GUIDO GOZZANO, Colloqui con la poesia - La cultura torinese

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 GUIDO GOZZANO, Colloqui con la poesia

La cultura torinese

 

Ritratto di Cesare Lombroso

Ritratto di Cesare Lombroso.


Studio di Cesare Lombroso

Studio di Cesare Lambroso.

  

Seduta di Facoltà

 Seduta di Facoltà

  

D’estate in un sentiero di campagna,
v’occorse certo d’incontrare un bruco
enorme e glabro, verde e giallo, ornato
di sette zone oblique turchine.
Il bruco errava in cerca della terra
Dove affondare e trasmutarsi in ninfa;
e dalla gaia larva, a smalti chiari,
nasceva  nell’autunno la più tetra
delle farfalle: l’Acherontia Atropos.
[da Della testa di morto (Acherontia atropos)
in Le farfalle (Epistole entomologiche, 1908-1911), IV]

Nella seconda metà dell’Ottocento la cultura torinese cerca  una via di contatto tra arte, scienza e tecnologia, come risulta evidente dall’assetto della ricerca, dall’attività delle case editrici, dai momenti chiave delle Esposizioni. Lo stesso Guido Gozzano, appassionandosi alle farfalle di cui scrive da grande poeta e da preciso entomologo,  è la riprova di un singolare incontro tra scienza e letteratura. Il tentativo di spiegare l’arte in termini scientifici risale agli studi dell’antropologo e criminologo Cesare Lombroso (1835-1909), che scrive sulla “Rivista di Filosofia scientifica” (1881-91), edita da Löscher, insieme al maestro elettivo di Guido Gozzano e dei suoi amici letterati,  Arturo Graf. La dimensione morale caratterizza , infatti, la vita culturale cittadina, refrattaria  alle mode del momento e sempre in cerca di una sua via sospesa tra tradizione e innovazione, proprio come la poesia di Gozzano, di cui si spiega in tal senso la sconsacrante ironia.

 

“Io non penso, da vario tempo, ai miei sogni letterari, alterno lo studio alle cure entomologiche: allevo una straordinaria colonia di bruchi. Voglio ritrarne alcune osservazioni e molte belle fotografie a commento di un libro di storia naturale che sogno da tempo: Le farfalle.”
(lettera ad Amalia Guglielminetti del 3 settembre 1908) 

In una lettera al direttore de “Il momento”, del 22 ottobre 1910, Gozzano commenta però gli eccessi dello scientismo positivista: “Lastessa fase di positivismo che attraversammo, ci insegna che il positivismo fu un’illusione, che vane furono le apologie della materia e della ‘matta bestialità’. Lo stesso Nietzsche, lo stesso Schopenhauer – cito due fra i più gloriosi banditori della materia e dell’istinto – non s’avvidero che, negandolo, esaltavano lo spirito. (...) Vane parole - oggi - il darwinismo, il materialismo, il positivismo.”