UMBERTO SABA. LA POESIA DI UNA VITA - Il Canzoniere

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 UMBERTO SABA. LA POESIA DI UNA VITA

Il Canzoniere


Saba parla della funzione terapeutica della Poesia

In una lettera al signor Pizzul
Saba parla della funzione terapeutica della Poesia

 

La poetica della chiarezza e dell’onestà
 
La poesia, secondo Saba, non è la menzogna letteraria ma la verità dell’infanzia, mista di sincerità impulsiva e di segretezza. Nasce dai sentimenti e si intreccia inevitabilmente alla vita di cui registra anche i segni più impuri agendo come un magico farmaco. In un primo tempo, infatti, il libro di poesie, che avrebbe poi chiamato Canzoniere, doveva intitolarsi Chiarezza.
La lettura di Friedrich Nietzsche (1844-1900), di Sigmund Freud (1856-1939), di Otto Weininger (1880-1903), risulta determinante nell’itinerario artistico ed esistenziale del poeta, ossessionato dalla ricerca di una via di libertà capace di superare l’ipocrisia e i condizionamenti culturali e sociali del suo tempo.
Così scrive al suo giovane amico e scrittore Pierantonio Quarantotti Gambini (1910-1965):
«Ti accludo un piccolo grafico (una specie di scorciatoia) che spiega cosa pretendo da uno scrittore: da un artista in genere.
linea del cuore
linea della testa
linea dello stile
 La maggior parte degli scrittori attuali, anche se superano le prime due linee, raramente arrivano a toccare la terza
»
(Umberto Saba, La spada d’amore. Lettere scelte 1902-1957, a cura di Aldo Marcovecchio, con una presentazione di Giovanni Giudici, Mondadori, Milano 1983).

 

Friedrich Nietzsche

Friedrich Nietzsche

AMAI
AMAI TRITE PAROLE, CHE NON UNO
OSAVA. M’INCANTÒ LA RIMA FIORE
AMORE,
LA PIÙ ANTICA, DIFFICILE DEL MONDO.

AMAI LA VERITÀ CHE GIACE AL FONDO,
QUASI UN SOGNO OBLIATO, CHE IL DOLORE
RISCOPRE AMICA. CON PAURA IL CUORE
LE SI ACCOSTA, CHE PIÙ NON L’ABBANDONA.

AMO TE CHE MI ASCOLTI E LA MIA BUONA
CARTA LASCIATA ALLA FINE DEL MIO GIOCO.
Mediterranee (1945-46)


NIETZSCHE
INTORNO A UNA GRANDEZZA SOLITARIA
NON VOLANO GLI UCCELLI, NÉ QUEI VAGHI
GLI FANNO, ACCANTO, IL NIDO. ALTRO NON ODI
CHE IL SILENZIO, NON VEDI ALTRO CHE L’ARIA.
Uccelli (1948)

  

Testo dattiloscritto della poesia Sul canto di un violino

Testo dattiloscritto della
poesia Sul canto di un
violino
, tratta da Poesie dell’adolescenza e giovanili
in parte espunte nel
Canzoniere apocrifo


Testo manoscritto della poesia Sul Canto di un violino

Testo manoscritto della
stessa poesia


Testo manoscritto con lo schema di Preludio e Fughe

Testo manoscritto con lo schema di Preludio e Fughe


Sandro Penna

Sandro Penna


Saba rievoca le sue letture

Saba rievoca le sue letture e le sue convinzioni poetiche in un racconto tardo e incompiuto intitolato Della Biblioteca Civica ovvero della gloria 1957


Manoscritto del testo intitolato Quel che resta da fare ai poeti

Manoscritto del testo intitolato Quel che resta da fare ai poeti

Manoscritto del testo intitolato
Quel che resta da fare ai poeti,
inviato nel 1911 a «La Voce» e
rimasto inedito fino alla sua morte, perchè Scipio Slataper, scrittore triestino all’epoca collaboratore
della rivista fiorentina, decise di non pubblicarlo

