ITALIANI A TAVOLA |
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Non meno interessante è l’osservazione delle immagini che le donne hanno lasciato di sé, fotografate a tavola: nella seconda metà dell’Ottocento e fino alla Prima guerra mondiale quasi austere, dignitose, come attente a non entrare da protagoniste ma da comprimarie nell’inquadratura fotografica, poi più vicine agli uomini. Negli anni ’30 e ’40 esse sono l’elemento estetico della ripresa fotografica di pranzi e banchetti, sorridenti, pur sempre composte, ma sempre più al centro, quasi accolte, anche se più per cavalleria che per riconosciuta parità sociale.
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| A 286 Con attenzione e compostezza una bambina spalma il burro sulla fetta di pane durante la sua prima colazione. Non dimenticherà mai che iniziare la giornata, soprattutto di festa, con un’appetitosa prima colazione rappresenta un momento di gioia. Sul retro, a penna: Gentilissimi Signori Baldassarri, Roma, Via Giacomo Boni, 4. Grazie degli auguri e tanti bacetti affettuosi. Maria Luisa. Cortina 18-8-952. Timbro postale: Belluno. Senza indicazione d’autore, positivo al bromuro d’argento su carte Agfa ad uso cartolina postale viaggiata, 80 x 131. Agosto 1952 | |
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![]() | A 289 Sir Winston Churchill con in mano il suo immancabile sigaro siede al tavolino di un albergo durante una vacanza in Italia negli anni del dopoguerra. Senza indicazione d’autore, positivo al bromuro d’argento in parte abraso nell’angolo anteriore sinistro, 170 x 175. Anni ’50 del XX secolo | ||
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A 308 | ![]() |
Non solo gli uomini provvedono ad aprire le bottiglie ma anche una giovane donna. È questo un gesto che la madre della stessa non avrebbe mai potuto fare in pubblico. | |
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![]() | A 311 Al tavolo di un modesto ristorante cinque giovani donne siedono tenendo indosso il soprabito e senza sciogliere il fazzoletto che protegge la testa dal freddo. Siamo forse in una stazione ferroviaria? Il cameriere infatti non sembra avvertire il freddo e le donne sono in transito e sorridono al fotografo come se il loro viaggio sia di piacere (lo sarà?). Una di loro ha sistemato una tazza sul piede del bicchiere rovesciato, alludendo così a una situazione anomala, a un equilibrio precario, a un annullamento della disposizione naturale e convenzionale degli oggetti, che li lega alla loro stessa funzione. |
| Queste giovani donne testimoniano che il nuovo loro spazio lavorativo in quello che era il mondo solamente maschile, le porta ora a viaggiare, a uscire di casa, a non smettere nemmeno il pastrano nel sedersi a un tavolo. La via della parità si presenta subito dura e il cameriere sembra sorridere alla parte di testimone di tutto ciò, che la sorte gli assegna. Senza indicazione d’autore, positivo al bromuro d’argento su carta Ferrania, 85 x 135. Sul retro stampa ad uso cartolina postale. Anni ’50 del sec. XX | |
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A 318 A 333
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A 320 Pranzo ufficiale con alte gerarchie dello Stato e religiose nel salone di un grande albergo, isolato grazie ad alcuni paraventi sistemati negli intercolumni. Il primo personaggio sulla destra è l’allora giovane Giulio Andreotti, oggi Senatore a vita. In queste occasioni la tavola e i suoi piaceri vengono annullati dal significato e dallo scopo della riunione, gli stessi commensali non siedono insieme in rappresentanza di se stessi ma del proprio ruolo istituzionale. Il loro conversare è indirizzato ad argomenti non coinvolgenti sul piano personale o strettamente relativi all’agenda della riunione. Il commento ai cibi non prevede critiche ma solo complimenti e la moderazione nel mangiare e nel bere è una regola che non ammette contraddizioni.
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A 336 | ![]() |













