Dalla Sicilia all'Europa: l'Italia di Brancati |
|
Vitaliano Brancati
Talento precoce, Vitaliano Brancati (1907-1954) è scrittore e intellettuale di spicco già negli anni Trenta, quando esordisce, segnalandosi come drammaturgo, nell’Italia fascista che dalla nativa Sicilia gli sembra incarnare una nuova grandezza mediterranea. Ma proprio all’interno del favore che il regime gli accorda, promuovendo la sua opera ancora acerba e facendogli spazio nel giornalismo fiancheggiatore, maturano le sue obiezioni nutrite di letture appassionate: i classici della nostra tradizione accanto ai pensatori dell’Illuminismo francese e alla narrativa europea dell’Otto e del Novecento. E’ pertanto quasi una conversione il passaggio dal registro epico a quello satirico, in cui darà i frutti migliori. Racconti, romanzi, drammi e commedie per il teatro, soggetti e sceneggiature per il cinema, insieme con gli spregiudicati articoli giornalistici, cominciano ben presto a denunciare conformismo e incongruenze della società italiana avviata verso un’ardua modernizzazione. Nelle mire sono in particolare gli strati borghesi e piccolo-borghesi nei quali egli sa additare in modo impareggiabile, con amaro e coraggioso disinganno, i vizi atavici: il fatalismo rinunciatario, l’anarchia individualistica, «mammismo» e «gallismo» irriducibili, che il fascismo fomenta invece di debellare. La sua opposizione di «fronda» si fa così via via sempre più accentuata scontrandosi con la censura dalle cui strette maglie egli non sempre riesce a sgusciare. E sarà il cruccio degli anni maturi, nell’Italia repubblicana del dopoguerra, quando di nuovo si vorrebbe zittire Brancati, che resta il fustigatore del nostro malcostume, con la denuncia del conformismo, questa volta, antifascista. |
![]() |



