HO DATO POESIA AGLI UOMINI CESARE PAVESE 1908 - 1950 - Pavese e l'amore

Sommario     Pagina precedente     Pagina successiva     Indice mostre

"HO DATO POESIA AGLI UOMINI" CESARE PAVESE 1908 - 1950

Pavese e l'amore
pavese_e_amore_disegno

 

Certo signorina non potrà non stupirla, per non dir peggio, questa lettera di una persona che lei non conosce affatto.
Vorrei poter farmi perdonare scrivendole che se lei non conosce me io conosco lei, ma non sarebbe sfacciata la pretesa? Pure...
Io la conosco, signorina, la conosco, ripeto, ma così, di sfuggita, l’ho seguita, l’ho osservata a lungo, talvolta, ma senza mai osare avvicinarla. Conosco le sue linee esteriori, qualche istante della sua vita e soprattutto quel po’ di anima che da un viso si puo’ rivelare a un osservatore attento.
Ma è poco, signorina, al confronto dell’immensità di cio’ che vorrei conoscere in lei.
Io non sono che un comunissimo studente di 19 anni e lei è lontana, tanto lontana.

Lettera a Milly – marzo 1927

 E’ tornata la mia ballerina. Per questo ho tardato un po’ a risponderti. Il primo giorno l’ho voluta rivedere, poi mi sono imposto di girare tutta la notte per le strade delle mie colline, tra i boschi. Ho preso un freddo cane. E’ bella, sì, giovane, meravigliosa, tutto quello che si può dire, ma ci sono le poltrone in mezzo tra me e lei e nelle poltrone ci sono sempre seduti molti uomini. Questo piccolo fatto mi ha fatto riflettere e a poco a poco, e ci ho sofferto mica poco, la bella, la divina, la venerea lavoratrice delle gambe mi è svanita dalla mente. [...]
E’ sparita ed era giusto. Che cosa ne avrei fatto tanto? [...]
Se la più bella delle donne che mi passano accanto per la strada volesse me, me me solo, che cosa ne farei tanto? Io non so che cosa sia questa maledizione che ho indosso. Questa domanda che non mi lascia adorare in pace più nulla e nessuno.

Lettera a Mario Sturani, (Reaglie, luglio 1927)

Sulla spiaggia

Sulla spiaggia. Nel gruppo di bagnanti Battistina Pizzardo, con cui Pavese intrecciò una travagliata relazione. Per l'aiuto fornito all'attività clandestina della giovane, impegnata politicamente, Pavese venne inviato al confino

Cesarino: a quei tempi era un bel ragazzo alto, snello, un gran ciuffo sulla fronte bassa, il viso liscio, fresco, di un leggero color bruno soffuso di rosa, i denti perfetti. Mi piacevano i suoi occhi innamorati, le sue poesie, i suoi discorsi tanto intelligenti che diventavo intelligente anch’io, mi piaceva il senso di fraternità che ci veniva dalla stessa origine bottegaio-contadina, da un’infanzia vissuta nei nostri paesi delle Langhe, e per tanti versi simile.

Tina Pizzardo – Senza pensarci due volte

A*, Torino

Cara,
scrivo con la tua stilografica. Nonostante la cattiva esperienza non so resistere alla tentazione di una lettera. Non so se le cartoline che ho spedito al vostro indirizzo vi siano giunte. Quattro tue mi sono arrivate. Approfitto di questo bravo ragazzo per mandarti un ricordo. E’ già usato, ma non ho altro.
Io passo le giornate (gli anni) in quello stato d’attesa che a casa provavo certi pomeriggi dalle due e mezzo alle tre. Sempre, come il primo giorno, mi sveglia al mattino la puntura della solitudine. Descriverti le mie ansie è impossibile. La mia pena non è quella scritta, sei tu; e lo sapeva bene chi ci ha così allontanati. Non scrivo tenerezze; il perché lo sappiamo; ma cerco il mio ultimo ricordo umano, è il 13 maggio.
Ti ringrazio di tutti i pensieri che hai avuto per me. Io per te ne ho uno solo e non cessa mai. Tuo