La forma classica della poesia

L’attaccamento di Saba alla tradizione metrica italiana di Giuseppe Parini, di Ugo Foscolo e di Giacomo Leopardi, di Giosuè Carducci, di Giovanni Pascoli e di Gabriele D’Annunzio ne fa un artigiano del verso. Nel Canzoniere manca, infatti, il verso libero e, tra le forme metriche più ricorrenti, compaiono il sonetto e la canzonetta. E’ in questo senso che Saba, appassionato di musica, considera un vertice della sua poesia lo schema della fuga con le voci a contrasto. La ricerca di Saba è, comunque, incentrata sul linguaggio. Le sue parole possono dire cose profonde e terribili, soprattutto nel momento in cui il lessico quotidiano si incrocia con il lessico di derivazione classica imprimendo un segno di nobiltà alla vita più bassa ed elementare. Scrivendo all’amico Carlo Levi (1902-1975) Saba afferma che lo stile si carica del dolore del vivere. E al giovane poeta Sandro Penna (1906-1977) scrive il 4-1-33: «I poeti sono fatti per essere letti: rimaner vecchie zitelle è – anche per i poeti – il destino peggiore»
(U. Saba, Lettere a Sandro Penna 1929-40, a cura di R. Deidier, Archinto, Milano 1997)

PRELUDIO
OH, RITORNATE A ME VOCI D’UN TEMPO,
CARE VOCI DISCORDI!
CHI SA CHE IN NUOVI DOLCISSIMI ACCORDI
IO NON VI FACCIA RISUONARE ANCORA?
Preludio e fughe (1928-1929)


PAROLE
PAROLE,
DOVE IL CUORE DELL’UOMO SI SPECCHIAVA
NUDO E SORPRESO – ALLE ORIGINI; UN ANGOLO
CERCO NEL MONDO, L’OASI PROPIZIA
A DETERGERE VOI CON IL MIO PIANTO
DALLA MENZOGNA CHE VI ACCECA. INSIEME
DELLE MEMORIE SPAVENTOSE IL CUMULO
SI SCIOGLIEREBBE, COME NEVE AL SOLE.
Parole (1933-1934)

 

 

 

 

 

Saba e la tradizione dei classici

Nonostante Saba ammiri Il poema paradisiaco di Gabriele D’Annunzio - nel 1905 lo aveva incontrato ricevendone l’apprezzamento, ma era stato subito dimenticato - non ne condivide la poetica simbolista e estetizzante. Se nel suo Canzoniere si può ritrovare un’eco del mondo umile e quotidiano di Pascoli, non vi è traccia delle esperienze poetiche di Guido Gozzano e dei crepuscolari. Il concettualismo filosofico di Montale, la sperimentazione metrica e linguistica di Ungaretti e degli ermetici sono
distanti dalla sua personalissima scrittura lirica più volte definita antinovecentesca. Saba si allinea sulla grande tradizione poetica italiana, ma è capace di mescolare ai classici la lettura dei libretti d’opera in cui dichiara di riuscire a ritrovare i «detriti della grande poesia del passato».

VIVEVO ALLORA A FIRENZE, E UNA VOLTA
VENIVO OGNI ANNO ALLA CITÀ NATALE.
PIÙ D’UNO IN SUOI RICORDI ANCOR M’ASCOLTA
DIRE, COL NOME DI MONTEREALE,

I MIEI VERSI AGLI AMICI, O AD UN’ACCOLTA
D’IGNARI DENTRO ASSAI NOBILI SALE.
PLAUSI N’AVEVO, OR N’HO VERGOGNA MOLTA;
CELARLO ALTRUI, QUAND’IO LO SO, NON VALE.

GABRIELE D’ANNUNZIO ALLA VERSIGLIA
VIDI E CONOBBI: ALL’OSPITE FU ASSAI
EGLI CORTESE: ALTRO PER ME NON FECE.

A GIOVANNI PAPINI, ALLA FAMIGLIA
CHE FU POI DELLA <<VOCE>>, IO APPENA O MAI
NON PIACQUI. ERO FRA LOR DI UN’ALTRA SPECE.
Autobiografia

Poesia di D’Annunzio manoscritta da Saba  Umberto Saba  Poesia di D’Annunzio manoscritta da Saba
Poesia di D’Annunzio manoscritta da Saba sulle ultime pagine del quaderno di nozze della moglie Lina. Si tratta del primo dei Sonetti dell’anima, intitolato Ammonimento, e inserito nella raccolta poetica La Chimera (1890)Il testo manoscritto si trova nelle Poesie della adolescenza e giovanili espunte e raccolte nel Canzoniere apocrifo. L’ultima strofa
è una interpolazione di Saba che mescola versi suoi a un verso di Gabriele D’Annunzio tratto da Consolazione (Poema paradisiaco, 1893)