HO DATO POESIA AGLI UOMINI CESARE PAVESE 1908 - 1950 - Il lavoro all'Einaudi

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"HO DATO POESIA AGLI UOMINI" CESARE PAVESE 1908 - 1950

Il lavoro all'Einaudi
Il lavoro all'Einaudi

              

Le edizioni Einaudi nacquero negli anni Trenta a Torino ad opera del giovane Giulio Einaudi, figlio del futuro Presidente della Repubblica Italiana Luigi.
Fin dai suoi esordi la casa editrice puntò i suoi interessi nell’ambito della letteratura, italiana e internazionale, della filosofia, della storiografia, orientandosi verso una corrente di pensiero radicale e progressista, che causò non pochi problemi con la censura del regime fascista. Tra i primi collaboratori, oltre allo stesso Pavese, troviamo giovani intellettuali legati al movimento antifascista Giustizia e Libertà, come Leone Ginzburg, Massimo Mila, Norberto Bobbio, di area piemontese, e i romani Giaime Pintor, Muscetta e Alicata.
Nei primi anni del dopoguerra la casa editrice Einaudi svolse un ruolo determinante nell’ambito della cultura italiana caratterizzandosi grazie all’apertura ai giovani scrittori italiani, alla letteratura internazionale e alle nuove scienze umane.
All’Einaudi lavorarono, accanto a Pavese, scrittori come Italo Calvino e Elio Vittorini: la presenza di tali scrittori come collaboratori permise alla casa editrice di assumere una identità originale e di rappresentare una delle immagini caratterizzanti della cultura italiana del dopoguerra. Tra i nomi di poeti e scrittori pubblicati da Einaudi segnaliamo: Montale (premio Nobel 1975), Saba, Fenoglio, Gadda, Eduardo De Filippo, Morante, Fortini, Sciascia.


Spettabile Editore Einaudi,

accetto le condizioni che mi fate per l’edizione del mio racconto Paesi tuoi. Gradirei che simbolicamente mi fosse versato in anticipo n. 1 pipa, onde fumarmela e preparare in serenità altri e più seducenti racconti.
Dev.mo
Cesare Pavese

Risposta di Pavese alla lettera-contratto dell’editore Einaudi (Torino), 2 maggio 1941

La casa editrice Einaudi, in via Biancamano

La casa editrice Einaudi, in via Biancamano

Caro Giulio,
approfitto che è il giorno di Natale e sono qui solo solo all’ufficio, al tuo tavolo, per rispondere alla tua personale del principio del mese. Mi pare che giochiamo a nasconderci. Io nella mia ti facevo un discorso editoriale, tu mi rispondi con quesiti ad personam. Non c’entro io. Io non mi lamento di stare a Roma, anzi ci sto volentieri. Né mi lamento di non avere una casa. Se mai mi potrà dispiacere di non avere una moglie, ma per casa si sta bene dappertutto [...]
La questione era ed è soltanto editoriale. Intanto vedi continuare il processo di disgregazione. Adesso se ne è andata anche B. Impossibile fermarla. Motivi? Tutti e nessuno. Le sanguina, il cuore, pare, ma se ne è andata lo stesso. E’ il tono sede romana che continuo. E’ il senso di inutile futilità che produce questo lavoro, per giunta in mezzo a continue strettezze e contorcimenti, di cui sa qualcosa soltanto Teresa. [...] Eppure, abolire questa sede non si può – per mille ragioni, non bastasse questi che a Roma io ci sto – o ci posso stare – molto bene. Quello che non si può procrastinare è una discussione a tre, a quattro al massimo, e fare l’esame di coscienza. Secondo me dovrebbe uscirne una limitazione dell’attività giornalistica, la sospensione di parecchie collane, la riduzione di Roma a una semplice stanzetta dove starei magari anch’io con la dattilo e lo spedizioniere.
Se no, no. E’ chiaro?

Buon Natale. Pavese


Ho letto ed ho sentito dire cose entusiastiche sul libro Paesi Tuoi di Pavese. Forse lo leggerò. Leggetelo. Pare che non sia semplicemente un’imitazione di certe mode letterarie americane, ma un’opera originale e profonda sulla vita piemontese, anche se improntata a quei modi espressivi spicci e vigorosi a cui ci hanno ormai abituati Dos Passos e Steinbeck.

Lettera di Vittorio Foa ai genitori, dal carcere di Civitavecchia, 11 agosto 1941

”Vero è che non bastano i suoi libri a restituire una compiuta immagine di lui: perché di lui era fondamentale l’esempio di lavoro, il veder come la cultura del letterato e la sensibilità del poeta si trasformavano in lavoro produttivo, in valori messi a disposizione del prossimo, in organizzazione e commercio d’idee, in pratica e scuola di tutte le tecniche in cui consiste una civiltà culturale moderna”

Testimonianza di Italo Calvino sulla funzione di operatore culturale di Cesare Pavese (dai Saggi)

            

Pavese e la sua pipa

Pavese e la sua pipa

I bombardamenti di Torino

I bombardamenti di Torino si susseguirono dal novembre 1942. Dopo che la sede di via Mario Gioda I (l’attuale via Giolitti) venne colpita dagli spezzoni incendiari (12-13 luglio 1943), gli Uffici Einaudi si trasferirono in corso Galileo Ferraris 77, ma anche la nuova sede fu distrutta nel bombardamento del 7-8 agosto. L’indomani Pavese si ripresenta come ogni mattina tra le macerie dell’ufficio, toglie i calcinacci dalla scrivania e si mette a correggere bozze.

La sede romana della Casa Editrice Einaudi negli anni in cui Pavese vi lavorava

La sede romana della
Casa Editrice Einaudi
negli anni in cui Pavese vi
lavorava

 

Lettera del questore sull’attività di Pavese a Roma
Lettera del questore sull’attività di Pavese a Roma

Copertina della prima edizione di Paesi Tuoi, 1941

Copertina della prima edizione di Paesi Tuoi, 1941

 

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