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Dante e il suo tempo - Catalogo

Approfondimenti
 
L'11 giugno 1289 nella battaglia di Campaldino, alla quale partecipò anche Dante, i guelfi fiorentini ed i loro alleati, agli ordini di Amerigo di Narbona, misero in rotta i ghibellini di Arezzo, guidati dal podestà Guido Novello. Nella battaglia caddero molti comandanti ghibellini, tra i quali il vescovo Guglielmo degli Ubertini e Buonconte da Montefeltro. Con la vittoria di Campaldino ebbe inizio l'egemonia guelfa di Firenze sulla Toscana.
Giunti nel Paradiso Terrestre, Virgilio, la guida di Dante nel viaggio attraverso i nove cerchi infernali e nell'ascesa al monte del Purgatorio, saluta Dante e torna nel Limbo. Beatrice si sostituisce al poeta latino nel ruolo di guida attraverso i nove cieli del Paradiso. Giunti nel decimo cielo, l'Empireo, Beatrice torna al suo seggio nella Candida Rosa ed il ruolo di guida, nell'ultimo tratto del viaggio ultraterreno, viene assunto da S. Bernardo di Chiaravalle.
Probabilmente si tratta di Duccio di Bonavia detto Belacqua, abitante nella zona di S. Procolo, vicino di casa degli Alighieri, morto all'inizio del 1300, di professione liutaio ed occasionalmente testimonio notarile, due attività che richiedevano grande pazienza ed erano, quindi, ben adatte ad un'indole pigra.
Benincasa fu un noto giureconsulto del sec. XIII, che ricoprì l'incarico di magistrato e giudice a Siena. Dante lo chiama qui "l'Aretino" poiché era originario di Laterina, in provincia di Arezzo. Morì a Roma, dove era passato ad esercitare la funzione di giudice, decapitato da Ghino di Tacco, che volle vendicare la condanna inflitta a Siena ad alcuni suoi parenti.
Bertram de Born, signore del castello di Hautefort, (Altaforte), nella contea di Périgord, nacque intorno al 1140 e morì monaco nell'abbazia di Dalon prima del 1215. Celebre trovatore, Bertam fu lodato da Dante e ricordato nel Convivio per la sua liberalità. Passato al servizio del re Enrico II d'Inghilterra, Bertram incitò il giovane Enrico III ad usurpare il trono del padre.
Chi bestemmiava, cioè nominava il nome di Dio invano, andava incontro a sanzioni molto gravi che avevano lo scopo di coprire il bestemmiatore di infamia. La pubblica fustigazione estiva era sostituita in inverno dalla corbellatura, la totale immersione in acqua dentro grossi cesti di vimini chiamati corbelli.Da qui la parola corbelleria che fini per indicare offesa, beffa, presa in giro.
Notaio e poeta vissuto intorno alla metà del XIII secolo, Bonagiunta trasportò in ambiente toscano lo stile della Scuola poetica siciliana, fiorita alla corte di Federico II e sostenne, poi, una polemica in rima con Guido Guinizzelli, che accusò di essersi distaccato dai canoni siciliani per inaugurare un nuovo stile. Dante di Bonagiunta condannò la lingua troppo fitta di vocaboli locali e lo stile poetico d'amore, di cui ebbe una concezione profondamente differente. Tuttavia i rapporti tra i due poeti dovettero essere stati amichevoli.
Valoroso uomo d'arme di parte ghibellina, Bonconte era figlio di Guido da Montefeltro (incontrato all'Inferno). Nato ad Arezzo intorno al 1250, nel 1287 partecipò alla cacciata dei guelfi dalla città e l'anno seguente guidò le milizie ghibelline nell'imboscata di Pieve al Toppo, in Val di Chiana, dove i Senesi, colti di sorpresa, furono massacrati. Sempre nelle file dei ghibellini aretini, comandati dal podestà Guido Novello, Bonconte combattè contro le armate fiorentine nella battaglia di Campaldino, cui partecipò anche Dante; qui Bonconte venne ucciso l'11 giugno del 1289. Al termine della battaglia, con grande meraviglia di tutti, il corpo di Bonconte non fu più ritrovato.
Dotto giurista, fece la sua carriera presso la curia romana e partecipò a numerose missioni in vari paesi. Nel 1281 divenne cardinale e nel 1294, dopo aver concorso a indurre Celestino V a rinunciare al pontificato, fu eletto papa. Dal carattere impetuoso e autoritario, consolidò la sua posizione personale e familiare a Roma abbattendo gli avversari, in particolare i Colonna. Il suo programma, inteso alla restaurazione della supremazia pontificia nel campo spirituale e in quello temporale su tutto il mondo cristiano, non ebbe successo. Il pontificato di Bonifacio VIII finì tragicamente per il conflitto tra il papa e il re di Francia Filippo IV il Bello, che culminò con l'arresto del ad Anagni. Bonifacio morì a Roma pochi giorni dopo, amareggiato per le offese subite.
Appartenente al ramo parmense dei conti di Lavagna, Bonifazio Fieschi era nipote di papa Innocenzo IV e cugino del cardinale Ottobono Fieschi, divenuto papa con il nome di Adriano V. Fu arcivescovo di Ravenna dal 1274 al 1295 e fu lodato ufficialmente per la sua magnanimità, mentre l'aneddotica popolare ne faceva un esempio di prelato gaudente.
Branca Doria, della nota famiglia ghibellina di Genova, ricoprì numerosi incarichi politici in Sardegna, quando l'isola era sotto il controllo genovese, e dovette lottare contro il dominio aragonese. Egli, ucciso a tradimento il suocero Michele Zanche, ottenne il governo del giudicato di Logudoro, uno dei quattro giudicati in cui i Pisani avevano suddiviso la Sardegna dopo averla conquistata ai Saraceni, di cui richiese il riconoscimento ufficiale a papa Bonifacio VIII, nel 1299.
Figlio di Urano e della Terra, Briareo era il più terribile fra i Giganti: aveva cento braccia e cinquanta teste con cinquanta bocche, da cui sprigionava fiamme. Il suo nome presso gli uomini era Egeon. Briareo aiutò gli dei olimpi nella lotta contro i Titani che, sconfitti, furono sprofondati nel Tartaro e da lui custoditi. Invocato dalla ninfa Teti, aiutò Zeus quando Era, Atena e Poseidone cercarono di incatenare il padre degli dei.
Figlio di Buonaccorso Latini, Brunetto nacque intorno al 1220. A Firenze fu notaio, poeta e retore e si occupò attivamente di politica per la parte guelfa. Nel 1260 si recò, in qualità di ambasciatore, presso Alfonso X di Castiglia ma, come egli stesso narra, sulla via del ritorno ebbe notizia della disfatta dei guelfi a Montaperti e decise di non tornare in Italia. Stabilitosi in Francia, riprese l'attività notarile scrivendo, parallelamente, in volgare francese una vasta enciclopedia del sapere contemporaneo, "Li Livres du Trèsor", mentre in italiano scrisse il "Tesoretto" ed altre opere minori. Dopo la sconfitta della parte ghibellina a Benevento nel 1266, Brunetto rientrò a Firenze dove ricoprì numerose cariche pubbliche. Morì nel 1294 a Firenze.
Marco Giunio Bruto (85-42 a.C.) era il figlio adottivo di Giulio Cesare. Nel tentativo di restaurare il regime repubblicano, capeggiò insieme a Cassio la congiura che portò alla morte del dittatore. Sconfitto a Filippi da Ottaviano, si uccise. Questa sconfitta è ricordata da Giustiniano quando, in Paradiso, traccia la storia provvidenziale dell'aquila imperiale.