Lettera a Tina Pizzardo, (Brancaleone) 17 settembre ([1935)

Siete un mucchio di fottuti. Me ne importa tanto a me di Frassinelli, di quel bischero di Franco, e se mangio all’albergo!
Quando la finirete di far finta di non ricevere che chiedo notizie, notizie, notizie, e una cartolina firmata, di *?
E avete ancora il becco di scrivermi se ho bisogno di qualcosa. Da un mese non chiedo altro.
Il confino è niente. Sono i parenti che costringono uno a lasciarci la pelle.
Che vi venga il cancro a tutti.

Lettera alla sorella Maria, (Brancaleone) 12 marzo (1936)

MATTINO
La finestra socchiusa contiene un volto
sopra il campo del mare. I capelli vaghi
accompagnano il tenero ritmo del mare.

Non ci sono ricordi su questo viso.
Solo un ombra fuggevole, come di nube.
L’ombra è umida e dolce come la sabbia
di una cavità intatta, sotto il crepuscolo.
Non ci sono ricordi. Solo un sussurro
che è la voce del mare fatta ricordo.

Nel crepuscolo l’acqua molle dell’alba
che s’imbeve di luce, rischiara il viso.
Ogni giorno è un miracolo senza tempo,
sotto il sole: una luce salsa l’impregna
e un sapore di frutto marino vivo.

Non esiste ricordo su questo viso.
Non esiste parola che lo contenga
o accomuni alle cose passate. Ieri,
dalla breve finestra è svanito come
svanirà tra un istante, senza tristezza
né parole umane, sul campo del mare.

(9-18 agosto 1940)
Poesia dedicata a Fernanda Pivano (come pure Estate e Notturno)


-----------------------------------------------------------

LAST BLUES, TO BE READ SOME DAY

‘T was only a flirt
you sure did know -
some one was hurt
long time ago.

All is the same
time has gone by -
some day you came
some day you’ll die.

Some one has died
long time ago -
some one who tried
but didn’t know.

Verra’ la morte e avra’ i tuoi occhi, 11 aprile 1950

-----------------------------------------------------------

I mattini passano chiari
e deserti. Così i tuoi occhi
s’aprivano un tempo. Il mattino
trascorreva lento, era un gorgo
d’immobile luce. Taceva.
Tu viva tacevi; le cose
vivevano sotto i tuoi occhi
(non pena non febbre non ombra)
come un mare al mattino, chiaro.

Dove sei tu, luce, è il mattino.
Tu eri la vita e le cose.
In te desti respiravamo
sotto il cielo che ancora è in noi.
Non pena non febbre allora,
non quest’ombra greve del giorno
affollato e diverso. O luce,
chiarezza lontana, respiro
affannoso, rivolgi gli occhi
immobili e chiari su noi.
E’ buio il mattino che passa
senza la luce dei tuoi occhi.

Da Verra’ la morte e avra’ i tuoi occhi, 30 marzo 1950

   

Milly, al secolo Carolina Francesca Giuseppina Mignone

Milly, al secolo Carolina
Francesca Giuseppina
Mignone


Fernanda Pivano

Fernanda Pivano


Edgar Lee Master, Antologia di Spoon River, Torino Einaudi, 1943

Edgar Lee Master, Antologia di Spoon River, Torino Einaudi, 1943


Dedica autografa a Cesare Pavese di Fernanda Pivano

Dedica autografa a Cesare Pavese di Fernanda Pivano, traduttrice delle poesie di Lee Master, con i ringraziamenti per l'incoraggiamento fornito

La ringrazio dei programmi. La telefonata di ieri mi ha aiutato a tornare alla poesia. Le offro i versi con lo stesso cuore con cui in agosto Le ho offerto i primi.

Lettera a Fernanda Pivano, 19 ottobre 1940


L’attrice americana Constance Dowling (Connie)

L’attrice americana Constance Dowling (Connie)


Pavese a Cervinia nel 1950 con Connie

Pavese a Cervinia nel 1950 con Connie

 

Pavese e l'amore