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Dante e il suo tempo - Catalogo

Approfondimenti
 
Caco era un gigantesco mostro con tre teste che vomitavano fuoco. Ladro di bestiame, abitava in una caverna sul Monte Aventino, sporca di sangue e piena di teschi umani. Caco rubò alcuni armenti di straordinaria bellezza ad Ercole. Benché Caco, facendo camminare a ritroso gli animali, avesse lasciato ingannevoli tracce che andavano in direzione opposta a quella del suo antro, Ercole riuscì a riprendere i buoi, ed il mostro morì soffocato dalla terribile stretta delle braccia dell'eroe. Il Caco di Dante non è un mostro, ma un centauro; inoltre a vomitare fuoco non è Caco, ma il drago che sta sulla sua schiena. Caco è l'unico centauro che Dante trasferisce dal girone dei violenti alla bolgia dei ladri, perché la caratteristica saliente della sua personalità è, più che la violenza, l'inganno.
Caifas ricoprì, dal 18 al 36 d.C., la carica di sommo sacerdote nel sinedrio che condannò a morte Gesù. L'accusa di Dante è precisa: non solo aveva suggerito la condanna a morte di Gesù, ma l'aveva anche falsamente motivata con il bene comune per coprire gli interessi della casta sacerdotale. Caifas, dunque, è per Dante, insieme al suocero Anna ed ai sacerdoti del sinedrio di Gerusalemme, il modello dell'ipocrita a tal punto che viene reso parte stessa della pena infernale: gli altri ipocriti, infatti, scontando la loro colpa, calpestano Caifas inchiodato a terra.
Caio Fabrizio Luscinio, uomo politico romano di estrazione plebea, ricoprì il consolato nel 282 a.C. e passò alla storia per il suo disprezzo delle ricchezze e per aver respinto i doni che i Sanniti gli offrivano, grati che avesse per loro ottenuto la pace con Roma. Un simile atteggiamento tenne anche nei confronti di Pirro, quando trattò il riscatto dei prigionieri, dopo la sconfitta di Eraclea.
Per i cristiani la data lpiù importante dal punto di vista liturgico era la Pasqua. Dopo lunghe ed animate discussioni il giorno della resurrezione di Gesù fu indicato in quello che cadeva la prima domenica dopo la luna piena successiva all'equinozio di primavera. Le altre feste mobili, Ascensione e Pentecoste, variano in relazione alla Pasqua. Dal momento che i fedeli non avevano i mezzi per calcolare da soli il giorno in cui sarebbero cadute, l'annuncio veniva dato durante la messa del 6 gennaio, l'Epifania, cioè la manifestazione del Dio. La cerimonia celebrava il rito ebraico di presentazione alla comunità il neonato una decina di giorni dopo dalla nascita.
Alberto Camicione apparteneva al ramo di Valdarno dell'antica famiglia fiorentina dei Pazzi. Dall'Anonimo fiorentino sappiamo che uccise a tradimento un suo congiunto per impossessarsi di alcuni castelli della famiglia.
Capaneo fu uno dei sette re che combatterono contro Tebe. Si narra che, dopo aver combattuto sulle mura di Tebe, Capaneo, sicuro della propria invincibilità, arrivò a sfidare Giove. Fulminato dal re degli dei, per la sua presunzione, morì lanciando al cielo feroci bestemmie, vinto, ma non piegato dal potere divino.
Non si hanno notizie precise sulla biografia di Capocchio; molti antichi commentatori lo dicono fiorentino, mentre qualcuno sostiene che fosse nativo di Siena. Si racconta che Dante lo sorprese un giorno a dipingere sulle unghie con estrema perizia la passione di Cristo, e che Capocchio, vistosi scoperto, cancellò con un colpo di lingua il paziente lavoro. L'anonimo cronista fiorentino gli riconosce una grande abilità nel contraffare le persone, così come i metalli. Capocchio fu arso vivo a Siena come alchimista il 15 agosto 1293.
