlo del suo dono.
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Minosse fu il re di Creta famoso per la sua severità e giustizia, padre del Minotauro recluso nel labirinto costruito da Dedalo.
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Mostro con corpo umano e testa di toro, frutto dell'innaturale accoppiamento di Pasife (moglie di Minosse) con un toro inviato per castigo dal dio Nettuno. Minosse aveva pregato il dio del Mare di legittimare la sua pretesa al trono di Creta, promettendogli di sacrificargli un toro che fosse uscito dalle acque del mare come segno di assenso divino. Ma dopo che il toro fu apparso, il pretendente non mantenne il voto di sacrificarlo al dio, e questi, per vendetta, lo castigò infondendo in Pasifae, la moglie, un'insana passione erotica per la bestia. Da qui, la nascita del Minotauro, mezzo uomo e mezzo toro.
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Mirra, figlia di Cinira, re di Cipro, presa da un violento amore per il padre, con la complicità della nutrice, si finse un'altra donna per soddisfare la sua passione incestuosa. Il padre, accortosi dell'inganno, volle ucciderla, ma essa riuscì a fuggire e fu poi tramutata in pianta.
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Dante si riferisce all'episodio biblico tratto dalla vita di Giuseppe. Il giovane che aveva respinto i favori sessuali della moglie del suo padrone fu dalla donna ingiustamente accusato di volerla sedurre e per questo incarcerato. La moglie di Putifarre fu, dunque, responsabile, con le sue false parole, dell'ingiusta condanna di Giuseppe.
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Mosca dei Lamberti, di potente famiglia ghibellina, nato verso la fine del XII secolo, ebbe vari incarichi dal Comune di Firenze, fu podestà di Viterbo nel 1220, di Todi nel 1227, condottiero nella guerra contro Siena, combattuta tra il 1229 ed il 1235 e podestà di Reggio nel 1242, dove morì l'anno seguente. Dante lo condanna per gli scontri cittadini del 1216, una faida nata per la rottura di un impegno matrimoniale. I Lamberti vennero poi banditi da Firenze e scomparvero dalla scena politica della città. Si tratta comunque di un'eccessiva personalizzazione di eventi, che sono invece da collegare alle lotte che, non solo a Firenze, accompagnarono la decadenza dell'aristocrazia medievale e diedero vita ai Comuni.
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La chiesa stabilì il natale nel giorno 25 dicembre, in sostituzione della festa pagana del sole invicto. Il capodanno non era così certo, fu la società mercantile ad imporre una data precisa, scelta nel 1° gennaio, giorno della circoncisione di Gesù.
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Personaggio biblico, Nembrot era il capo della progenie di Cam e primo re di Babilonia. Nella Genesi è ricordato solo come grande cacciatore, mentre l'interpretazione patristica ne fece poi il responsabile della costruzione della Torre di Babele. Dante lo immagina dalle dimensioni smisurate, con un corno al collo, per rappresentarne il passato di esperto cacciatore. Il gigante pronuncia parole incomprensibili all'indirizzo dei due pellegrini, riefrimento efficace alla confusione di lingue in cui Dio, irato per l'empio desiderio di Nembrot, di ergersi fino a Lui, gettò i costruttori della Torre di Babele.
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Il centauro Nesso faceva il traghettatore sulle rive dell'Eveno. Un giorno giunse Eracle con la moglie Deianira, per attraversare il fiume; egli l'attraversò a nuoto e affidò Deianira a Nesso, che durante il tragitto tentò di violentarla; Eracle si vendicò trafiggendolo con una freccia. Il Centauro morente diede a Deianira una tunica intrisa del proprio sangue, assicurandole che se l'avesse fatta indossare al marito, questo le sarebbe stato per sempre fedele. Ma quando Eracle indossò la veste, questa s'attaccò al suo corpo, strappandogli brandelli di carne, tanto che, non resistendo al dolore, l'eroe si fece bruciare gettandosi sul rogo.
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Giovanni Gaetano Orsini, nato nel 1220, fu pontefice con il nome di Niccolò III dal 1277 al 1280, ostacolando, in politica, il dominio angioino nell'Italia meridionale e favorendo, sul piano religioso, la corrente rigorista dei francescani a danno dei "conventuali", che interpretavano la regola francescana della povertà in modo meno rigido. I membri della famiglia Orsini venivano chiamati "i figli dell'Orsa", animale che, nei bestiari medioevali, era descritto come ingordo e molto legato ai cuccioli. Cercare una corrispondenza fra le cose ed i loro nomi era tipico della mentalità medioevale: "nomina sunt consequentia rerum" diceva, infatti, la filosofia scolastica e, sulla base di questa considerazione, un Orsini non poteva che essere avido e nepotista.
