![]() ![]() ![]() |
![]() L’influsso virgiliano è molto forte e ben riconoscibile nel Furioso come attesta il primo verso del romanzo ariostesco: ‘Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori’, modellato esplicitamente sull’incipit dell’Eneide: ‘Arma virumque cano’. Di derivazione virgiliana è il celebre episodio di Cloridano e Medoro, esemplato sulla spedizione di Eurialo e Niso al campo dei Rutuli, descritta in Eneide IX, 176 sgg. L’invenzione ariostesca è contaminata anche dalla storia di Opleo e Dimante contenuta nella Tebaide di Stazio (X, 347, sgg.). Mentre da Stazio viene preso il proposito dei due guerrieri di recarsi sul campo per dar sepoltura al cadavere di Dardinello e dalla preghiera di Dimante alla luna deriva l’assai simile preghiera di Medoro, da Virgilio l’Ariosto riprende l’idea della descrizione della strage dei Cristiani sorpresi nel sonno e tutta la seconda parte dell’episodio con l’arrivo di Zerbino, la fuga e il ferimento di Medoro e la morte di Cloridano (XVIII, 188-192; XIX, 3-15). Vediamo più da vicino le intertestualità riferite a questo episodio. In Furioso, XIX, 166, 1-2: ‘Cloridan, cacciator tutta sua vita, / di robusta persona era et insella’ rinvia ad Eneide, IX, 176-178: ‘acerrimus armis, Hyrtacides, comitem Aeneae, quem miserat Ida Venatrix, iaculo celerem levibusque sagittis’, mentre la descrizione di Medoro, XIX, 166, 3-8: ‘Medoro avea la guancia colorita / e bianca e grata ne la età novella; /e fra la gente a quella impresa uscita / non era faccia più gioconda e bella: / occhi avea neri, e chioma crespa d’oro: / angel parea di quei del sommo coro’ rimanda a Eneide, IX, 179-181: ‘quo pulchior alter non fuit aeneadum troiana neque induit arma, ora puer prima signans intonsa iuventa’. Maestro Campionese, Virgilio in cattedra, marmo rosso di Verona con tracce di policromia, XIII sec., primo quarto, 124 x 73,5 x 41 cm., inv. 11605. Collezioni civiche. |
![]() |