Carlino de' Pazzi, del ramo dell'antica casa toscana di parte guelfa bianca, governava per conto dei fuoriusciti fiorentini il castello di Piantravigne, che i Neri stringevano d'assedio. Nel 1302 Carlino consegnò, per denaro, agli assedianti il castello che doveva difendere.
Fratello del re di Francia Luigi IX e zio, quindi, di Filippo III l'Ardito, Carlo I d'Angiò nacque nel 1226. Nel 1245 sposò Beatrice, figlia d Berengario IV, dalla quale ebbe in dote la Provenza. Nell'ambito di una fortunata politica di unificazione interna e di espansione esterna del regno di Francia, dall'acquisizione della Provenza ebbe inizio una serie di annessioni, conseguite con la forza o l'inganno. Carlo venne chiamato in Italia dal papa per contrastare Manfredi, figlio Federico II. Dopo la vittoria di Benevento (1266) su Manfredi e di Tagliacozzo (1268) sul giovanissimo imperatore Corrado V, Carlo ebbe di fatto il controllo del regno di Sicilia. Morì nel 1285, lo stesso anno del suo avversario Pietro III d'Aragona, l'unico in grado di contendergli legittimamente il regno di Sicilia, poichè la moglie di Pietro era Costanza, figlia di Manfredi.
Nato a Trieste nel 1865, studiò a Vienna e poi a Monaco di Baviera. A 20 anni eseguì la sua prima grande opera, una Via Crucis di 14 quadri con figure di grandezza naturale destinata alla Chiesa triestina di Santa Maria Maggiore. Il Wostry è ricordato come un artista dall'animo irrequieto e tormentato; viaggiò molto e visse a lungo a Parigi dove nel 1889 ottenne un prestigioso riconoscimento esponendo nel famoso Salone. Pittore di storie e di genere, utilizzò con successo svariate tecniche: pastello, matita, acquerello, acquaforte, scultura, mosaico e medaglistica. Espose soprattutto nella sua città natale; al Museo d'Arte Moderna di Roma è esposta “Lacrime”, una delle sue prime opere, mentre il Museo Revoltella di Trieste ospita “Scena campestre”. Morì a Trieste nel 1943.
Figura della mitologia greca. Figlio di Erebo e della Notte, traghettava anime anche nella tradizione classica. E' interessante notare come il pensiero cristiano non cancelli le divinità pagane, ma le trasformi in demoni. Oltre a Caronte anche Minosse, il supremo giudice, appartiene al Mito classico. Del resto lo stesso belzebù era rappresentato con le fattezze del dio Pan.
Amico della giovinezza di Dante, Casella secondo gli antichi commentatori fu un apprezzato musico, fiorentino o forse pistoiese. Il nome Casella, tuttavia, era piuttosto comune nella Toscana duecentesca e quindi nessuna delle molteplici identificazioni proposte, sulla base dei documenti del tempo, risulta pienamente convincente.
Uomo politico romano, Caio Cassio Longino, fu seguace di Pompeo durante la guerra civile, legandosi poi a Cesare, dopo la sconfitta della parte pompeiana a Farsalo. Amico di Bruto, capeggiò insieme a lui la congiura contro il dittatore, nel tentativo di restaurare il regime repubblicano, e si uccise in seguito alla battaglia di Filippi, nel 42 a.C., dove venne sconfitto da Ottaviano e Marco Antonio.
Di nobili famiglie ghibelline, nacquero a Bologna all'inizio del 1210. Furono tra i fondatori dell'Ordine dei Frati godenti, come venivano chiamati i Cavalieri di Santa Maria. Questo ordine, costituito da chierici e laici, aveva il compito sia di contrastare le eresie, sia di pacificare le avverse fazioni cittadine e, per questi motivi, i membri dell'Ordine avevano il permesso di portare armi. La tendenza dell'Ordine a scendere a compromessi con la vita agiata e mondana determinò forse l'uso del soprannome di "frati godenti", che non aveva un connotato dispregiativo. L'ordine, fondato a Bologna nel 1260 ed approvato da papa Urbano IV nell'anno successivo, fu tuttavia al centro di una accusa di ipocrisia, largamente diffusa nel tempo di Dante, quando Catalano dei Malavolti e Loderingo degli Andalò accettarono la podesteria di Firenze, mentre l'Ordine vietava ai suoi membri di ricoprire cariche pubbliche. Negli ultimi anni della sua vita Loderingo si ritirò nel convento di Ronzano e lì morì nel 1293.