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Di nobile famiglia pisana, Nino o Ugolino, figlio di Giovanni Visconti, fu "giudice", cioè signore, del giudicato di Gallura in Sardegna, ed associato, nel 1286, dal nonno materno Ugolino della Gherardesca al governo della città di Pisa. Esiliato dalla città per due volte fra il 1288 ed il 1293, divenne l'ispiratore delle lotte che i comuni di Genova, Firenze e Lucca, sostennero contro Pisa. Nino si trovò, così, spesso a Firenze, dove probabilmente nacque la sua amicizia con Dante, che aveva fra i 20 ed i 30 anni, mentre l'amico, di cui certo subì il fascino, era già un esponente di rilievo del partito guelfo. Il Visconti non si riconciliò mai con la sua città, nemmeno in punto di morte, tanto che volle che il suo cuore, dalla Sardegna, dove morì ancora giovane nel 1296, fosse trasportato a Lucca per essere sepolto in terra guelfa.
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Figlia di Tantalo, re di Lidia, Niobe andò sposa ad Anfione re di Tebe, da cui ebbe sette figli e sette figlie. Insuperbitasi per la sua fortuna di madre, ebbe l'imprudenza di ridere di Latona che aveva generato solo due figli, Apollo e Diana, i quali non tardarono a punire l'offesa recata alla madre uccidendo con i loro archi tutti i figli di Niobe.
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A partire dal XIII secolo la crescente complessità delle pratiche amministrative aumentò fortemente la domanda di notai. Questa professione poteva essere intrapresa da uomini appartenenti a varie classi sociali. Il compito del notaio era,allora come oggi, la redazione di atti resi giuridicamente validi con l'autentica della sua firma. Le competenze notarili li rendevano collaboratori ideali per le istituzioni comunali che li impiegarono come funzionari nell'ambito delle magistrature di governo.Se un giovane, purché non ebreo né membro di un ordine religioso, intendeva intraprendere la carriera notarile doveva far pratica presso la bottega di un collega più anziano e al temine doveva sostenere un esame. L'iscrizione alla corporazione dei notai gli dava diritto ad aprire uno studio per conto proprio. La punizione prevista per un notaio che redigeva documenti falsi era il taglio della mano destra.
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Era piuttosto sorprendente che una persona andasse a letto indossando un indumento. Ciò insinuava il sospetto che fosse affetta da qualche difetto fisico. Del resto la disinvoltura nel mostrare il corpo nudo non scandalizzava nessuno. Per strada era frequente incrociare intere famiglie seminude dirette al bagno pubblico.
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Signore di Ferrara e della Marca Anconetana, Obizzo fu ucciso nel 1293, secondo le voci contemporanee, dal figlio Azzo VIII d'Este.
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Oderisi era un famoso miniatore, nativo di Gubbio e attivo, secondo alcuni documenti, a Bologna tra il 1268 ed il 1269 e poi nel 1271. Secondo il Vasari si sarebbe in seguito trasferito a Roma, dove sembra sia morto nel 1299. L'opera di Oderisi ci è sconosciuta, perché nessuna delle miniature esistenti può essergli attribuita con sicurezza; sono state individuate, però, in alcuni codici miniati, la maniera e la scuola dell'artista.
 
Omberto apparteneva al ramo dell'antica e nobile famiglia degli Aldobrandeschi, conti di Soana e Pitigliano, un ampio territorio corrispondente all'odierna provincia di Grosseto, ed era di parte guelfa, mentre l'altro ramo della famiglia, i conti di Santafiora, era di parte ghibellina Figlio secondogenito del conte Guglielmo, continuò la politica del padre di opposizione alla ghibellina Siena, che dal suo feudo di Campagnatico, depredava e danneggiava, con l'appoggio dei fiorentini. Le circostanze della morte di Omberto, avvenuta nel 1259 durante un combattimento, o, secondo alcuni, soffocato nel suo letto da sicari inviati da Siena, divennero presto leggendarie.
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Omero, di professione aedo, cioè cantore itinerante di storie epiche, visse probabilmente in Grecia tra l'VIII ed il VII sec. a.C. ed è, forse, autore dell'Iliade e dell'Odissea. Oggi prevale la tesi dei due autori diversi che riorganizzando ed assemblando materiali della tradizione orale composero i due poemi fondativi del canone occidentale.
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Nacque nel 65 a.C. in Puglia, da una povera famiglia. Il padre, dopo essersi trasferito a Roma, esercitò la professione di esattore delle tasse. Allo scoppio della guerra civile Orazio si schierò con i repubblicani ed in seguito alla sconfitta di Filippi subì la confisca dei beni. Dopo anni di stenti in cui compose poesie satiriche che lo segnalarono a Mecenate, l'incontro col potente ministro dell'imperatore Augusto, gli permise di riottenere agiatezza economica e prestigio sociale. Fu amico personale di Augusto. Morì nell'8 a.C.
