

Lo spettacolo cinematografico di oggi 1914. Pubblicità del Cinema Ambrosio e del Cinema Alpi. | | “Il cinematografo ha bisogno dell’arte: non si nutre che di quella. E dal suo covo nordico si diresse fatalmente verso la terra dell’arte. In nessuna parte del mondo si sviluppò come in Italia. (...) Nella concorrenza che la film fa al teatro non soffrono che gli elementi drammatici scadenti; i valori autentici non crollano: restano soli senza colleghi mediocri; ed è meglio. (...) la pellicola figurata condensa in minimo spazio, in minimo tempo, con minima spesa e senza nessuno sforzo psicologico ed intellettuale, un diletto visivo, il quale – per quanto nulla abbia a che fare con l’arte – è sempre superiore alla bettola e al caffè-chantant.” [da Il nastro di celluloide e i serpi di Laocoonte (1916)] A Torino vengono prodotti i primi film italiani, anzi le film (la parola era considerata di genere femminile), destinati a un successo nazionale e internazionale, come il famoso Cabiria (1914), di Giovanni Pastrone (1882-1959), in cui impegna il suo nome Gabriele D'Annunzio fornendo le didascalie. Molti scrittori si lasciano coinvolgere con interesse e qualche sospetto, come Luigi Pirandello, che nel 1915 scrive anche un romanzo sul tema del cinema, intitolato Si gira (divenuto poi Quaderni di Serafino Gubbio operatore). Guido Gozzano, amico di Nino Oxilia, poeta, commediografo, regista, e cugino di Roberto Omegna, regista anche lui e gestore di sale, frequenta le case di produzione e i set cinematografici elaborando soggetti esceneggiature, realizzando con Oxilia il documentario La vita delle farfalle (1911). Nel saggio, Il nastro di celluloide e i serpi di Laocoonte, e nei due racconti del 1915, Il riflesso delle cesoie e Pamela-film, il poeta considera la nuova arte un’invenzione importante, per la piacevolezza e le potenzialità divulgative, ma ne condanna l’ambiente, la banalità, la volgarità e la mercificazione, alle quali sottostanno gli scrittori attratti dal facile guadagno. 
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