

Italo Svevo nell'infanzia. Trieste, Museo Sveviano. 


Elio Shmitz, il fratello minore, che morirà nel 1886 (ca. 1880). Trieste, Museo Sveviano  PAOLINA SCHMITZ FINZI, Francesco Schmitz padre di Italo Svevo, olio su tela. Collezione privata 
PAOLINA SCHMITZ FINZI, Allegra Moravia madre di Italo Svevo, Olio su tela. Trieste, Collezione privata
 Italo Svevo, Livia Veneziani Svevo. Letizia Svevo (ca. 1912). Trieste, Museo Sveviano. 
Italo Svevo all’epoca del suo fidanzamento con Livia Veneziani (1896) Trieste, Museo sveviano. 
Diario dei ricordi di Elio Schmitz, fratello di Ettore. Dedica di Ettore al fratello. Trieste, Museo Sveviano. 

Italo Svevo con la moglie, la figlia e la nipote Olga nel giardino di Villa Veneziani (ca. 1914). Trieste, Museo Sveviano | | 1861 Il 19 dicembre nasce a Trieste Ettore Schmitz. Adotterà lo pseudonimo letterario di Italo Svevo, alludendo così all'ambigua nazionalità che gli deriva dalla nascita in terra di confine. Il padre, Francesco, ebreo di origine ungherese, è un agiato commerciante di vetrami; la madre, Allegra Moravia, è un'ebrea di origine friulana. 1867 Sesto di otto tra fratelli e sorelle, comincia a frequentare la scuola israelitica di Trieste. 1874 Insieme con i fratelli Adolfo e Elio, entra nel collegio bavarese di Segnitz-am-Mein. Avviene qui la sua prima formazione letteraria attraverso la lettura di Shakespeare, dei romantici tedeschi e dei narratori russi contemporanei. 1878 Ritornato a Trieste, continua gli studi presso l'Istituto superiore per il commercio "Pasquale Revoltella", ma senza tralasciare gli interessi letterari, rivolti soprattutto al teatro e alla narrativa. 1880 La crisi finanziaria in cui versa l'attività del padre lo costringe ad abbandonare gli studi per un impiego presso la filiale triestina della Banca Union di Vienna. Il 2 dicembre, a firma Ettore Samigli, esce sul quotidiano di Trieste "L'indipendente" il suo primo articolo. L'argomento è shakespeariano e riguarda Shylok, l'usuraio ebreo del “Mercante di Venezia”. 1883 Comincia a collaborare con regolarità a "l'Indipendente", che accoglie per più di un lustro i suoi scritti critici su narrativa e teatro; né mancano interventi intorno a questioni di poetica e di teoria letteraria. 1886 Muore il fratello Elio, musicista di talento, che lascia un diario in gran parte dedicato alle attitudini letterarie di Ettore. 1887 Inizia il primo romanzo, Un inetto, che assumerà poi il titolo di Una vita. 1888 Consolida l'amicizia con il pittore Umberto Veruda, affascinante personalità di anticonformista. Pubblica ne "l'Indipendente" il racconto Una lotta. 1890 Nelle appendici de "l'Indipendente" esce a puntate il lungo racconto L'assassinio di via Belpoggio. 1892 A spese dell'autore, che si firma Italo Svevo, l'editore triestino Vram pubblica Una vita (con la data 1893), romanzo in parte autobiografico, segnalato dalla stampa locale ma negletto in Italia. Muore Francesco Schmitz. Svevo intreccia una relazione con Giuseppina Zergol, che presterà alcuni tratti al personaggio di Angiolina in Senilità. 1895 Muore Allegra Moravia. Svevo si fidanza con Livia Veneziani, una seconda cugina i cui genitori sono titolari di una prospera ditta di vernici navali. Secondo l'uso del tempo, l'innamorato redige per la fidanzata un Diario dove cominciano a emergere le nevrosi che ricompariranno nella sua narrativa. 1896 Sposa Livia civilmente andando a vivere nella villa dei suoceri. 1897 Dopo aver abiurato la religione ebraica, celebra il matrimonio con rito cattolico. Nasce la figlia Letizia. Pubblica su "Critica sociale", rivista dei socialisti riformisti italiani, La tribù, apologo socio-politico. 1898 Avviato già da qualche anno, porta a termine Senilità, che esce a puntate su "l'Indipendente" e, subito dopo, sempre a spese dell'autore, presso Vram. Il secondo romanzo passa anche più inosservato del primo. 1899 Deluso per l'insuccesso di Senilità, assume responsabilità imprenditoriali nella ditta dei suoceri. Soggiornerà così di frequente a Murano e in Inghilterra, dove si dirama l'attività dei Veneziani. 1902 Benché gravoso, il nuovo lavoro non lo distoglie del tutto dalla letteratura. Appunti diaristici, abbozzi narrativi e opere teatrali sono in questi anni frutto di una vocazione irrinunciabile. 1904 Muore Umberto Veruda. 1907 Per migliorare la conoscenza della lingua inglese, necessaria ai continui soggiorni nel Regno Unito, si rivolge a un giovane scrittore irlandese, James Joyce, stabilitosi a Trieste. Ne nasce un'amicizia profonda e duratura. 1908 Grazie all'amicizia con Eugenio Tanzi, psichiatra triestino che insegna nell'università di Firenze, conosce i più aggiornati studi di psichiatria e psicologia. L'interesse è personale e insieme familiare: il cognato Bruno Veneziani, affetto da una grave forma di nevrosi, si rivolge direttamente a Freud (che non ne assume la cura) e quindi al freudiano Weiss, che esercita a Trieste. 1914 Joyce pubblica i Dubliners, che Svevo ha in parte già letto e apprezzato. L'irredentismo triestino, acuitosi con lo scoppio della guerra, non conta tra le sue file lo scrittore, fondamentalmente pacifista. 1919 Dopo l'annessione di Trieste all'Italia (1918) e mentre lo squadrismo fascista provoca forti tensioni nella città, pubblica su "la Nazione", nuovo quotidiano triestino, una serie di articoli su Londra dopo la guerra, in cui analizza i problemi della società contemporanea. Raccogliendo gli stimoli offerti da letture e avvenimenti degli ultimi anni, dà mano a La coscienza di Zeno. 1923 Ancora una volta a spese dell'autore, esce La coscienza di Zeno presso l'editore Cappelli di Bologna. Anche il capolavoro del narratore passa quasi inosservato. 1925 Joyce segnala il romanzo di Svevo agli amici Valéry Larbaud e Benjamin Crémieux, italianisti francesi che già hanno lanciato e tradotto Pirandello. 1926 La rivista parigina "Le Navire d'argent" di Larbaud e Crémieux dedica un numero speciale all'opera di Svevo. Anche gli ambienti letterari italiani vengono sollecitati e il triestino Roberto Bazlen fa conoscere Svevo al giovane Montale, che nella rivista "L'esame" pubblica un lungo articolo sul narratore misconosciuto. 1927 Ormai celebre, Svevo tiene a Milano una conferenza su Joyce. Continua a scrivere il racconto Corto viaggio sentimentale (incompiuto) e abbozza un quarto romanzo sulla vecchiaia di Zeno. 1928 La coscienza di Zeno viene tradotto in francese, mentre esce di nuovo Senilità, dopo un'attenta revisione del testo. Svevo muore il 23 settembre, per i postumi di un incidente automobilistico. |