Creature mitologiche con busti umani su un corpo di cavallo. I Centauri sono presentati sempre come violenti, assetati di sangue e dediti alla rapina; in Dante essi sono, al pari del Minotauro, il simbolo dell'"ira folle" e della "cieca cupidigia".
Cerbero, figlio di Echidna, mostruosa figura col viso di donna ed il corpo di serpente, è il cane che i Greci credevano a guardia dell'Ade affinché non fuggissero i morti e non vi penetrassero i vivi.
Più che all'autorità civile, il contadino si sentiva legato alla chiesa del proprio villaggio che non era solo luogo di culto, ma anche punto di riferimento per le notizie del mondo . Le campane infatti non solo chiamavano alla preghiera ma scandivano il passare del tempo, servivano a scongiurare i temporali, tenevano lontano i lupi e segnalavano eventuali incendi.
Chirone, il più saggio dei Centauri, fu maestro di Achille ed Ercole. Fu colpito per sbaglio da Ercole con una freccia avvelenata; la ferita provocò atroci dolori al centauro che, essendo un semidio, non poteva morire. Infine Chirone ottenne di morire scambiando la sua immortalità con la mortalità di Prometeo.
Un anonimo commentatore riporta che: "Ciacco fu fiorentino, banchiere, e per troppo mangiare e bere divenne sì guasto degli occhi, che non conoscea le monete, e quasi divenne ritruopico, e era da le genti schifato". In verità nulla di certo si sa su questo personaggio. Ciacco è termine dimunitivo, assai diffuso il Toscana, del nome Giacomo o Jacopo.
Personaggio totalmente sconosciuto alle cronache storiche.
Il pittore fiorentino Cenni di Pepo, noto come Cimabue, fu attivo nella seconda metà del XIII sec. tra Arezzo, Assisi, Pisa e Firenze. A lui vengono attribuiti vari affreschi nella basilica superiore di Assisi, oltre alla 'Maestà' della basilica inferiore. A Firenze Dante poté di certo ammirare la Madonna di S. Trinità ed il noto Crocifisso in S. Croce, opere già compiute nel 1300. La fondamentale novità introdotta in pittura da Cimabue fu il superamento dei rigidi schemi bizantini a favore di una più attenta osservazione del vero. Gli antichi commentatori, tuttavia, sottolineano in Cimabue una personalità geniale sì, ma anche arrogante e superba. Alla sua morte, avvenuta nei primi anni del '300, il pittore, noto ed apprezzato, fu sepolto in Santa Maria del Fiore.
Ciro il Grande, della dinastia degli Achemenidi, figlio di Cambise I, re di Persia dal 558 al 529 a.C., ampliò il suo dominio con le conquiste della Media, della Lidia e di Babilonia (539 a.C.), gettando le basi dell'impero persiano. Dopo la conquista di Babilonia, Ciro consentì che gli ebrei che vi erano stati deportati prendessero la via del ritorno a Gerusalemme.
Morto Bonifacio VIII e subito dopo il suo successore Benedetto IX, i voti del conclave di Perugia si centrarono a sorpresa su Bertrand de Got, assente dal conclave perché non cardinale. Eletto papa nel 1305 con il nome di Clemente V, egli, tuttavia, non si mosse mai dal sud della Francia, trasferendo la sede papale ad Avignone e dando così inizio alla "cattività" del papato terminata solo nel 1377.
