GUIDO GOZZANO, Colloqui con la poesia - La morte

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 GUIDO GOZZANO, Colloqui con la poesia

La morte

 

Fotografia realizzata nello studio del pittore C.B. Ronzini in un periodo compreso fra il 1910 e il 1912

Fotografia realizzata   nello studio del pittore C.B. Ronzini in un periodo compreso fra il 1910 e il 1912.

    

'La guerra', 'Numero', 20 settembre 1914

"La guerra”, “Numero”, 20 settembre 1914.


Lapide sulla casa di via Cibrario 65

Lapide sulla casa di via Cibrario 65.

 

Io lo ricordo sempre, sempre con quel sorriso così buono, quel sorriso era proprio quello della nostra giovinezza, ma poi con gli anniquel sorriso diventò così mesto, così lontano, che mi rattristava e mi rattrista ancora.
(da una testimonianza di Carola Prosperi)

Il 16 luglio del 1916, durante uno dei suoi soggiorni marini a Sturla (Genova), è colpito da un attacco violento di emottisi; ricoverato all’ospedale protestante di Genova, il 21 rientra a Torino, nella casa di via Cibrario 65, in compagnia della sorella. Mario Dogliotti, l’amico della giovinezza divenuto benedettino a Subiaco col nome di Padre Silvestro, lo assiste spiritualmente; ad Amalia Guglielminetti è impedito di visitarlo. Muore mercoledì 9 agosto, al tramonto, mentre la città festeggia la presa di Gorizia.

 

Dopo la cerimonia funebre, presso la chiesa di Sant’Alfonso, viene trasferito e sepolto ad Agliè. Fra gli altri, lo commemorano per iscritto Enrico Thovez, Ada Negri, Carlo Chiaves, Marino Moretti ed anche, a quel che pare, Antonio Gramsci, sull’“Avanti!” dell’11 settembre (manca la firma). Qui si legge che Gozzano era stato “il primo poeta italiano che sedendosi a tavolino non imboccasse gli oricalchi dei furori eroici e  dimenticasse la storia”.   

Nessuna sorte è triste     
in questi giorni rossi di battaglia:
fuorché la sorte di colui che assiste...
(da La bella preda, vv. 54-56)

In quell’agosto il caldo era atroce; di continuo, intorno al volto emaciato del morente, qualcuno agitava un ventaglio; al minimo fruscio egli trasaliva dolorosamente, coi nervi straziati.
Ma diceva: - Son ben fortunato io. Muoio nel mio letto, mentre tanti giovani muoiono in trincea, lontani dalla casa e dalla mamma.
(da Ricordo di Guido Gozzano di Carola Prosperi)