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San Paolo raccomandava che i cristiani vivessero pregando senza sosta. All'inizio del III secolo Tertulliano, riflettendo sull'impraticabilità dell'ideale paolino, introdusse preghiere quotidiane ad ore fisse, meglio se collettive.
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Nel regime feudale la divisione del tempo in unità precise doveva sembrare un'idea piuttosto bizzarra. Per il contadino la giornata era scandita da tre periodi: alba, mezzodì, tramonto, ed è evidente che la puntualità non aveva alcun valore. Fu la regola monastica, con devozioni ad ore fisse, a collocare la puntualità tra i doveri di un buon cristiano. Per ottemperare il rispetto della regola i monaci non potevano affidarsi a strumenti di misurazione dipendenti dagli eventi atmosferici o dalla luce solare. L'unica macchina che garantiva sicurezza e precisione era l'orologio meccanico. L'orologio si rivelò una macchina a tal punto potente ed innovativa che dai monasteri dilagò nelle comunità laiche introducendo un nuovo valore, la sincronia, indispensabile per il controllo delle complesse apparecchiature che ci circondano.
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Figlio del conte Napoleone della famiglia degli Alberti di Mangona, Orso venne ucciso dal cugino Alberto nel 1286, ma il suo fu solo uno dei tanti assassini che coinvolsero la famiglia Alberti di Mangona fra '200 e '300. Il padre di Orso, Napoleone, e lo zio Alessandro, padre del cugino assassino, sono posti da Dante nella Caina, uniti per sempre nella punizione quanto erano stati divisi in vita dall'odio per motivi familiari e politici: Napoleone era stato, infatti, escluso dal padre dall'eredità e, essendo di parte ghibellina, era in aperto contrasto con il fratello Alessandro, di parte guelfa.
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Pomodori e patate erano totalmente sconosciuti nel Medioevo. Oltre a lattuga, cipolla porri, bietole carote ravanelli, rape e cavoli, nell'orto venivano coltivate anche piante alimentari e medicinali.Gli ortaggi maggiormente diffusi erano aglio e cipolla, che si diceva fossero alla base della dieta dei santi. Il cavolo era presente in quasi tutte le zuppe, mentre la melanzana non godeva di buona fama perchè si credeva che il suo consumo portasse alla follia. Probalimente la pessima fama della melanzana dipendeva dal fatto che poteva essere confusa con una pianta dagli effetti nocivi per il sistema nervoso. La melanzana venne riabilitata con l'introduzione di una qualità dal colore scuro facilmente distinguibile dalla pianta tossica.
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Non esisteva città medievale che oltre alla cinta muraria essenziale per la sicurezza non fosse circondata da una cintura non meno essenziale per la sopravvivenza: gli orti . L'orto permetteva a tutti di godere di una dieta variabile e ricca di alimenti freschi. L'ortocoltura fu introdotta in Italia dai popoli barbari la cui dieta a base di lardo, carne e burro veniva integrata dai legumi coltivati in piccoli appezzamenti accanto all'insediamento abitativo. In epoca medievale il piccolo appezzamento si trasformò in alcuni casi in un vero e proprio podere in cui parte della produzione veniva venduta al mercato. La produzione dell'orto era totalmente libera da tasse ed imposte.
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Nato con lo scopo di accogliere i pellegrini o come ricovero di vecchi ed indigenti senza casa, gli ospedali restarono un luogo di carità in mano agli ordini ecclesiastici fino alla nascita di un nuovo tipo di organizzazione che prevedeva il ricovero di malati affetti da patologie curabili . Gli altri, lebbrosi innanzitutto, venivano segregati nei lebbrosari o lazzaretti . I ricoverati nella struttura pubblica appartenevano solitamente alla classe meno abbiente, i ricchi preferivano infatti affidarsi alle cure di un medico personale.
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Premislao Ottocaro II, successe al padre Venceslao I, e fu re di Boemia dal 1253 al 1278, anno in cui morì combattendo contro Rodolfo I d'Asburgo, del quale era antagonista per la nomina imperiale. Fu lodato dai contemporanei come valoroso combattente per aver ampliato il suo territorio ed averne resi più sicuri i confini; Dante sembra non tener conto delle voci che lo consideravano istigatore della morte di Corradino di Svevia.
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Nacque a Sulmona nel 43 a. C. Ancora molto giovane arrivò a Roma, dove studiò. Frequentando la corte di Augusto conquistò prestigio ed agiatezza. L'Ars amatoria e le Metamorfosi furono le due opere cui deve imperitura fama. Nell'8 d.C. il poeta cadde in disgrazia e fu esiliato in una remota località Mar Nero dove morì nel 17 d. C.
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