Fin dal 1913 l'idea di affrescare la Chiesa con un ciclo celebrativo in onore di Dante e della Divina Commedia circolava in ambienti ravennati nonostante le perplessità. di Corrado Ricci, Santi Muratori e Gerola. Arginate le critiche, nel marzo del 1921 venne bandito un concorso per la decorazione della Basilica. Il bando indicava un programma tematico generale: le navate andavano affrescate con scene tratte dalle cantiche Inferno e Purgatorio, la zona del catino absidale era dedicata alla cantica Paradiso, mentre la controfacciata era destinata ad onorare le esequie di Dante Alighieri. I bozzetti dei 18 partecipanti furono esposti nella navata centrale della chiesa fino alla pronuncia finale del verdetto. Il primo premio andò a De Carolis, il secondo a Villani e il terzo a Wostry (coadiuvato dall'architetto Berlam).
Usuale era anche processare e condannare animali. Cavallette e topi scomunicati, maiali condannati a morte per complicità in omicidio, come nel caso di un branco che assistette indifferente allo scempio di un bambino da parte di una scrofa. La scrofa assassina fu condannata con l'aggravante di aver commesso il fatto di venerdì, giorno di astinenza. Le misure drastiche nei confronti di animali dal comportamento asociale venivano applicate dopo numerose diffide a mezzo avviso scritto, come succedeva per i bruchi che infestavano gli orti. Anche gli animali avevano comunque diritto ad un avvocato. Un gruppo di topi, in riconoscenza dei meriti svolti al servizio della comunità fu fornito di un salvacondotto per raggiungere una nuova dimora con i figli piccoli, mentre una nuvola di cavallette che non si presentò al processo fu inevitabilmente condannata; analoga sorte toccò ad un gallo che, dopo essere stato sorpreso a deporre un uovo, fu condannato al rogo per crimini contro natura.
Ugolino della Gheradesca era una delle personalità politiche di primo piano nella Toscana della giovinezza di Dante. Nato a Pisa da antica e nobile famiglia, Ugolino era per tradizione familiare di parte ghibellina, ma passò su posizioni guelfe, alleandosi con il genero Giovanni Visconti contro il comune nemico costituto dalla ghibellina Genova. Incrinatosi l'accordo con il nipote, Ugolino non reagì quando l'arcivescovo Ruggieri degli Ubaldini, capo del partito nobiliare e ghibellino, riuscì nel 1288 a scacciare Nino da Pisa. Sicuro di riconquistare il suo ruolo politico, Ugolino tentò di ristabilire l'accordo con il partito ghibellino, ma nel 1289 l'arcivescovo lo fece arrestare e rinchiudere con i figli ed i nipoti nella torre dei Gualandi a morirvi di fame. La torre, dopo la morte di Ugolino fu chiamata "Torre della Fame".
Si racconta che, in una notte d'inverno del 1285, Dante Alighieri chiedesse inutilmente accoglienza presso la rocca di Cerbaia. Il poeta fu comunque a conoscenza dei delitti e intrighi che segnarono in quegli anni il destino dei conti Alberti da Prato. Un odio feroce, per passioni politiche oltre che per interessi dinastici, portò i fratelli Alessandro, signore di Mangona, e Napoleone, conte di Cerbaia, a uccidersi, nel 1282, innescando una serie di vendette.
C'erano diversi modi di conservare i cibi: il ghiaccio, il sale, le spezie, il fumo e la tostatura. Il ghiaccio e la neve venivano accumulati durante la stagione fredda in grotte e fosse per disporne nei mesi più caldi. Per evitare che i cereali fossero devastati da muffe si essiccavano al sole o si tostavano prima di essere depositati in silos a forma di pera sigillati con argilla. Il sale era largamente usato nella conservazione di ortaggi, legumi, carne e pesce. L'operazione di affumicatura della carne avveniva in piccoli vani comunicanti con la canna fumaria.
Corrado III della famiglia dei conti di Palazzo, di origine bresciana, fu, per opinione comune di tutti gli antichi commentatori, un uomo di esemplari virtù civili e cavalleresche e di provata liberalità. Corrado III ricoprì numerose cariche pubbliche nella sua città ed a Firenze, come vicario nel 1276 e come capitano l'anno seguente. Dante, già adulto, ebbe così occasione di apprezzarne personalmente le qualità.
Figlio di Federico I, marchese di Villafranca, Corrado, morto verso il 1294, era il nipote di Corrado il Vecchio, capostipite della famiglia dei Malaspina, signori della Lunigiana dall'XI sec. L'incontro di Dante con Corrado Malaspina riprende, in un'ultima variazione, i temi principali comuni a tutti gli episodi dei principi della valletta: la decadenza della attuale classe dirigente, che ha smarrito i valori della tradizione cavalleresca, e le discordie, causa di dolorosi esili. La famiglia Malaspina è tra le poche casate che non si sia smarrita nella decadenza generale e Dante può lodarla a ragione, non solo per estinguere quel debito di gratitudine contratto quando casa Malaspina offrì al poeta esule ospitalità ed onore.
Contrariamente a quanto generalmente si pensa, la centralità del mondo nella cosmografia medievale non implicava un'alta considerazione dell'essere umano.Anzi il sistema geocentrico per la mentalità medievale rappresentava proprio l'opposto. Stare al centro del cosmo non significava stare al posto d'onore, bensì occupare il posto più lontano dal Paradiso. Il vero centro del mondo nel Medioevo era l'Inferno. In senso spaziale l'immaginario medievale era letteralmente "diabolicocentrico". Tutta la regione sublunare, a cui apparteneva la Terra, era corruttibile, invece le sfere celesti erano entità perfette ed incorruttibili. Lo scandalo sollevato dal cannocchiale di Galileo fu la scoperta di crateri, catene montuose e valli lunari segni evidenti che mostravano l'imperfezione della Luna e la sua corruttibilità.
Anche nel Medioevo il pelo femminile non era ammesso. La depilazione compiuta con prodotti a base di calce o pece greca era un'operazione molto dolorosa e per placare le ustioni si usavano oli. Tra i canoni estetici del Medioevo c'era anche la perfezione dei denti. L'igiene orale era garantita da paste dentifrice di polvere di ossi di seppia, corallo e conchiglie, mentre l'alito profumato era assicurato dalla masticazione di bucce di limone o muschi. Dare dello sdentato ad una e persona era una grave offesa, inoltre l'estirpazione dei denti faceva parte delle pene giudiziarie.
La formazione di un clero monastico a cui la regola impone la celebrazione delle preghiere ad intervalli regolari è necessaria per garantire la salvezza propria e quella dell' intera comunità dei fedeli. La regola istituiva un preciso numero di preghiere collettive e simultanee da celebrarsi quotidianamente. L'orazione collettiva e simultanea garantiva un risultato maggiore della somma dei singoli componenti del gruppo. Dunque il monaco che ritardava all'orazione indeboliva la forza della preghiera con grave danno per tutta la comunità dei Cristiani. Per questo la puntualità nei monasteriera così importante.
Un fastidioso gonfiore alla gola fu curato con successo con una serie di schiamazzi. Nonostante il risultato positivo il medico non fu pagato, perché i parenti imputarono la guarigione ad un miracolo, e probabilmente avevano ragione. La mancanza di cure efficaci si associava anche ad una inefficace somministrazione delle medicine, per combattere gli effetti della frenesia, ad esempio, si rasava il capo per spalmarvi sopra il rimedio. Il miele era considerato un alimento miracoloso capace di garantire la longevità. Veniva usato anche per preparare sciroppi, per malattie intestinali, come unguento per ferite, contro la gotta e si pensava persino che favorisse la crescita dei capelli. Non esistevano vitamine o ricostituenti per debolezze o gracilità congenite, causa sovente di morte infantile. In questi casi si pensava che il bambino fosse una creatura malsana sostituita dal diavolo col bambino sano.
Il corrotto tribuno della plebe Caio Curione passò dalla parte di Pompeo a quella di Cesare, ma, per essere stato troppo favorevole al partito cesariano, venne in seguito esiliato da Roma. Nel 49 a.C., raggiunto Cesare a Ravenna con l'ordine del Senato di congedare le milizie sotto pena di essere dichiarato nemico della patria, Curione gli consigliò di cogliere l'occasione favorevole e di marciare contro Roma, dopo aver passato il fiume Rubicone.